Per l’acqua di San Giovanni

LA TRADIZIONE raccontata da Mario Monachesi
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di Mario Monachesi

Le erbe e i fiori devono essere raccolti da mani di donna o di bambino, al tramonto del 23 giugno. Mentre li si raccoglie la tradizione vuole che si reciti una preghiera. La “vaccinella” (bacinella), o “catì'” (catino) dove metterli a bagno per tutta la notte all’esterno della casa (in modo che possa beneficiare dei raggi della luna e della rugiada (detta degli dei, atta a benedire i nuovi nati), non deve essere di plastica.
Ognuno può raccogliere i fiori o i petali che vuole, quelli che trova. Anche se non esiste una regola precisa, l’usanza consiglia che oltre a rose, ginestre, papaveri, menta, fiordalisi, “rose puttanelle” (rose canine), lavanda, “trifojo”, caprifoglio, “sammugu” (sambuco), “marve” (malve), “erba de Santa Maria”, timo, amaranto, “vasillico” o “vaillico” (basilico), “camumilla” (camomilla); “sarvia” (salvia), “tresomarì” (rosmarino), “foje de le nuce” (foglie di noci), artemisia, ecc, ecc, non deve mai mancare: l’iperico (ritenuto scaccia diavoli, detto anche fiore di San Giovanni perché sfregando i petali, le dita si macchiano di rosso, cioè del sangue del Santo); la valeriana (regala quiete); l’alloro (da forza); la melissa (detta erba dell’allegria); l’assenzio (pianta legata a Diana, protettrice della buona salute della donna); il finocchio selvatico (protegge dagli inganni); l’avena (porta abbondanza). La mattina del 24, mentre ci si lava il viso e le mani, va recitata un’ulteriore preghiera. Il San Giovanni in questione è il Battista (Regno di Erode, fine primo secolo a. C.), il primo Santo a riconoscere Gesù come Maestro e, dedito a battezzare gli altri per la purificazione e la rinascita dello spirito. Anche Gesù si recò da lui per ricevere il battesimo. La notte del 23 la tradizione vuole che si faccia il nocino, un liquore ottenuto dal mallo della noce, a mezzo macerazione in alcool.

“La guazza de San Giovanni guarisce tutti li malanni”.

“San Gnoanni non vole inganni”.

 



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