Ordini di cocaina su Whatsapp,
poi il ritiro a domicilio: arrestato 23enne

MACERATA - Operazione della Squadra mobile. In manette Enriko Jashari, albanese. Nella sua abitazione sono stati trovati 70 grammi di droga nascosti anche tra le caramelle. Questa mattina si è svolta la convalida, starà ai domiciliari
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Matteo Luconi, a capo della Squadra mobile

 

Ordini di droga tramite Whatsapp, poi il ritiro della cocaina direttamente a casa, poco distante dal centro di Macerata. Gli agenti della Squadra mobile, diretti dal commissario capo Matteo Luconi, hanno arrestato a Macerata un 23enne albanese, Enriko Jashari, ritenuto dagli inquirenti essere al centro di una fitta rete di spaccio. Il blitz è scattato giovedì mattina.

I poliziotti hanno aspettato che il 23enne uscisse dalla sua abitazione, vicino al centro, per andare al lavoro (fa l’imbianchino). Quindi è scattata la perquisizione e sono stati trovati quasi 70 grammi di cocaina pronta per lo spaccio.

La droga era nascosta nel soggiorno dell’abitazione, (nella tasca di un giaccone appeso), in cucina (tra le caramelle contenute in un vassoio e nei cassetti della credenza) e in camera da letto (all’interno di un comodino). I poliziotti hanno inoltre sequestrato anche 720 euro in contanti nascosti nel comodino e ritenuti provento dell’attività di spaccio. Oltre a questo è stato posto sotto sequestro anche materiale per il confezionamento delle dosi.

Le indagini della Squadra mobile hanno permesso di accertare un vasto giro di clienti che si rifornivano dal 23enne. In particolare, osservando il via vai di persone sotto casa del giovane attraverso svariati servizi di appostamento, gli investigatori sono arrivati a capire il modo in cui avveniva lo spaccio di droga. Alcuni clienti andavano direttamente a casa del giovane per acquistare lo stupefacente, ordinando la cocaina tramite l’applicazione di messaggistica istantanea “WhatsApp”. Il 23enne è stato messo ai domiciliari.

Questa mattina si è svolta la convalida dell’arresto. Jashari, assistito dagli avvocati Vando Scheggia e Mirela Mulaj, è comparso davanti al giudice Claudio Bonifazi. Il giovane si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il giudice ha disposto gli arresti domiciliari e si è riservato di decidere sulla richiesta del 23enne di avere il permesso per andare al lavoro.

(redazione CM)

(Ultimo aggiornamento alle 14,50)



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