«Cosmari, il bilancio è una disfatta.
Serve un sussulto di dignità,
o è strategia per aprire ai privati?»

RIFIUTI - Il sindaco di Montecassiano Leonardo Catena dopo l'assemblea dei soci che ha promosso il consuntivo 2024 e rimandato il previsionale 2025: «Aumenti tariffari senza precedenti (+9,87% nel 2025, +8,5% nel 2026, +6% nel 2027), impianti strategici abbandonati, ritardi insostenibili sulla discarica di Cingoli, investimenti incerti e gestione inefficiente dei servizi. Il centrodestra continua a non decidere, abbandonando il cda a se stesso»

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Leonardo Catena, sindaco di Montecassiano

«Il bilancio 2025, clamorosamente bocciato in prima battuta, è il segno evidente di una disfatta». Parola di Leonardo Catena, sindaco di Montecassiano, uno dei quattro ad essersi astenuto sul previsionale 2025 rinviato nell’assemblea di ieri.

«Aumenti tariffari senza precedenti (+9,87% nel 2025, +8,5% nel 2026, +6% nel 2027), impianti strategici abbandonati, ritardi insostenibili sulla discarica di Cingoli, investimenti incerti e gestione inefficiente dei servizi. Non si tratta di semplici errori tecnici: questi sono il frutto diretto dell’inerzia politica di chi, pur detenendo la maggioranza nell’assemblea dei soci, ha scelto di non decidere. Dovrebbe essere compito della politica dare le linee guida, vigilare, correggere, intervenire. Non lo ha fatto – tuona Catena – si è scelto di costituire un cda interamente da una sola parte politica, con il presidente da scelto per affinità politica e vicino al presidente della Regione Acquaroli, che ha preferito trasformare un ente di servizio in un terreno di scontro politicizzando un tema e un ambito senza coinvolgimento, senza confronto e soprattutto escludendo oltre 10 Comuni solo perché non allineati politicamente, rinunciando a quello spirito di collaborazione che c’è sempre stato perché i rifiuti riguardano tutti, non hanno colore politico. Invece la gestione è stata purtroppo caratterizzata da logiche divisive, trattando la governance del Cosmari come una partita tra “amici” e “nemici”, anziché come un bene comune da amministrare con serietà. Il risultato è stato un cda lasciato solo, senza guida, senza indirizzi strategici, in un contesto complesso dove sarebbero servite invece scelte chiare: nessuna indicazione, nessuna assunzione di responsabilità da parte di chi governa le città più grandi della provincia di Macerata che sono anche quelle che hanno il maggiore peso nel Cosmari. E così, mentre chi ha nominato si è disinteressato completamente alla gestione dei rifiuti, le conseguenze, come sempre, ricadono su tutti noi: cittadini, famiglie, imprese e Comuni. Servizi a rischio, costi in aumento, impiantistica ferma. Fin dal suo insediamento, il cda ha navigato a vista, senza una bussola. E la politica, anziché correggere la rotta, ha preferito voltarsi dall’altra parte, forse per convenienza, forse per incapacità».

Serve un sussulto di dignità istituzionale, secondo Catena. «Tutti ricordiamo la sceneggiata di inizio 2025: prima l’allarme insolvenza, poi il dietrofront. Nessuna presa di posizione netta da parte dei sindaci del centrodestra, nessuna convocazione pubblica, nessun atto di trasparenza verso i cittadini. Scopriamo che il piano industriale è una vetrina vuota, che l’impianto di digestione anaerobica e quello di recupero pannolini sono stati gettati alle ortiche. Nessuno, né il cda né le amministrazioni che l’hanno nominato, ha avviato alcun serio confronto con i Comuni interessati da opere impattanti come la discarica di Cingoli – prosegue il primo cittadino, candidato in quota Pd alle prossime regionali – desta seria preoccupazione l’impressione che dietro la mancanza di una strategia ci sia in realtà una strategia occulta, che punta a indebolire progressivamente il Cosmari, alimentarne le fragilità finanziarie e renderlo appetibile a forme di gestione privata, sottraendolo al controllo dei Comuni e dei cittadini. Questo sarebbe inaccettabile. Il Cosmari è un bene pubblico e tale deve rimanere. Chiedo a tutti i sindaci, anche a quelli che oggi tacciono, di interrogarsi seriamente su dove stiamo andando. Di difendere il principio di una gestione pubblica, efficiente e sostenibile del ciclo dei rifiuti. E di pretendere l’immediato cambio di passo, sul piano politico prima ancora che gestionale. In conclusione, questo bilancio che certifica il fallimento di una strategia mai nata, che scarica sugli utenti costi evitabili, e che abbandona una dopo l’altra le scelte più avanzate del Piano d’ambito. Lo facciamo nel nome della responsabilità, della trasparenza e del rispetto per i cittadini».

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