
Lo striscione disteso nel parco
A otto anni dall’omicidio di Pamela Mastropietro, un gruppo di ragazzi insieme alla mamma della 18enne, Alessandra Verni, si è ritrovato e ha steso uno striscione, nel piccolo parco che si trova ai piedi del palazzo di via Spalato dove la ragazza venne uccisa all’interno dell’appartamento del nigeriano Innocent Oseghale.
Spiegano che «Il gesto simbolico della notte scorsa vuole essere una scossa per la comunità. Come ricordato dal prefetto Giovanni Signer, la sicurezza non si ottiene solo con uno “stato di polizia”, ma alimentando la coscienza dei singoli».
Il gruppo in una nota dice: «Siamo qui per lanciare un segnale e un invito alle istituzioni». Sono inoltre critici verso la cerimonia che viene organizzata ogni anno ai Giardini Diaz nel giorno, 30 gennaio, in cui la 18enne è stata uccisa e a cui quest’anno ha partecipato anche Alessandra Verni. «Organizzare un ricordo alle 11,30 di un giorno lavorativo – dice il gruppo in una nota -, senza preavviso alla cittadinanza, significa voler mantenere una facciata pulita senza alimentare un vero ricordo collettivo» dice il gruppo in una nota. Poi sul palazzo dove Pamela venne uccisa dicono: «tapparelle che si abbassano e sguardi che si voltano. Ci è stato detto che la gente vuole voltare pagina, che parlarne svaluta il valore degli immobili. Assecondare questo silenzio omertoso spostando le celebrazioni altrove è un errore profondo».

L’iniziativa ai Giardini Diaz
Sempre secondo il gruppo: «mentre molte realtà scendono in piazza per denunciare i femminicidi che avvengono a chilometri di distanza, il caso di cronaca più atroce della storia recente di Macerata sembra essere caduto in un oblio selettivo. Un silenzio inquietante che abbiamo deciso di rompere ancora una volta, esponendo il nostro striscione in quel maledetto posto».
Nello striscione è scritto: “Pamela Macerata non dimentica”. E il gruppo conclude: «Non possiamo permettere che la città continui a girarsi dall’altra parte. Per onorare davvero Pamela serve il coraggio della memoria, non la comodità del silenzio».
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Un abbraccio alla mamma Alessandra !!!