La minoranza si spacca sulle nomine
e intanto passa la proposta di legge:
più soldi ai sanitari che sceglieranno il cratere

CONSIGLIO REGIONALE - Volano gli stracci tra Mangialardi (Pd) e Santarelli (Rinasci Marche) sull'elezione dei componenti del Consiglio di verifica dell'Inrca: passa il nome proposto dal secondo, appoggiato dalla maggioranza. Approvato il testo che prevede incentivi economici ai dipendenti del servizio sanitario che andranno a lavorare in un Comune del sisma: sul piatto 400mila euro. Critici i dem e il M5S: «Una marchetta che Pasqui potrà ora rivendere sul proprio territorio»

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Maurizio Mangialardi oggi in aula

 

di Francesca Pasquali

Volano gli stracci in minoranza. Parole grosse e toni concitati, stamattina, in Consiglio regionale. A far saltare il tappo di un’(ex)alleanza ormai sfilacciata l’elezione dei quattro componenti di competenza regionale del Consiglio di indirizzo e verifica dell’Inrca. All’esito del voto, sono stati eletti Massimiliano Cannas, Sergio Giunta, Lando Siliquini e Andrea Caprodossi. È su quest’ultimo nome che si è consumato lo strappo definitivo tra il gruppo consiliare del Pd e il capogruppo di Rinasci Marche, Luca Santarelli, da mesi più vicino ai banchi di Forza Italia che a quelli della minoranza. Sulle candidature, Pd e 5 Stelle avevano fatto quadrato attorno a Gianluca Busilacchi, consigliere dem dell’amministrazione Ceriscioli. Santarelli ha presentato un suo candidato: Andrea Caprodossi, dirigente farmacista, nome votato dalla maggioranza ed eletto. «L’ennesimo schiaffo alla democrazia. Avete deciso dentro la maggioranza – ha detto il capogruppo Pd nel suo intervento – chi fosse il rappresentante della minoranza. Non è la prima volta che capita che possiate decidere non solo i vostri, ma, con una modalità imbarazzante, pure chi vi deve rappresentare su ogni piano istituzionale. Dice che Santarelli ha «l’atteggiamento di un’ameba politica», che «pur di avere una platea temporanea si presta a questi giochi» e che «oggi ha certificato che appartiene e sostiene da sempre la maggioranza».

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Luca Santarelli

Le ruggini tra i due risalgono, almeno, al 2019. Quando Santarelli, allora capogruppo Pd in Consiglio comunale a Senigallia, abbandonò il partito in polemica con l’allora sindaco Mangialardi, per la sua successione. Frizioni che, a quanto pare, la “riappacificazione” per le regionali del 2020 non ha sanato. «Non è pensabile – ha proseguito Mangialardi – che un accordo strutturato e certificato, in ogni occasione, possa essere licenziato con un semplice accordo extraistituzionale». Da qui, la richiesta a Santarelli, «un abusivo dell’opposizione», di «abbandonare i corridoi del Pd», di dimettersi dalla Terza commissione (Governo del territorio, ambiente e paesaggio), di cui è vicepresidente, «perché approfitta di quel ruolo che ricopre in maniera abusiva», e di «ritornare in pianta organica nella maggioranza». «Il trasformismo è un problema di coscienza e dignità, ma la dignità non la perde chi non ce l’ha», incalza il capogruppo Pd, prima di uscire dall’aula assieme agli altri consiglieri dem. «Da oggi, il capogruppo Pd perde anche la mia amicizia, un’amicizia con cui ho sostenuto il suo mandato da sindaco in maniera molto seria, salvandolo da tante battaglie politiche, dove la politica aveva la p maiuscola», la replica di Santarelli. Per il quale Mangialardi «ha lavorato in maniera sotterranea sul suo candidato – una bandiera vivente –, mentre il mio l’ho presentato ufficialmente» e il Pd, «invece di pensare alla politica regionale, sta facendo un congresso dove si stanno dilaniando con i giovani». In chiusura, Santarelli ha gettato «un ponte a tutti quelli che vogliono bene alle Marche, per costruire una grande coalizione e portare avanti azioni per il miglioramento della vita dei marchigiani». In serata, in una nota, il gruppo consiliare del Pd ha chiesto al presidente del Consiglio, Dino Latini, di «fare chiarezza e certificare l’ingresso in maggioranza di Santarelli, impedendogli di continuare a trarre profitto dalla sua ambigua collocazione».

Nella seduta di oggi, il Consiglio regionale ha anche approvato la proposta di legge per favorire l’insediamento nei Comuni del cratere di personale dipendente del servizio sanitario. Lungo e serrato il dibattito che ha portato all’approvazione del testo a iniziativa dei consiglieri forzisti Gianluca Pasqui e Jessica Marcozzi e di Luca Santarelli. «Una primo passo – per il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia – che successivamente potrà essere implementato ad altre aree interne delle Marche». La proposta prevede una serie di incentivi destinati ai sanitari che accetteranno di prendere servizio nelle aree colpite dal terremoto, tra i quali un’indennità di residenza annuale che potrà arrivare a 12mila euro, per un massimo di quattro anni, rinnovabili e il recupero di immobili da trasformare in alloggi per i sanitari: 400mila euro la somma messa a bilancio per quest’anno e il prossimo. Passato a maggioranza (bocciati gli emendamenti di Pd e 5 Stelle), il testo ha ricevuto il voto contrario di Pd, per il quale la proposta di legge è «inutile, probabilmente incostituzionale, ma soprattutto fortemente iniqua nei confronti di quei tanti territori collocati nelle aree interne che non ricadono nel cratere sismico». Il gruppo dem punta il dito anche contro «l’assoluta mancanza di criteri per l’assegnazione delle poche risorse stanziate, tanto che la legge approvata non individua neanche la tipologia delle figure professionali a cui questi contributi saranno destinati». Critica pure la reazione dei pentastellati. Per la capogruppo Marta Ruggeri, la proposta di legge ha «un’impronta strumentale che agita la tragedia del terremoto per nascondere una marchetta che il consigliere Pasqui potrà ora rivendere sul proprio territorio», mentre «sarebbe stato più serio e utile mirare a risolvere, in base a parametri oggettivi, la carenza di personale sanitario nelle aree interne e disagiate di tutte le province marchigiane».

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