«Lavori allo stadio Helvia Recina,
grande solerzia per il calcio
ma non per l’atletica»

MACERATA - La storica figura dell'atletica cittadina, Fabrizio Giorgi: «Pedana per i lanci ancora non ultimata, così come il pistino dell'antistadio. Gravi disagi e la data di termine prevista del 31 marzo non è così lontana»

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La parte del campo dove dovrebbero sorgere le pedane

Una lettera aperta, che non usa mezzi termini, indirizzata al sindaco di Macerata Sandro Parcaroli. A scriverla è Fabrizio Giorgi, storico rappresentante dell’atletica maceratese, che interviene sul tema della riqualificazione dello stadio Helvia Recina, ponendo l’accento su una disparità di trattamento che, a suo avviso, penalizza l’atletica leggera. Il punto di partenza è chiaro: «Per permettere alla squadra di calcio di tornare a giocare si è proceduto con grande rapidità, mentre per l’atletica, che vive di pista e pedane, non si è registrata la stessa attenzione». Una constatazione che apre una lunga serie di domande rivolte direttamente al primo cittadino.

Giorgi ricorda come, dalla fine di febbraio 2025 fino a metà ottobre, gli atleti dell’atletica leggera si siano trovati senza pista e senza pedane, una situazione che ha generato «preoccupazione e rabbia, perché ancora oggi molti lavori risultano incompleti». Da qui la prima domanda al sindaco: «Come mai non c’è stata la stessa solerzia riservata al campo da calcio, quando si è lasciato passare oltre un mese dalla gettata della pista prima di tracciare le strisce, impedendo di fatto l’accesso agli atleti?». Altro tema centrale è quello delle pedane per i lanci, ancora non disponibili a causa dei ritardi nella sistemazione dell’antistadio. Una criticità aggravata, sottolinea Giorgi, dal fatto che «né a Montecassiano né a Tolentino è possibile lanciare. E neanche la presenza di una maceratese campionessa italiana e primatista regionale ha fatto da pungolo per sistemarle». Nel mirino anche l’abbattimento dei 17 pini della curva. «Era “indispensabile” per avere gratis la terra necessaria per sistemare la parte dell’antistadio riservata alla Maceratese, mentre per gli “altri” non c’è alcuna fretta. Non parliamo poi del pistino coperto, se mai lo si farà, intanto c’è chi ci passa sopra con i tacchetti e le scarpe infangate».

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La terra sul pistino

La lettera entra poi nel merito dei nuovi spogliatoi, nati – secondo Giorgi – con «il pretesto dell’abbattimento delle barriere architettoniche. Curioso che non sia stata prevista l’entrata da entrambe le parti in questo nuovo manufatto e poi, una volta terminato, venga dato in uso esclusivo al solo calcio, senza venire incontro ad eventuali atleti che abbiano difficoltà nella deambulazione».

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Gli spogliatoi

Critiche anche sui ledwall «per uno stadio “sempre più moderno” – dice Giorgi – questi pannelli presenti in molti degli stadi delle serie professionistiche sono sempre allocati in modo da permettere agli spettatori di vedere l’intero campo di calcio e, per chi pratica l’atletica, di vedere la pista di atletica.

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I leadwall

Per chiudere, potrebbe spiegare – dice sempre rivolgendosi a Parcaroli – come mai l’appalto della ristrutturazione dell’Helvia Recina, che è stato vinto con un ribasso del 5% sulla base d’asta di partenza abbia poi, per l’esecuzione di una variante, ottenuto un incremento del 5,8%, creando così, per magia, una spesa addirittura dello 0.8% superiore alla base di partenza dell’asta, considerando che gli imprevisti problemi giustificanti tale scelta sono problemi storici che investono da decenni lo stadio (muro che cede, acqua che cade negli spogliatoi, pista che cede nella curva)?».

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Le infiltrazioni sulla gradinata

Giorgi, che frequenta l’Helvia Recina dal 1975, continua ricordando al sindaco che «il termine per la fine dei lavori è il 31 marzo 2026, una data non poi così lontana» e sottolinea la situazione attuale delle gradinate: «Mi dica se non riprenderanno molto presto i “gocciolamenti” nei vecchi spogliatoi dopo una buona pioggia». La chiusura è un invito al confronto: l’idea di un’assemblea pubblica, aperta a tutte le realtà sportive e ai cittadini, per discutere scelte, priorità e futuro dell’impianto. Con un ultimo post scriptum che allarga lo sguardo anche alle ricadute ambientali del manto in erba sintetica: «Dove pensa, signor sindaco, che vadano le micropolveri della plastica dell’erba finta che si scompongono ogni giorno venendo sottoposta al caldo ed al freddo. Anche il conto di questa scelta prima o poi arriverà».

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Il manto erboso



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