Non consegnò il Tricolore ai tedeschi:
area verde intitolata al prof Brunellini

CIVITANOVA - La zona che ricade sul lato mare all'altezza del cortile dell'ex Casa del Balilla di viale Vittorio Veneto prenderà il nome dell'insegnante di educazione fisica della scuola media "Annibal Caro", figura storica della città
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Brunellini

Il professor Edmondo Brunellini

 

L’area verde che ricade sul lato mare all’altezza del cortile dell’ex Casa del Balilla di viale Vittorio Veneto sarà intitolata al professor Edmondo Brunellini, figura storica di Civitanova, insegnante di educazione fisica nella scuola media “Annibal Caro”. La Commissione toponomastica, nella seduta dell’11 maggio scorso, ha espresso parere favorevole alla intitolazione dell’area verde, che dispone anche di un’area di gioco e di spazi per attività ludico-sportiva e dopo il passaggio in Giunta, l’amministrazione comunale provvederà far installare nel parco la targa in memoria dell’insegnante civitanovese. Il professor Edmondo Brunellini, insegnante di educazione fisica nella scuola media “Annibal Caro”, svolgeva in quel luogo le lezioni di educazione fisica ai tanti studenti che negli anni hanno frequentato la scuola media. Oltre ad essere uno stimato ed apprezzato professore di educazione fisica, il professor Brunellini era attivo nella società civile cittadina. Indimenticato presidente dei Bersaglieri in congedo, era stato tenente colonnello nei Bersaglieri e viene ricordato anche per un eroico gesto, attuato con altri commilitoni. Alla firma dell’armistizio del 1943 i tedeschi considerarono traditori i soldati italiani, i quali dovettero riconsegnare armi e bandiera ai tedeschi. Allora la bandiera era il simbolo di valore e di appartenenza per la quale si combatteva e tanti uomini, donne, giovani e bambini perirono con coraggio in gesti eroici. Il professor Brunellini e gli altri soldati italiani furono costretti a consegnare le armi e altro che avessero con sé, tra cui la bandiera italiana di guerra. Ubbidirono e consegnarono tutto, ma con un espediente salvarono la bandiera, a loro rischio e pericolo. Qualcuno propose di bruciarla per non consegnarla al nuovo nemico, ma scelsero un altro sistema: tagliarono la stoffa tricolore in sei pezzi che altrettanti ufficiali conservarono celandoli alla meglio ai tedeschi. L’asta che la reggeva fu divisa in cinque parti, anch’essi presi in custodia da altri ufficiali. Furono salvate anche medaglie e poco altro, anch’essi consegnati al gruppo formato da tredici soldati. L’auspicio era che finita la guerra e scampati alla prigionia, quel simbolo di un’Italia ferita potesse essere riscostruito. E così fu: dodici pezzi vennero recuperati, il tredicesimo no perché il suo possessore venne meno. Le cose andarono poi come tutti pensarono: Brunellini e compagni furono tradotti nel lager, subirono fame, freddo, umiliazioni e minacce, ma alla fine si salvarono e tutti tornarono in patria, tranne uno. Dopo qualche anno, cominciò la ricerca dei lembi di stoffa della bandiera e riuscì nell’intento. Venne ricostruita e nel 1982, solennemente consegnata all’allora ministro della difesa Giovanni Lagorio. Oggi la bandiera è conservata nel sacrario dell’Altare della Patria a Roma.



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