Morto dopo l’incidente sul lavoro
«Andrea aspetto che torni a prendermi,
non farmi aspettare troppo amore mio»

CIVITANOVA - La toccante lettera che Laura Carota ha dedicato al compagno Andrea Micucci, il 54enne morto a Torrette qualche giorno fa dopo la caduta da una tettoia. L'addio mercoledì alle 9,30 nella chiesa di Maria Ausiliatrice

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Andrea Micucci con la compagna Laura Carota

«E mentre i sogni si moltiplicavano sempre di più, all’improvviso ti sei nascosto. Ora, nel mondo da noi creato, mi mandi baci con il vento e mi accarezzi con le foglie, mi scaldi con il sole e mi rinfreschi con la pioggia, mentre aspetto che torni a riprendermi. Non farmi aspettare troppo Andri, amore mio». E’ solo uno dei passaggi della toccante lettera che Laura Carota ha dedicato al compagno Andrea Micucci, il 54enne di Civitanova morto dopo alcuni giorni di ricovero. L’uomo era finito in condizioni gravissime a Torrette dopo un incidente sul lavoro. Stava montando una zanzariera in un’abitazione di via Ugo Bassi, si è sporto da una finestra che si affaccia su una tettoia e ha appoggiato il piede sulla copertura, ma quest’ultima ha ceduto. E’ precipitato nel vuoto da un’altezza di cinque metri, finendo all’interno di un capannone. Micucci oltre alla compagna Laura, lascia due figli, i genitori e due fratelli. La famiglia ha acconsentito all’espianto degli organi. Il funerale domani alle 9,30 nella chiesa di Maria Ausiliatrice a Civitanova.

Ecco la lettera che gli ha dedicato la compagna Laura.

«Andri, amore mio, sei arrivato nella mia vita sfondando la porta. Hai trasformato il buio che mi affliggeva in una girandola di colori, suoni, musica, di sole accecante. Mi hai portato in un mondo di fantasia, creatività, di magia, dove le cose semplici sono diventate giochi divertenti e interminabili.

La quotidianità era speciale. Fare la spesa al supermercato con te voleva dire improvvisare danze tra gli scaffali e cantare canzoni dai testi improbabili. Anche inserire gli acquisti in uno scatolone era una lotta interminabile ed era divertentissimo creare insieme geometrie e incastri perfetti.

Andare al lavoro di mattina diventava una corsa alla ricerca dell’unico bar aperto, per prendere il primo caffè della giornata.

Anche comprare una maglietta diventava un’avventura, con miriadi di “entrate” e “uscite” nello stesso negozio.

La sera, i pensieri brutti venivano annientati dalle tue risate e dalle tue continue rassicurazioni: “Laura, non sarai mai sola, non ti lascerò mai”. “La felicità più grande è svegliarmi accanto a te”, mi dicevi.

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Andrea e Laura in bici

Hai trasformato il ciclismo in uno sport a misura per noi: allenamenti veloci prima del lavoro, uscite brevi o lunghe, percorsi a tappe, giri dei laghi, delle terre del Chianti, ai trabucchi… Partivamo in bici per andare a trovare gli amici di Forlì, per una pausa sul Monte Conero. Tutto veniva accompagnato da partenze tra i nostri inni e risate e molte foto che scattavamo nei punti più panoramici del tragitto. Migliaia di foto, tutte uguali.

Mi hai dedicato decine e decine di dichiarazioni d’amore… tutte sgrammaticate! Sei stato capace di parlare con tutti e anche in giro per il mondo eri capace di dialogare con irlandesi, sloveni, spagnoli, usando vocaboli un po’ italiani, un po’ inglesi, altri civitanovesi e altri ancora totalmente inventati. Riuscivi a farti capire da chiunque.

Seppur sempre insieme, mi hai tempestato di telefonate, chiamandomi anche quando stavi nella stanza accanto. Appena uscivi di casa per andare a lavorare, prendevi subito il cellulare per avvisarmi sul meteo, sulla direzione del vento. Poi, appena chiusa la chiamata, subito ad inviarmi una tua foto che mi mandi un bacio.

Abbiamo riempito il nostro tempo dando nomi nuovi alle spiagge, ai fiori, alle piante, trasformando persino una pizzata in una festa.

E mentre i sogni si moltiplicavano sempre di più, all’improvviso ti sei nascosto.

Ora, nel mondo da noi creato, mi mandi baci con il vento e mi accarezzi con le foglie, mi scaldi con il sole e mi rinfreschi con la pioggia, mentre aspetto che torni a riprendermi.

Non farmi aspettare troppo Andri, amore mio».

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