
L’attacco dei lupo ripreso con il cellulare da un allevatore
di Monia Orazi
Cavalli e bovini attaccati e mangiati dai lupi, dopo la denuncia degli allevatori, tra cui un’azienda di Ussita che ha perso 24 cavalli in pochi mesi e di Coldiretti sulle gravi difficoltà in cui si trovano gli allevatori per i continui attacchi dei lupi, la parola passa al Parco dei monti Sibillini, che in una nota fa delle precisazioni riguardo alla situazione attuale all’interno dell’area protetta.
L’ente Parco dopo una premessa in cui spiega di voler coniugare le politiche di conservazione, con quelle di sviluppo sostenibile e ribadendo la centralità di allevatori ed agricoltori, sottolinea il costante aumento della popolazione del lupo dagli anni Settanta del Novecento ad oggi: «Nessuno nega che il lupo, dagli anni ’70 (quando contava una popolazione di circa 100 individui su tutto l’Appennino centro meridionale, dai Monti Sibillini fino all’Aspromonte) ad oggi, non abbia registrato un aumento nel numero e nella distribuzione, sia localmente che sull’intero territorio nazionale, chiarendo una volta per tutte come la specie non sia stata mai oggetto di reintroduzione, né in Italia né in Europa.
Il dato di fatto è che l’aumento della popolazione del lupo è dovuto a diversi fattori i più importanti dei quali, forse ancora di più della normativa che ha reso questo animale una specie particolarmente protetta, sono: l’abbandono da parte dell’uomo delle aree interne con il conseguente avanzare di boschi, la reintroduzione in passato, a scopi venatori di numerose specie preda (in primis il cinghiale, ma anche capriolo, cervo eccettera), nonché le cattive abitudini in fatto di gestione degli scarti alimentari».

Dei cavalli in alta quota sui Sibillini
Nella nota dell’ente si sottolinea anche il recente aumento degli esemplari di bovini ed equini allevati allo stato brado: «Nessuno nega che il lupo, per sua natura, possa essere un motivo di seria e comprensibile preoccupazione per gli allevatori, anche in relazione al tipo di allevamento sempre più recentemente riferito a quello brado di equini e bovini, peraltro poco indicato rispetto alle tipologie di pascolo, tipiche di questi territori, spesso frammentate, attigue a boschi e macchie, nonché in continuità ad aree orograficamente complesse e pericolose.
Ciò è confermato dal fatto che questi territori hanno una lunga tradizione collegata ad un allevamento ovino, in particolare transumante, data l’assenza di ampie vallate capaci di accogliere gli animali nel periodo tardo-autunnale, tardo-primaverile.
Il Parco è ben informato anche rispetto al significativo aumento negli ultimi 2-3 anni del numero dei capi al pascolo (dati desunti dalla banca dati nazionale, che, da giugno 2021 a giugno 2024, indicano, nei soli comuni di Ussita e Visso, un aumento del 100% dei cavalli da carne e ancora maggiore dei bovini da carne di allevamenti registrati come “estensivi-all’aperto”)».
Cinque incontri con gli allevatori solo durante quest’anno, il Parco ribadisce l’attenzione al problema: «Proprio da tali confronti e in ragione della massima disponibilità e collaborazione, negli anni 2021, 2022 e 2023, si è provveduto a fornire in comodato gratuito, a specifiche aziende che improvvisamente si sono trovate sguarnite di mezzi di protezione e quindi vulnerabili, materiale ad hoc per fronteggiare la situazione contingente, dopo la posa in opera del quale non sono state più registrate perdite. Inoltre, nel biennio 2016-2017, sono stati messi a bando da parte di questo ente oltre 28.500 euro per il cofinanziamento di mezzi di protezione per gli ovi-caprini (individuando 21 aziende beneficiarie); allo stesso modo, nel triennio 2021-2023, sono stati messi a disposizione degli allevamenti (di ovi-caprini, bovini ed equini), secondo diverse forme in ragione delle esigenze aziendali scaturite anche da confronti con le aziende stesse, circa 116 mila euro (individuando 50 aziende beneficiarie, tra cui tutte quelle citate negli articoli richiamati)».
Riguardo agli indennizzi per i capi di bestiame azzannati dai lupi, ecco le precisazioni degli uffici del Parco: «Tali indennizzi possono essere riconosciuti solo se viene constatato il nesso causale tra il danno e il predatore e se l’aggressione è avvenuta in luoghi e tempi in cui gli animali, che hanno subito il danno, avevano il “diritto” di trovarsi. Il disciplinare di questo Parco non esclude danni subiti da puledri o vitelli anche appena nati o nel primo mese di vita. A tal proposito, nel rispetto del diritto degli animali di proprietà ad essere protetti da pericoli esterni, anche nell’ottica di garantire il loro benessere, questo ente ha indicato delle misure minime di prevenzione in funzione della tipologia di allevamento. Nei casi in cui comunque non sono utilizzate le misure minime di prevenzione, dimezziamo, ma non escludiamo del tutto, l’accesso all’indennizzo perché si comprendono le difficoltà incontrate dagli allevatori e si è consapevoli che l’indennizzo rappresenta uno strumento normativo volto anche all’attenuazione della conflittualità con i residenti del Parco».
