Miele, produttori sulle montagne russe:
crolla il coriandolo, su il millefiori

AGRICOLTURA - Il maltempo di aprile e maggio aveva praticamente azzerato la produzione, che è in parte risalita nei mesi di luglio e agosto. In generale, però, nelle Marche il settore cresce, con 3.300 operatori e 75mila alveari

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spiegare-le-api-ai-bambini-1-325x217Lo scorso anno la siccità, quest’anno le piogge torrenziali. Non c’è davvero pace per gli apicoltori marchigiani al termine di due annate parecchio complicate per la produzione di miele con le api che nel corso del 2023 hanno patito e non poco le ondate di maltempo che si sono succedute nella prima parte dell’anno.

Primavera da dimenticare, estate un po’ in ripresa ma senza picchi: un bilancio disastroso. Coldiretti a livello nazionale ha stimato un calo produttivo del 70%. Per quanto riguarda le Marche, che tra aprile e maggio hanno subito pioggia ininterrotta per settimane e i riflessi della tragica alluvione dell’Emilia Romagna, tra vento, colonnina di mercurio più bassa della norma e grandine, la produzione di miele di acacia e di millefiori primaverile sono state azzerate. Gli apicoltori sono stati costretti a ricorrere ad alimentazioni di salvataggio con acqua e zucchero per far sopravvivere gli alveari. La produzione si è ripresa tra luglio e agosto.

Secondo un’elaborazione di Coldiretti Marche su dati dell’Osservatorio nazionale rispetto allo scorso anno si stima un calo del 44% della produzione di miele di coriandolo, stabile il girasole con 9 chili ad alveare mentre è raddoppiata la produzione di millefiori estivo (14 kg/alveare). Negli ultimi cinque anni nelle Marche l’apicoltura è cresciuta sia nel numero di operatori, ad oggi oltre 3.300 (+32% rispetto al 2018) sia nel numero di alveari (oltre 75mila, +61%).

La minor produzione di miele arriva a scapito anche dei consumatori con l’arrivo sugli scaffali di prodotto estero, provenienti anche da paesi che non sempre brillano per trasparenza e sicurezza alimentare tra campi trattati con pesticidi vietati in Italia e coltivazioni ogm. Trasparenza che invece i consumatori possono trovare in etichetta dove la tracciabilità, fortemente sostenuta dalla Coldiretti, è obbligatoria. La parola Italia deve essere presente per legge sulle confezioni di miele raccolto interamente sul territorio nazionale (ad esempio “Miele italiano”) mentre nel caso in cui il miele provenga da più Paesi dell’unione Europea, l’etichetta deve riportare l’indicazione “miscela di mieli originari della Ue” indicando il nome dei paesi (ad esempio, se viene da Italia e Ungheria sul barattolo dovrà esserci scritto Italia, Ungheria); se invece proviene da paesi extracomunitari deve esserci la scritta “miscela di mieli non originari della Ue” con il nome dei paesi, mentre se si tratta di un mix va scritto “miscela di mieli originari e non originari della Ue”, anche qui con l’indicazione dei nomi dei Paesi.



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