I sindaci stiano ben attenti
ad investire i fondi del Pnrr

IL COMMENTO di Ugo Bellesi - Se i Comuni non riusciranno a completare l’iter procedurale o se le opere non saranno ultimate i finanziamenti torneranno allo Stato. Per l’alta velocità al nord 8 miliardi e al sud 4 miliardi, molto meno al Centro Italia e le Marche rischiano di essere bypassate da due linee già finanziate
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Uno schema riassuntivo del Pnrr

di Ugo Bellesi

I Comuni come quasi tutte le pubbliche amministrazioni sono impegnate nel definire le opere che, in ciascun territorio, saranno finanziate con i fondi del Pnrr. E’ già stato un problema fare queste scelte tanto è vero che non sono mancate feroci polemiche. Ma i nodi da sciogliere sono ben altri e ben più complessi.

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Ugo Bellesi

Infatti è difficile che un semplice ufficio tecnico di un Comune di medie dimensioni riesca a portare avanti tutta la procedura per ottenere i fondi. Per le opere più complesse è necessaria una figura di grosso spessore, quanto meno un manager di chiara fama. Questa figura, tecnicamente, si chiama Responsabile unico di procedimento (Rup) al quale vanno affidati tutti gli incarichi relativi alla programmazione, progettazione, appalto, affidamento ed esecuzione dei contratti nonchè ultimazione dei lavori. E questa persona quindi avrà bisogno di essere affiancata da uno staff di tecnici di alto profilo.

Quindi è facile chiedersi: riusciranno i nostri sindaci a far fronte a questa situazione con il personale attualmente a loro disposizione? Se non ci riusciranno è evidente che i fondi messi a disposizione dal Pnrr andranno perduti. Ma forse no…perché, presagendo quello che temiamo in molti, il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, si è fatto già avanti proponendo di “destinare alla sua città le risorse che altre regioni non saranno in grado di usare”.

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La stazione di Macerata

Le Marche sperano molto che si possa trasformare la ferrovia adriatica in una linea di alta velocità per collegare il nord Italia con il sud lungo l’itinerario più breve. E il progetto era da tempo nel pensiero di molti. Senonché ci sono in cantiere dei progetti che viaggiano ben più veloci. Si tratta dell’alta velocità già finanziata non solo sulla linea Napoli-Bari ma anche sulla Salerno- Reggio Calabria. Due linee quindi che serviranno molto per bypassare le Marche. E, per quanto riguarda la viabilità stradale, è anche previsto il via libera per la superstrada che collegherà San Vittore (nel Lazio) con Termoli.

Il Prnn, tra gli altri suoi obiettivi, ha anche quello di riequilibrare le dotazioni infrastrutturali del sud con quelle del nord. Purtroppo non è sempre così. Infatti in un editoriale, il giornalista Gianfranco Viesti, evidenzia che “si investiranno 4,6 miliardi in nuovi asili nido, ma non si dice mai che essi si faranno dove non ci sono”. Più oltre aggiunge “nel Prnn ci sono già percentuali differenti perché il 40% non garantisce sull’equità territoriale d’insieme dell’intero Piano: sull’allocazione delle risorse all’interno del Sud, ma anche su una sufficiente copertura di altre aree meno forti del Paese, specie nelle regioni del Centro”. Così ad esempio sia la Toscana che  le Marche si trovano nell’Italia centrale ma è chiaro che mentre la Toscana già ha una dotazione infrastrutturale notevole, non altrettanto è per le Marche.

Altre “discrepanze” sono ancora più evidenti. Così ad esempio nel Prnn gli investimenti nell’alta velocità sono più al nord (8,5 miliardi) che al Sud (4,6 miliardi) con una quota marginale per il Centro. E questo soltanto perché, essendosi sempre investito al nord, è proprio in quelle regioni che ci sono molti progetti da ultimare.