L’ente Parco annuncia la sperimentazione di collari Gps e progetti per far convivere i lupi con gli allevamenti nel territorio montano: «Siamo orientati a sperimentare nuove tecniche, sono allo studio e alla prova su campo, 4 prototipi di collari a diversa tecnologia Gps applicati ad animali al pascolo, con lo scopo di trovare soluzioni per aiutare gli allevatori ad attuare pratiche gestionali rivolte alla prevenzione dei danni da predazione. Infine, come è emerso negli incontri con gli allevatori, i nostri uffici hanno redatto alcuni progetti, in attesa di essere inseriti in canali di finanziamento, finalizzati al recupero di aree pascolive, anche con interventi di riduzione della copertura cespugliata che rende più difficile la gestione degli animali al pascolo aumentandone la vulnerabilità. Massima attenzione verso le problematiche degli allevatori e verso i danni da fauna selvatica ma riteniamo ingenerose le accuse di presunte responsabilità e inerzia. Speriamo che il rapporto di collaborazione sia sempre più stretto, al fine di trovare tutte le possibili soluzioni per tutelare non solo la categoria, ma anche il benessere degli animali al pascolo, consapevoli della necessità di trovare un equilibrio per la convivenza con le specie predatorie».
Tutto chiaro !!! Se non trovi la carcassa ( cosa che accade nel 70 80 per cento dei casi ) non vieni indennizzato ,se durante la predazione i cavalli si trovano sotto ai 1000 mslm e scappando fuggono sopra i 1000 se il periodo non lo concede anche se trovi la carcassa non vieni indennizzato !!! Se non hai partecipato ai bandi del parco per mitigare il conflitto allevatore - lupo lindennizzo viene ridotto al 50 per cento !!! Indennizzo che ad ora è di circa il 60 per cento del valore dell animale !!! Ripeto qui ad estinguersi è solo luomo dei sibillini ma questo evidentemente non è importante !!!trentamila euro di danno e ancora siamo qui a parlare !!! Si una volta cerano le pecore e pure tante , quella volta però il pastore girava con ombrello e fucile , il bosco era molto di meno così come i lupi e sicuramente non cera il parco !!!
Stefano Riccioni troppi posti fissi
Moreno Paolucci troppi soldi !!!
Stefano Riccioni e quindi?? quale sarebbe per te la soluzione ?? girare con il fucile e sparare a vista sui predatori selvatici?? Mi sembra una facile scorciatoia ma la cattiva notizia è che non siamo nell'800 e non è praticabile, quindi fossi in te cercherei altre soluzioni.
Andrea Sba Baldoni credo che le soluzioni debba trovarle chi ha preso e prende soldi per tutelare questi predatori , si chiama gestione !!! Un azienda non può perdere trentamila euro perché a chi di dovere sta sfuggendo di mano la situazione !!! Non tutti vivono di stipendio fisso caro Andrea !!!
Stiamo parlando appunto di predatori, se l'allevatore pretende di allevare all'interno di un parco, allo stato brado e senza protezioni, delle facili prede, purtroppo ne paga le conseguenze e inevitabilmente, per assurdo, influisce nell' incrementare ulteriormente la popolazione di predatori attirati da cotanta abbondanza di prede a disposizione. Proviamo a vedere come si organizzano nei posti dove la convivenza con predatori è la normalità e magari rivediamo il nostro modo di fare allevamento, mi sembra fin troppo semplice limitarsi a chiedere protezione e rimborsi a terzi.
Andrea Sba Baldoni la convivenza senza gestione e difficile .per quello che riguarda i rimborsi e chi li vuole . Noi vogliamo i nostri animali non i rimborsi !!!
le predazioni avvengono in mancanza di sistemi di protezione, ci sono studi avanzati eseguiti ad esempio dall'ISPRA in Trentino che evidenziano chiaramente come in quel caso TUTTE le predazioni sono avvenute UNICAMENTE nelle aziende prive di idonei sistemi di protezione, e parliamo di centinaia di casi esaminati. Con questo voglio dire che se ci tenete ai vostri animali e a vivere il territorio, è inutile cercare soluzioni infattibili (volete che siano abbattuti i lupi?? vi sembra una soluzione??) piuttosto bisogna attrezzarsi con protezioni idonee e/o rivedere il tipo di allevamento, lamentarsi sui social e con i giornalisti non salverà i vostri animali.
Informazioni straordinarie vien da ridere (se non ci fosse da piangere ). Questa é ideologia .
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a me sembra che allevare animali senza costi lasciandoli liberi ,ma anche senza riduzione del prezzo finale di vendita,sia un aspetto del rischio imprenditoriale,e,perciò,immotivata la richiesta di risarcimento in caso di aggressione da parte di animali selvatici predatori,che hanno anche loro il diritto di sopravvivere.Servono soluzioni diverse sempre con il concorso dell’ente pubblico.Economia mista e non assistenzialismo.
Dunque è sacrosanto il diritto del lupo a sbranare, mentre è inesistente il diritto del cavallo a pascolare, pretesa molto ingiusta. Il problemino è che la crescita della popolazione sbranante nel medio periodo renderà inabitabile il territorio…
Andando avanti così per andare in montagna servirà essere in possesso del porto d’armi onde evitare spiacevoli incidenti.