«Spara contro un’auto e la danneggia»
Prosciolto un 71enne, la difesa:
«Altro che gangster, non aveva armi»

SAN SEVERINO - Udienza predibattimentale al tribunale di Macerata. L'uomo era accusato anche di resistenza ai carabinieri (non luogo a procedere) e di possesso di un caricatore e di 2.700 cartucce (per questo ha fatto l'oblazione). L'avvocato Marco Massei, legale dell'imputato: «Abbiamo dimostrato che il mio assistito non ha sparato. Le munizioni erano del padre cacciatore»

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Il tribunale di Macerata

Accusato di aver “cacciato” un giovane che aveva suonato al suo campanello di casa sparando un colpo di pistola contro la sua auto. Questa una delle contestazioni mosse ad un 71enne di San Severino. Ieri si è svolta l’udienza predibattimentale davanti al giudice Francesca Preziosi del tribunale di Macerata. L’imputato era accusato di resistenza a pubblico ufficiale, detenzione abusiva di armi e danneggiamento. Per la resistenza il giudice ha deciso per il non luogo a procedere mentre ha dichiarato l’improcedibilità per il danneggiamento. Per la detenzione abusiva di armi l’imputato ha chiesto di fare oblazione (185 euro).

Secondo l’accusa, pm Stefano Lanari, il 20 marzo 2023 l’imputato avrebbe sparato sul cofano dell’Opel guidata da un 26enne egiziano che era alla ricerca di un alloggio ma aveva sbagliato strada. A causa del navigatore il giovane è finito davanti al cancello del 71enne che avrebbe sparato contro l’auto (di proprietà dell’azienda del 26enne), ammaccandola.

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L’avvocato Marco Massei

A seguito della denuncia del 26enne, il giorno successivo i carabinieri delle stazioni di San Severino e di Belforte hanno bussato alla porta del settempedano per una perquisizione. Vedendo i militari davanti al cancello di casa, continua l’accusa, l’uomo con atteggiamenti violenti si sarebbe rifiutato di farli entrare. Nell’abitazione i carabinieri hanno trovato un caricatore per pistola calibro 7,65 e 2.725 cartucce senza che fossero denunciate.

«Abbiamo dimostrato che il nostro assistito non ha sparato, della pistola non c’è traccia – ha detto l’avvocato dell’imputato Marco Massei -. Inoltre non c’è stata alcuna violenza verso i carabinieri. Prima della perquisizione in casa, il 71enne voleva contattare un avvocato. Custodiva delle cartucce perché appartenevano a suo padre che era un cacciatore. Ora il mio assistito si sente riabilitato dopo che era stato definito come un gangster quando invece non aveva fatto niente. Si riserva di leggere le motivazioni della sentenza per poi valutare eventuali azioni legali verso il 26enne».

Sbaglia via col navigatore e finisce in una stradina privata: il proprietario lo caccia a colpi di pistola



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