
Il Natale dello scorso anno
Il Comune di Corridonia presenta il calendario completo degli eventi per le festività natalizie: “Natale a Corridonia – Vivi la magia della festa”. Un programma denso e variegato, che si estende dal 6 dicembre fino al 18 gennaio, studiato per coinvolgere l’intera comunità e attrarre visitatori, offrendo momenti di gioia, cultura e divertimento.
Gli eventi coinvolgeranno tutta la città e le frazioni e, come ormai abitudine da tre anni a questa parte, ogni frazione avrà il suo Albero di Natale che verrà acceso dai bambini del territorio. L’amministrazione comunale ha voluto proporre un cartellone con appuntamenti che spaziano dal teatro alla musica, dalla tradizione all’animazione per i più piccoli. Il progetto del Natale è risultato vincitore del bando Turismo esperienziale della Regione classificandosi al sesto posto tra le oltre 200 domande pervenute.
Il programma si apre con un weekend inaugurale di grande impatto: Sabato 6 dicembre la cerimonia di consegna della Costituzione italiana ai 18enni della città (ore 17, Teatro Velluti), seguita dall’accensione dell’Albero di Natale a Colbuccaro a cura dei ragazzi della parrocchia (ore 17.30, Chiesa dei Ss. Lorenzo e Ilario di Colbuccaro). Domenica 7 Dicembre spazio al teatro per famiglie con lo spettacolo “La bella addormentata” (ore 17, cineteatro Lanzi), prima dell’accensione dell’albero di Natale a San Claudio (ore 18.30). Il periodo centrale delle feste è caratterizzato da momenti di forte coesione. Lunedì 8 dicembre l’evento clou in piazza del Popolo e piazza Corridoni alle 16, con i Canti di Natale a cura delle scuole, l’accensione dell’Albero di Natale e il Bosco incantato, l’apertura della seconda Rassegna dei presepi, che andrà avanti fino al 6 gennaio.
Nell’anno di San Francesco d’Assisi l’amministrazione ha riservato un’attenzione particolare al tema del presepe con ben tre iniziative sul tema: Presepe vivente medievale, Presepe vivente a Colbuccaro e, appunto, con la seconda edizione della rassegna. Non mancano gli appuntamenti musicali e culturali: sabato 20 dicembre lo spettacolo “Trame sonore” con Marta Porrà (ore 20, piazza del Popolo). Sabato 27 dicembre il Concerto di Natale nella parrocchia dei Ss. Pietro Paolo e Donato, con la Schola Cantorum Sancta Caecilia (ore 21.15). Sabato 13 dicembre si terrà invece la proiezione del film “Uomini di Dio – Des Hommes et des Dieux” (ore 21.15, cineteatro Lanzi), a cura dell’associazione L’Olmo.
Il calendario offre anche diversi spettacoli teatrali e d’animazione per i bambini. Sabato 13 dicembre, dopo l’accensione dell’Albero di Natale alla chiesa della Natività di Maria di Colbuccaro (ore 16.30) ecco il laboratorio per bambini a Palazzo Persichetti (ore 17). Domenica 14 dicembre lo spettacolo “Che botta, Babbo Natale” a cura dell’associazione Equilibri (ore 17.30, cineteatro Lanzi). Venerdì 19 dicembre ancora un momento pensato per i più piccoli con “Meraviglie sotto il vischio” (ore 15.30, Cag Pippo per gli Amici). Martedì 6 gennaio è la volta di “Pollicino Doré” (ore 17, cineteatro Lanzi). Menzione particolare merita l’evento “Notte di Vita Xmas Edition” che si svolge domenica 14 dicembre dalle 16 lungo le vie della città. Un appuntamento che ha l’obiettivo di incentivare l’acquisto locale nei negozi della città, il tutto in un’atmosfera di festa. Nel pomeriggio del 14, quindi, negozi aperti, spettacoli, cibo e laboratori per bambini.
