
La benedizione degli animali in piazza
Un rito che si ripete anno dopo anno quello della benedizione degli animali in occasione della festa di Sant’Antonio.

Anche quest’anno tanti proprietari di animali, in larghissima parte cani, non si sono voluti perdere l’appuntamento, che ha visto la celebrazione della messa nella chiesa di San Pietro e poi la benedizione vera e propria, a cura del parroco don Mario Colabianchi, in una piazza XX Settembre divisa a metà tra animalisti e avventori delle classiche bancarelle domenicali.

Non sono voluti mancare il sindaco Fabrizio Ciarapica e la neo assessora al turismo Mara Orazi. La giornata di è chiusa con la distribuzione delle panette benedette, con la raccolta delle offerte destinare alla Caritas cittadina.
(Foto Federico De Marco)





La folla in piazza XX Settembre



Bella festa
Oscar c'era
Bella festa..molto SENTITA dalla cittadinanza
Siamo in copertina con il piccolo Harry foto bellissima grazie
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La benedizione degli animali (ricordo che da ragazzo arrivavano con cavalli, muli, mucche, tori, asini, pochi cani e niente gatti) non è una cosa di folklore, ma una autentico riconoscimento alla parte spirituale degli animali, che hanno un’anima come gli umani. Solo che gli umani, per la loro evoluzione dal regno animale, hanno ottenuto uno spirito individuale, mentre gli animali sono ancora legati allo spirito-gruppo, ossia ad uno spirito della specie (canina, felina, eccetera), come le piante, per il loro ruolo di partecipazione alla sopravvivenza in questo pianeta, e perfino i minerali, nel loro ruolo. Tutto il creato è in evoluzione spirituale. Per cui, quando gli umani raggiungeranno il grado di Adepti, se ce la faranno, gli attuali animali più evoluti raggiungeranno il grado di Umani e con l’anima individuale. Trattare bene gli animali, rispettandoli e aiutandoli e riconoscendo le loro esigenze mediante solidarietà ed amore, significa aiutare ad evolverli verso il regno umano. Come sta avvenendo (e viene portato come esempio dagli esoteristi) con quel cane che si sacrifica, morendo, per salvare il padrone, nella vita successiva rinascerà nel genere umano come umano e con spirito individuale, iniziando, però, come “selvaggio”, ossia con uno spirito feroce, individualista nel senso tribale, dove la vendetta e la sopraffazione sono la sua costate mentale. Se ti guardi in giro, troverai la conferma a ciò che scrivo. E non c’è bisogno di essersi recentemente incarnati da animale ad umano.