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Giovanni Legnini, commissario alla Ricostruzione

E torniamo ad occuparci del problema della ricostruzione post sisma. Sicuramente il commissario straordinario alla ricostruzione, Giovanni Legnini, avrà accolto con soddisfazione quanto documentato con una indagine da parte della Sezione di controllo della gestione delle amministrazioni di Stato della Corte dei conti. Infatti nel rapporto si riferisce che le cause del ritardo nella ricostruzione post terremoto sono da addebitare al fatto che non esiste una organizzazione preposta alla gestione della ricostruzione. Cosa che era stata già evidenziata a suo tempo dallo stesso Legnini ma di cui si erano resi conto tutti i sindaci e tutti i terremotati già cinque anni fa. Era evidente infatti che un conto è l’attività della Protezione civile che interviene nell’emergenza e un conto è provvedere alla ricostruzione con una organizzazione specifica preposta alla gestione della macchina complessa del post sisma. E’ stato così ufficialmente riconosciuto che si sono persi cinque anni favorendo lo spopolamento. E la ricostruzione è partita solo grazie alle numerose modifiche organizzative e procedurali adottate da Legnini per semplificare e accelerare tutte le procedure.

E’ per questo che il commissario Legnini ora ha fatto appello ai terremotati per presentare entro il 30 giugno 2022 i loro progetti. Hanno tempo invece fino al 31 dicembre quelli che hanno avuto danni gravi nei loro fabbricati. Chi non lo farà ma abita nelle Sae sarà costretto a pagare l’affitto. E Legnini si è rivolto ai sindaci chiedendo loro di preparare un cronoprogramma per far partire i cantieri.

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Le macerie del sisma

Ma a questo punto i problemi sono altri. Innanzitutto c’è il rebus macerie in quanto vanno potenziate le aree di deposito degli inerti e individuati nuovi siti. Infatti per ricostruire bisogna demolire i fabbricati e quindi si creano macerie che si accumulano nelle aree di stoccaggio delle imprese specializzate. «Questa grave disfunzione – ha dichiarato in una recente intervista il presidente della Sezione lapidei e inerti di Confindustria Macerata, Claudio Cioli – provoca un pericoloso rallentamento dell’attività di ricostruzione e rischia di bloccarla se non viene rimossa in breve tempo». Infatti le macerie pubbliche da gestire ammontano a circa un milione e centomila tonnellate. Insieme a quelle private superano i 5,5 milioni di tonnellate. All’interno del cratere ci sono 44 impianti di gestione di rifiuti inerti, di cui 21 in provincia di Macerata, 13 in quella di Fermo e 10 in provincia di Ascoli. «La mancanza di siti di destinazione finale – ha precisato Claudio Cioli – provocherà una saturazione degli spazi negli impianti di lavorazione… E’ anche necessaria la deroga con semplificazione di alcune norme sulla gestione delle macerie, ancora parametrate ad una condizione ordinaria e non straordinaria come è quella attuale». Quindi è urgente consentire l’individuazione di siti in cui collocare i materiali riciclati come cave attive o dismesse.

Ma c’è anche un altro problema: la carenza di manodopera nel settore edile. Infatti molte imprese sono costrette a rinunciare a nuovi lavori per carenza di operai generici e figure professionali. Specialmente le piccole imprese, di 4 o 5 dipendenti si sono trovate infatti in questi ultimi mesi in gravi difficoltà per una serie di dimissioni di operai, giustificate dalla volontà di non vaccinarsi. E questo crea difficoltà non solo per la ricostruzione post sisma ma anche per i progetti presentati a seguito del Superbonus 100%.

Nei giorni scorsi sono usciti i dati relativi alla “moria di imprese” nella nostra regione. Ebbene su 492 aziende in meno registrate nelle Marche nel mese di novembre ben 477 sono maceratesi. Quindi il 97% del calo delle imprese marchigiane è nella nostra provincia e per la maggior parte sono piccole aziende del settore edile ma sono in calo anche le imprese del settore alloggi e ristorazione (con meno 16,6%) e quelle delle attività manifatturiere (con meno 12,6%). Secondo la Cna soltanto per il settore edile si può supporre che ci sia un riassorbimento delle micro partite Iva nell’ambito delle grosse imprese che sono impegnate nel Superbonus e nella ricostruzione post sisma.



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