Il nuovo anno si apre giovedì 1 gennaio alle 17,30 l’atteso concerto di Capodanno “Ricki Portera… Maestro Ennio Morricone” al teatro Velluti, con ingresso gratuito. Il gran finale è dedicato alla tradizione: Domenica 4 gennaio con “In Dulci Jubilo”, Presepe vivente al Rione Cerqueto a cura dell’associazione La Margutta (ore 16). Martedì 6 gennaio si svolgono invece le premiazioni della seconda Rassegna Presepi (ore 18.00, Sala Consiliare). Un’ulteriore nota di interesse è il Festival organistico Città di Corridonia che si terrà nella chiesa dei Ss. Pietro Paolo e Donato il 3 e 10 gennaio alle 21,30 e il 18 gennaio alle 17.

Giuliana Giampaoli, sindaca di Corridonia
«Questa edizione 2025 di “Natale a Corridonia” – commenta la sindaca di Corridonia, Giuliana Giampaoli – vedrà conferme e novità, per grandi e piccini, con un occhio alla tradizione ma anche nel segno dell’innovazione. Centrale per l’amministrazione la collaborazione con le associazioni del territorio, i comitati e i commercianti, grazie ai quali abbiamo potuto proporre un’offerta variopinta e diversificata, che va da una selezione accurata e allettante di spettacoli per bambini che sono poi i veri protagonisti di ogni festività natalizia, al prestigioso concerto di Capodanno con ospiti d’eccezione, al tradizionale amatissimo Presepe vivente nello storico quartiere di Cerqueto. Si aggiunge quest’anno una assoluta novità, pensata e condivisa con i commercianti e le associazioni della città: una passeggiata all’aria aperta come si dovrebbe fare nei giorni di festa, per incontrarsi, gustare qualche prelibatezza, farsi gli auguri e approfittare per gli acquisti di Natale in un clima di festa».
Soddisfazione anche da parte di Gemma Acciarresi, assessora alle Politiche per le attività commerciali e alle manifestazioni ricreative del Comune di Corridonia. «Siamo felici di presentare il calendario degli eventi natalizi che animeranno la nostra città. Un Natale pensato per tutte le età, dai più piccoli alle famiglie, dai giovani ai nostri anziani. Vi aspettiamo nelle piazze, nelle vie e nelle frazioni per scoprire e vivere ogni appuntamento. Ringrazio tutti colori che hanno contribuito alla realizzazione di questo ricco programma e rivolgo un invito sincero a partecipare numerosi. La magia delle feste è più bella quando la si vive insieme».
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Se vivrò, lo vedrò.
È comparsa ai giardini la scritta XMAS, che vuol dire NATALE. La “X” rappresenta l’iniziale in greco di Cristo, “MAS” vuol dire Messa e insieme significano NATALE.
C’è però un particolare: XMAS è la sigla della DECIMA MAS del periodo fascista e nazista, di cui parla anche il generale Vannacci.
Secondo me si corre il rischio che parecchi Cittadini non siano d’accordo anche con questa scelta della amministrazione comunale.
Già in un altro paese italiano è stata installata e subito rimossa una scritta uguale per i motivi di cui sopra.
Questo è il nostro vizio di prendere a prestito i termini stranieri e soprattutto inglesi. La Lingua Italiana è piena di anglicismi, troppi.
Non sarebbe stato meglio metterci la scritta BUON NATALE?
Non sarebbe stata più bella?
Non sarebbe entrata di più nei cuori di chi l’avrebbe letta?
Il paese in questione, di cui ho scritto, è Verucchio, in provincia di Rimini.
XMAS in casa Cupiello, Luca chiede al figlio l’ultimo LIKE per il presepe:
https://www.youtube.com/watch?v=ls4AG7neaOk
Signor Massimo Giorgi, la devo ringraziare.
Lei colpisce sempre nel profondo, o meglio, mi colpisce sempre nel profondo.
Una stretta di mano, seppur virtuale, sincera.
Quelli che non frequentano il profondo li colpisco in superficie, la stretta di mano sincera è ben accetta ma poi bisogna darsi del tu.
Ciao, Massimo (va bene così?), in tutte le occasioni in cui ho usato il “lei” l’ho sempre sentito poco praticabile e troppo formale.
