La città “segreta” sorprende 500 visitatori
«E’ solo un primo passo,
un patrimonio da valorizzare» (Foto)

MACERATA - Il gruppo è andato alla scoperta delle grotte e delle cantine nel sottosuolo. Il tour è nato dalla determinazione di Elena Prokopenko: «Ho fortemente voluto questo evento. Sono andata personalmente alla ricerca di grotte visitabili e quella della famiglia Cossiri è stata una grande scoperta»

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Una delle grotte di palazzo Narducci visitate con lo speleologo del gruppo Montelago

di Alessandra Pierini

«Macerata ci appare ogni giorno in tutta la sua bellezza, ma se è bellissima fuori è bellissima anche la sua parte sotterranea», così l’assessore del comune di Macerata Riccardo Sacchi salutando i partecipanti a “Macerata Sotterranea”, l’iniziativa che ha portato le centinaia di intervenuti alla scoperta delle grotte e cantine sotto la città. 

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Franco Cossiri, Riccardo Sacchi e Elena Prokopenko alla partenza del tour

Un tour che è nato dalla determinazione di Elena Prokopenko, guida d’esperienza e titolare di Macerata By Marche e dalla disponibilità della famiglia Cossiri a rendere accessibili le grotte di Palazzo Narducci Boccaccio.

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Le grotte di Palazzo Buonaccorsi

Una sinergia e una collaborazione che, non solo ha regalato uno sguardo inusuale, inaspettato e di grande interesse storico sulla città ma che promette anche di essere solo l’inizio di una serie di eventi e momenti di riscoperta di un patrimonio che ha ancora tanto da raccontare, anche in ottica di promozione del centro storico di Macerata.

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«Ho fortemente voluto questo evento – spiega Prokopenko, che continua a rispondere a richieste di adesione, nonostante i 500 posti disponibili siano andati da tempo sold out -. Sono andata personalmente alla ricerca di grotte visitabili e quella della famiglia Cossiri è stata una grande scoperta. Inoltre Carlo e Franco Cossiri hanno aderito con grande entusiasmo e abbiamo già concordato tante altre iniziative da fare insieme».

«Le grotte – racconta Cossiri – sono il luogo dove è nata nel 1925 la Tarlazzi Amedeo, azienda del mio bisnonno. Quella attività è stata il primo nucleo di quella che sarebbe diventata la Rema Tarlazzi. Ci è voluta l’insistenza di Elena per farci rendere conto che erano visitabili, è stato mio fratello Carlo a seguire nel dettaglio le operazioni necessarie per renderle fruibili e oggi siamo contenti di accogliere tanti maceratesi».

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“Macerata sotterranea” ha preso il via da Palazzo Buonaccorsi dove i gruppi sono stati accompagnati dalle guide della Macerata By Marche e dal gruppo speleologico di Montelago nei sotterranei che ospitano il Museo della Carrozza. Al piano ancora inferiore si dipanano ulteriori vie che in passato erano quasi tutte collegate, poi negli anni sono state chiuse. Di come fossero fatte e dove passassero precisamente, non è facile sapere dai documenti storici in cui si tendeva a nascondere i percorsi che, in alcuni periodi storici, sono stati di certo usati anche come vie di fuga.

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La performance a sorpresa di Matteo Canesin e Francesca Zenobi

Dopo una passeggiata tra i palazzi storici e le vie della città, la visita con sorpresa a palazzo Narducci Boccaccio di proprietà della famiglia Cossiri. Un sorprendente spazio si apre sotto al palazzo. «Questi locali – precisa Cossiri – sono stati restaurati e resi accessibili da mio padre nel 1986. Lì aprì il primo negozio di elettrodomestici ed erano esposti impianti audio, lavatrici e quant’altro». Imperdibile l’affresco del Cinquecento che rappresenta Bacco proprio nei luoghi  che in passato erano evidentemente destinati alle botti e al vino. E’ qui che come per magia appare Giacomo Casanova, interpretato da Matteo Canesin ed Henriette, i cui panni sono vestiti da Francesca Zenobi, che prima di dichiararsi reciproco amore, avviano un duello a colpi di spade in una performance a sorpresa, riservata ai visitatori.

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Il pozzo di palazzo Narducci

Si scende ancora a circa 20 metri sotto terra e nelle viscere della terra ci sono impensabili gallerie, pareti in arenaria rafforzate in mattoni, nicchie per le candele, piccole stalattiti, concrezioni a pelle di leopardo e un pozzo dal quale sgorga un’acqua di una limpidezza quasi eterea. 

«L’uomo scava da 10mila anni – spiega uno degli speleologi – ma da cento anni è come se ci fossimo dimenticati di quello che è stato fatto, invece sarebbe importantissimo avere una mappatura e valorizzare queste grotte». Di certo con questa riapertura un piccolo passo è stato fatto, un passo in avanti che fa sperare che la sinergia che si è creata possa essere il punto di svolta per il futuro.

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Bacco nell’affresco cinquecentesco

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