«Mia figlia operata cinque volte al cuore,
so com’è la vita in reparto:
così “Un battito d’ali” cerca di migliorarla»

L'INTERVISTA a Irene Camilletti, consigliera e segretaria dell'associazione. L'appignanese spiega come è nato il comitato "Genitori bambini cardiopatici" e con quali iniziative sostengono i genitori dei bambini ricoverati
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Irene Camilletti

di Mattia Nepa

Farsi forza, aiutarsi l’un l’altro, nascondere il dolore dietro un sorriso per dare coraggio. Sono queste le componenti fondamentali della vita di reparto, gli elementi che dovrebbero alimentare le speranze di quelle famiglie accomunate dalla paura di poter perdere i propri figli. Non tutti, però, riescono ed è per questo che esistono associazioni come “Un battito di Ali”. La Onlus, con sede a Jesi, ha lo scopo di promuovere e sostenere ogni tipo di progetto nel reparto cardiochirurgia e cardiologia pediatrica e congenita degli ospedali riuniti di Ancona.

È Irene Camilletti di Appignano, la consigliera e segretaria dell’associazione: «Inizialmente – esordisce la segretaria – eravamo un gruppo di genitori che, vedendo il reparto in difficoltà, ci siamo attivati insieme al primario dottor Marco Pozzi e abbiamo formato un vero e proprio comitato per cercare di risolvere la maggior parte dei problemi. Con il migliorare della situazione ci siamo fusi con l’Onlus, già attiva dal 2014, e adesso essa raccoglie tutti noi genitori».

irene_camilletti_battito_ali-4-325x234Lo scopo che lega i genitori all’interno del comitato è quello di rendere più agevole la vita dei propri figli ma anche la loro stessa. «Tutti i lavori che presentiamo – continua Camilletti – hanno la stessa matrice: quella di aiutare bambini ricoverati o appena usciti e sostenere tutte quelle famiglie che attraversano momenti di difficoltà. Le situazioni dei nostri ospedali, spesso, non sono super idilliache ed è anche per questo che cerchiamo di rendere più confortevole la vita di reparto». Le iniziative portate avanti sono state molteplici e proprio la consigliera ha sottolineato: «Per esempio abbiamo comprato una lavasciuga da tenere nella stanza delle mamme; sembra una cosa da niente ma avere i panni sempre pronti è fondamentale per i ricoveri più lunghi».

irene_camilletti_battito_ali-2-325x332L’associazione porta avanti numerosi progetti benefici e in vista del nuovo anno verrà realizzato un calendario. «Chi ha piacere, tra i piccoli degenti, potrà posare per degli scatti che verranno regalati in cambio di donazioni. A tutti i bambini ricoverati – continua la segretaria – viene attualmente regalato il mio libro “Lyana la tigre indiana” la cui trama è incentrata su una tigre cardiopatica che vive in una foresta esotica. Con un linguaggio adatto ai piccoli lettori, il racconto cerca di spiegare l’intera procedura medica dell’intervento e soprattutto il momento in cui si risvegliano senza la presenza dei propri genitori».

Ma le iniziative non sono finite. A fine gennaio/inizio febbraio uscirà un secondo libro, intitolato “Lyana e Alice la pulce felice”. «Quello che succede dopo un intervento così importante, spesso, viene messo in secondo piano ed è proprio questo ciò che il libro si prefissa di voler raccontare. Il periodo che viene dopo – sottolinea l’autrice – è estremamente delicato. La vita di queste famiglie si differenzia dalle altre e non tutti lo accettano allo stesso modo».

irene_camilletti_battito_ali-1-325x244Il reparto è già provvisto di una squadra di fisioterapisti ma il comitato, insieme, naturalmente, all’associazione, ha voluto introdurre degli osteopati, nuove figure atte ad aiutare i bambini. «Abbiamo già dei fisioterapisti che sono meravigliosi – ribadisce Camilletti – ma sentivamo il bisogno di introdurre qualcosa di nuovo. Sono all’attivo, attualmente, due osteopati che due volte a settimana si recano nel reparto e trattano in maniera dolce i piccoli degenti, nel momento post-operatorio, regalando loro delle sensazioni più che positive».

In conclusione Irene Camilletti ringrazia tutti i medici del reparto, mandando un messaggio a tutte quelle famiglie che si trovano in questa situazione. «Mia figlia Luna è stata ricoverata dal 2014, suo anno di nascita, fino al 2019, sostenendo ben cinque interventi. I medici hanno salvato mia figlia e a loro devo tutto. La vita in reparto, purtroppo, è questa; fatevi forza tra genitori e sostenete chi vi sta aiutando».

 

 

 

 

 



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