Infatti, il formalismo, che fa rima con conformismo, non mi è mai piaciuto, pur comprendendo che può essere una forma (appunto) di educazione e di rispetto.
Di conseguenza, accolgo volentieri il tuo invito, sperando che i nostri commenti su C.M. siano, almeno per la maggior parte, concordi ed univoci, ma mi pare che stiamo percorrendo la stessa strada.
Un saluto.
Pensare non è essere in accordo o in disaccordo: questo è votare.
(frase attribuita a Robert Lee Frost)
Infatti, votare implica una scelta dopo una riflessione, cosa diversa dal pensare che è elaborazione e comprensione. (Mi sono documentato…)
Venendo alla mia esperienza personale, descritta da me in un commento di qualche tempo fa, rivendico la mia decisione del “non voto” e ne spiego i motivi brevemente. Fin da addirittura adolescente e fino ad alcuni anni fa io ho dato tutto me stesso a quella che ritenevo la Politica (P), credendoci, per poi rimanere deluso dalla politica (p) di tutti i giorni, quella dei politicanti.
È inutile dire che mi sono sentito tradito.
E la mia decisione recente è stata l’ “…inalienabile diritto di chiunque di andare all’ inferno a suo proprio modo.” (Robert Lee Frost).
Io ora sto all’ inferno, ma non escludo, un giorno, di tornare in superficie e di votare, ma solo se le condizioni generali muteranno in positivo.
Per ora non voglio più scegliere, per ora voglio solo pensare e cioè, in definitiva, voglio solo comprendere (se ci riesco).
Pensare è camminare scalzo
sulla rena bagnata all’alba,
sentire il freddo che entra nelle ossa
e non sapere se è dolore o carezza.
Votare è piantare un paletto
nella sabbia e gridare
«qui finisce la mia proprietà».
Il pensiero si perde
come il fumo della sigaretta
dentro il bicchiere di rosso Conero,
il voto resta lì,
macchia d’inchiostro sul dito,
impronta digitale di una certezza
che domani puzzerà di chiuso.
Frost lo sapeva,
lui che tagliava legna e versi
con la stessa accetta:
una cosa è ascoltare il bosco
che sussurra i suoi segreti,
un’altra è scegliere
da che parte far cadere l’albero.
E allora lascia che pensi,
lascia che il mio cervello
fugga
come un gabbiano ubriaco
sopra questo mare marchigiano
che non chiede permesso a nessuno.
Il voto verrà dopo,
quando il sole cala
e le luci dei pescherecci
accendono il loro piccolo, stupido
sì o no.
Ma fino ad allora
io penso,
e il pensiero è vasto
come la bonaccia
dopo la tempesta,
e libero
quanto un insulto
gridato al vento
che non lo ripete a nessuno.
Dove siamo?
All’inferno. Ogni discorso che non parta da questa consapevolezza è semplicemente privo di fondamento. I gironi in cui ci troviamo non sono disposti verticalmente, ma disseminati nel mondo. Ovunque gli uomini si associano, producono inferno. I gironi e le bolge sono dappertutto intorno a noi, che riconosciamo, come nei caprichos di Goya, i mostri e i diavoli che li governano.
Cosa possiamo fare in quest’inferno? Non tanto o non solo, come diceva Italo, custodire una parcella di bene, quello che nell’inferno non è inferno. Poiché è stata anch’essa, tutta o in parte, contaminata – in ogni caso no te escaparas. Piuttosto fermati, taci, osserva, e, al giusto momento, parla, spezza la cortina di menzogne su cui riposa l’inferno. Perché lo stesso inferno è una menzogna, la menzogna delle menzogne che impedisce il varco al non inferno, al lietamente, semplicemente, anarchicamente esistente. Al mai stato che l’inferno ogni volta ricopre col suo stato, come se non ci fosse altra possibilità al di fuori delle bolge e i gironi in cui ti hanno già sempre necessariamente iscritto. Sii tu il punto, la soglia in cui lo stato viene meno, in cui sorgivamente sbuca il possibile, la sola vera realtà. Il pensiero non consiste nel realizzare il possibile, come i demoni ti invitano a fare, ma nel rendere possibile il reale, nel trovare una via di uscita dall’ineluttabilità dei fatti che l’ideologia dominante cerca di imporre in ogni ambito – e innanzitutto nella politica. Mentre nell’infernale vocio intorno a te tutti cercano di realizzare diabolicamente, tecnicamente a qualsiasi costo il possibile, per te ogni stato, ogni cosa, ogni filo d’erba, se li percepisci nella loro verità, diventano nuovamente, silenziosamente, lucidamente possibili.
