Visita a Monte San Giusto
per l’Accademia italiana della cucina

LA DELEGAZIONE di Macerata ha incontrato il sindaco Andrea Gentili, ha potuto ammirare la pala d'altare del Lotto e ha degustato le specialità del ristorante "Nicoli"
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Luigi Donnari

 

di Ugo Bellesi

Ha avuto successo oltre ogni aspettativa la visita che la delegazione di Macerata dell’Accademia italiana della cucina ha fatto a Monte San Giusto, città della calzatura ed oggi anche della cultura. Ricevuti dal sindaco Andrea Gentili, gli accademici si sono incontrati nel ristorante “Nicoli” con Luigi Donnari, titolare, con la moglie Maria Alzapiedi, del famoso pastificio artigianale “La pasta di Aldo” i cui prodotti hanno portato il nome di Monte San Giusto, e quindi delle Marche, in tutto il mondo. La parte culturale della visita a questa accogliente cittadina del nostro entroterra era costituita dalla possibilità di ammirare, nella chiesa di Santa Maria in Telusiano, della celebre pala d’altare di Lorenzo Lotto che la realizzò nel 1531, disegnando anche la splendida cornice. La vicende storiche del dipinto e le sue caratteristiche più significative sono state illustrate con dovizia di particolari da una guida molto preparata che poi ha accompagnato gli ospiti ad ammirare anche il palazzo fatto costruire dal vescovo Nicolò Bonafede come sua residenza personale. Si tratta di una delle maggiori costruzioni del rinascimento nelle Marche, insieme al palazzo ducale di Urbino. Causa terremoto si è potuto visitare soltanto il suggestivo cortile rinascimentale. Più interessante la visita al museo di palazzo Bonafede con numerose opere d’arte. Nel ristorante “Nicoli” protagonista dell’incontro con gli accademici maceratesi è stato appunto Luigi Donnari il quale ha raccontato la storia della sua vita e quindi della “Pasta di Aldo”, nata dalla passione sua e della consorte Maria, di ricreare la pasta come la preparavano le vergare tutte le domeniche e alle “feste comandate” (come si diceva allora). Egli infatti sostiene che le moderne macchine dei pastifici sottopongono l’impasto di farina e uova ad uno stress troppo violento rispetto alla pressione che invece poteva e può esercitare le mani di una donna. Pertanto nella sua azienda artigianale ha dovuto creare delle macchine che, nel manovrare l’impasto, avessero meno pressione per cui la massa arriva al taglio finale ancora abbastanza umida, in modo tale che, al termine dell’asciugatura, che avviene molto lentamente, la sfoglia rimanga ancora porosa. E questo consente non solo una cottura in 4 o 6 minuti ma anche un maggiore amalgama con il sugo. Molta è l’attenzione che Donnari dedica alle macchine, ed il suo metodo di lavorazione ha avuto dal Ministero il brevetto totale a tre livelli.

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Il sindaco Andrea Gentili

Il sindaco Andrea Gentili si è congratulato con Donnari per i suoi successi, ma ha voluto in particolare ringraziare gli accademici per aver scelto Monte San Giusto per ammirare parte del patrimonio culturale che possiede la città. «Patrimonio che ogni anno – ha spiegato il primo cittadino – richiama sempre un maggior numero di visitatori. Il che ha incrementato anche le potenzialità ricettive di Monte San Giusto per cui ci sono persone che alloggiano qui da noi poi un giorno vanno al mare, quello seguente visitano le grotte di Frasassi». Ha raccontato poi che quando ci sono ospiti stranieri si riconoscono subito e quindi spesso egli si presenta e, spiegando che è il sindaco a riceverli, essi restano sempre piacevolmente stupiti dell’accoglienza. Evidentemente non succede in nessun’altra parte del mondo. Il momento gastronomico della visita non poteva che essere dedicato alla degustazione di alcuni dei prodotti della “Pasta di Aldo”. Non potendoli assaggiare tutti (cosa impossibile), in base a precedenti esperienze del ristorante “Nini”, ci si è limitati a cinque degustazioni iniziando con “Pasta integrale all’uovo Neno” (si tratta di semola di grano duro Nazareno). Il condimento era a base di zucchine gratinate, fonduta e parmigiano. Si è passati poi all’assaggio di “Chiara”, una pasta confezionata senza tuorlo ma soltanto con chiara d’uovo (e solo una parte liofilizzata). Il condimento consisteva in aglio nero, peperoncino e tartara di scampi. E’ stata poi la volta dei “vincisgrassi” in onore dei visitatori maceratesi. Quindi è arrivato il turno dei “Farrini” (pasta all’uovo confezionata con semola di farro) conditi con un sugo di spinaci, agnello e pecorino. La lunga degustazione si è conclusa con le famose “tagliatelle amalfitane” il cui nome deriva dal fatto che la pasta è un po’ più spessa per andare incontro al gusto meridionale. Tra qualche tempo saranno in vendita anche le “tagliatelle marchigiane”. Sarà l’occasione opportuna per tornare a Monte San Giusto per ammirare di nuovo la “Crocifissione” del Lotto e per gustare un’altra “sinfonia di sapori”?

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La pala d’altare del Lotto



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