Sibillini Summer School,
le proposte dei giovani
per immaginare un nuovo futuro

IDEE - Una casetta in legno in mezzo al bosco per il turismo esperienziale, un progetto di filiera locale della lana, una rivista per raccontare il territorio dell’Appennino in modo fantastico: questo il risultato dell'esperienza di 30 ragazzi e ragazze arrivati da tutta Italia nell'entroterra
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I giovani della Sibillini Summer School

 

di Monia Orazi

Una casetta in legno in mezzo al bosco per il turismo esperienziale, un progetto di filiera locale della lana, che possa servire per recuperare gli scarti degli allevamenti e dare nuove possibilità economiche, una rivista per raccontare il territorio dell’Appennino in modo fantastico e andando oltre le prospettive consuete.

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Giovanni Legnini

Sono queste le proposte operative già realizzate nate durante la Sibillini Summer School, finanziata dalla presidenza del Consiglio, che si è conclusa ieri al rifugio di Mambrica un piccolo angolo di terra tra Monte d’Aria e Torre Beregna, nel territorio del Comune di Serrapetrona. L’esperienza che ha messo insieme 30 ragazze e ragazzi, provenienti da varie zone d’Italia e delle Marche, nel progetto durato tre settimane organizzato dall’Ambito territoriale sociale, con referente Silvia Sorana ha portato questi giovani a vivere tra Pioraco, Tolentino e Visso e ad occuparsi di progetti di sviluppo della filiera tradizionale della lana, di quella del legno e della gestione del bosco, di nuove narrazioni per rappresentare le leggende, i miti e le storie che sono legate ai Monti Sibillini.  I risultati di tanto lavoro sono stati presentati ieri pomeriggio alla presenza di Fabrizio Barca ex ministro inventore della strategia nazionale delle aree interne, del commissario straordinario alla ricostruzione Giovanni Legnini, dei presidenti delle tre unioni montane dei Monti azzurri Giampiero Feliciotti, di Camerino Alessandro Gentilucci, di San Severino Matteo Cicconi, presente anche il sindaco dei Serrapetrona Silvia Pinzi, presenti tra il pubblico gli ex rettori Unicam Fulvio Esposito e Flavio Corradini. Ha affermato Fabrizio Barca: «Apprezzo questa metodologia di utilizzo dei fondi pubblici la modalità di formazione non unidirezionale, l’affrontare il cambiamento del senso comune. Voi ragazzi avete affrontato lo schema di narrazione dominante, si deve comunicare alla pancia, alle emozioni delle persone. Non conta solo l’aspetto di mercato per dare valore alle cose, ma ci sono degli asset finanziabili da una dimensione pubblica».

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Fabrizio Barca

Giovanni Legnini invece ha sottolineato il grande valore di questa esperienza che permette di innovare aspetti dell’economia tradizionale delle zone colpite dal terremoto. «Non è un futuro da indiani nella riserva –  ha detto Valerio Valeriani coordinatore dell’ambito sociale – quello che attende che queste terre, ma qui non si vivrà isolati, con la fibra le persone potranno venire e lavorare anche da qui». Gli ha fatto eco Giampiero Feliciotti: «Va sbloccata la problematica degli usi civici e delle comunanze agrarie, per creare i presupposti per una gestione sostenibile del bosco, se si continua così non si potrà partecipare ai programmi di sviluppo. L’altro aspetto fondamentale è quello di portare i giovani ad una residenzialità stabile nel territorio e farli restare, ma senza banda larga non verrà nessuno». Sono stati poi presentati i risultati concreti del della Sibillini Summer School: la prima è la rivista Naviganti d’Appennino che sarà stampata a breve e contiene 96 pagine di racconti, in prospettiva fantastica con illustrazioni ed è stata intitolata “chirocene”,  una parola nuova formata da antropocene e il rimando al chirocefalo del Marchesoni, il minuscolo organismo che popola il lago di Pilato. L’altro risultato tangibile è una casetta in legno per il turismo esperienziale nei boschi e l’utilizzo della lana che per gli allevatori rappresenta un rifiuto, per realizzare gli isolanti della casetta ed altri prodotti utili per il turismo, il racconto della transumanza la pacciamatura.

sibillini-summer-school-9-325x244I progetti sono partiti dall’analisi del territorio, in particolare si è esaminato l’allevamento della pecora sopravvissana che unisce la razza vissana alla merinos, evidenziando come ci sia un unico centro di raccolta della lana a Biella e per gli allevatori smaltirla sia un costo. Nasce da qui l’ipotesi di realizzare una filiera per creare nuovi prodotti. Per quanto riguarda il legno si sono messe insieme le discipline dell’architettura, delle scienze forestali e dell’economia, per un’analisi economica ed è emerso che il castagno calabrese utilizzato come materiale da costruzione è pressoché sconosciuto nelle Marche, dove il 30% del territorio è occupato da boschi e chi costruisce case in legno, compra il prodotto da fuori regione perché qui non c’è. Il problema è che oltre il 70% dei boschi sono in mano alle comunanze agrarie, che ne hanno in base agli usi civici la gestione assoluta e quindi molto spesso non si va oltre l’utilizzo del bosco ceduo, per ricavarne legna da ardere. Al contrario secondo l’analisi dei ragazzi si possono utilizzare i boschi in modo multifunzionale, per finalità turistiche, ricreative e didattiche, materiali da costruzione, ingegneria naturalistica con interventi sui versanti in frana. Un esempio è nel bosco di Mambrica, messo a disposizione dall’Unione montana dei Monti azzurri, il cui rifugio è stato inaugurato ieri dopo il ripristino ad opera di un’associazione di giovani, che è molto frequentato dagli amanti del turismo lento. La narrazione fantastica e immaginifica del territorio ha fatto da sfondo alla realizzazione della rivista in cui i ragazzi hanno detto di voler sconfinare in prospettiva futura, reinterpretando il territorio in chiave contemporanea e fantastica, per immaginare un nuovo futuro possibile.

 

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