https://www.quodlibet.it/giorgio-agamben-dove-siamo
È vero, la nostra proprietà e i nostri diritti finiscono al confine di quelli dell’altro. È vero, una cosa è ascoltare il bosco, un’altra è agire in quel bosco. È vero, il tramonto è il momento migliore per la riflessione, l’introspezione, la comprensione vera e pura.
Ne farò ancora più tesoro.
Grazie.
Innanzitutto, grazie per il brano e per l’elenco di Giorgio Agamben, di cui ho letto solo alcune massime.
L’ inferno (o anche il paradiso, chissà) già è qui, è vero, ma ancora non lo posso riconoscere pieno di menzogne perché non ho la forza di superare la menzogna delle menzogne. Tuttavia, intuisco che deve pur esserci una via di uscita, e non sto immobile del tutto, incastonato in questo inferno. Sto volgendo lo sguardo, sto muovendo verso qualcosa che mi attrae e che potrebbe essere la via di uscita, l’unica, forse, da poter varcare.
La mia antica soglia in cui sbuca il possibile l’ho sempre vissuta e varcata senza difficoltà, ma ora si è allontanata o forse me ne sono allontanato io. Cercherò di raggiungerla, anche se non sarà facile. Questa è stata e rimane la mia speranza, quando il varco era ancora libero ed anche ora che mi è precluso.
Perché so che ogni cosa, nella sua vera verità, è possibile…
Ode al silenzio che squarcia
Dove siamo, fratelli ciechi?
Nell’inferno, sì, ma non già sotto terra:
l’inferno è la piazza, è il palazzo, è la rete,
è il sorriso di chi comanda e il pianto di chi serve.
I gironi non scendono a spirale nel buio,
si stendono orizzontali, come lenzuola di piombo
sopra il nostro dormire sveglio.
E i diavoli hanno facce note:
sono i vicini, i ministri, i professori,
quelli che dicono «è così, non si può fare altrimenti».
Non illudetevi di salvare un giardinetto
di bene recintato dentro il male:
anche il bene è stato morso,
ha il sapore acre della complicità.
No te escaparas, sussurra il serpente
con la voce gentile della ragionevolezza.
Allora fermati.
Taci.
Guarda la bolgia senza gridare.
Osserva il meccanismo che gira da solo,
la ruota di carne e di menzogna
che macina volti e speranze.
Aspetta che il rumore si stanchi di se stesso.
Solo allora parla.
Una parola sola, netta,
come lama che taglia il velo.
Perché l’inferno è una menzogna vestita da necessità,
un eterno «dev’essere così»
che copre l’erba mai nata,
il sorriso mai provato,
il pane diviso senza padroni.
L’inferno è lo Stato che dice:
«Io sono l’unico possibile».
Sii tu la crepa.
Sii il punto dove la frase si spezza
e lascia entrare l’aria.
Non realizzare il possibile che ti offrono
i demoni in giacca e cravatta:
essi vogliono solo che tu creda
che il loro possibile sia l’unico.
Rendi invece possibile il reale.
Guarda il filo d’erba schiacciato dal cemento:
se lo vedi davvero,
se lo nomini senza paura,
quel filo si rialza,
e con lui si rialza il mondo.
Nel fracasso infernale
dove tutti urlano soluzioni tecniche,
tu resta muto finché il silenzio
diventa arma più affilata di ogni slogan.
Poi parla.
E la tua parola sia assenza di catena,
sia porta socchiusa sul mai stato,
sul lietamente esistente
che non chiede permesso
per esistere. Allora l’inferno trema,
perché ha riconosciuto
il suo contrario:
un uomo che non implora,
un uomo che semplicemente
è.