Morto nello schianto dell’offshore
sulla diga al lido di Venezia:
i familiari chiedono oltre mezzo milione

MACERATA - I legali del 57enne Luca Nicolini, figlio di maceratesi, hanno fatto causa alla ditta proprietaria del motoscafo. L'incidente è avvenuto nel settembre 2019. L'anno prossimo partirà il processo civile al tribunale di Lecco
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Il motoscafo affondato e i soccorsi dei vigili del fuoco

di Gianluca Ginella

Tre morti e un ferito nello schianto del motoscafo offshore partito da Monte Carlo a caccia di un record e che si era schiantato su di una diga al lido di Venezia: causa civile contro la società proprietaria dell’imbarcazione. L’iniziativa è dei familiari di Luca Nicolini, che si trovava a bordo del motoscafo e nell’incidente aveva perso la vita. L’uomo figlio di una famiglia maceratese (il papà, Carlo Nicolini è scomparso nel 2020), era morto a 57 anni. Era un meccanico nautico ed era salito sulla barca dell’imprenditore Fabio Buzzi, titolare dell’azienda, la FB Design, che ora è stata citata in giudizio dai famigliari, assistiti dagli avvocati Maurizio Vallasciani e Benedetta Pugnali.

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Gli avvocati Benedetta Pugnali e Maurizio Vallasciani

Tutto è cominciato la mattina del 17 settembre del 2019 a Montecarlo. Lì si sono imbarcati Buzzi, Nicolini e altre due persone. L’obiettivo era fare il record di percorrenza della tratta da Monte Carlo a Venezia. Per riuscirci c’era da circumnavigare tutta l’Italia. E lo avevano fatto, riuscendo, secondo i legali dei famigliari, ad ottenere il record (erano giunti in laguna intorno alle 21 del 17 settembre). E qui sta un po’ il nodo di tutto. Perché per i legali, che al processo porteranno la documentazione che prova l’avvenuto record, quando c’è stato l’incidente, non stavano più navigando per la competizione sportiva.

«Il natante partiva dal porto di Monte Carlo – scrivono i legali nell’atto di citazione -, condotto da Buzzi, il 17 settembre. Durante la navigazione e per il solo tratto di percorrenza dal porto di “Roccella Jonica” e fino alle acque del mare di Ravenna, Buzzi veniva sostituito nella guida da Mario Invernizzi (unico superstite). Ripresa la guida, Buzzi completava il tragitto stabilito per il record, ottenendolo. Tuttavia, e purtroppo, nel proseguire la normale navigazione oltre il punto di arrivo, giunto alla porta della bocca di porto di Lido Venezia, l’imbarcazione andava ad urtare violentemente contro la diga lunata del lido ed ammarava naufragata nei pressi della Diga di San Nicolò, a circa 30 metri di distanza dal punto di impatto, rimanendo affondata in verticale con la poppa appoggiata sul fondo e con la sola prua affiorante». Secondo l’assicurazione invece quell’incidente era avvenuto durante la gara, circostanza che non è coperta. Ora i famigliari, che chiedono un risarcimento di circa 500 milioni di euro, hanno fatto causa alla FB Design di Lecco, proprietaria dell’imbarcazione. Nicolini, esperto meccanico nautico, si trovava sul motoscafo perché gli era stato chiesto di sostituire una persona e perché conosceva Buzzi da oltre trent’anni. Così si era imbarcato come ospite. Il processo civile si aprirà al tribunale di Lecco il 31 marzo del prossimo anno.



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