«La povertà è in forte crescita
e riguarda le famiglie italiane
Ma la Caritas non è un bancomat»
INTERVISTA a Lorenzo Cerquetella, direttore della Caritas Diocesana Macerata. «Nel capoluogo c’è l’Emporio della solidarietà. Prima seguivamo circa 50 nuclei ora sono arrivati a 90. Solo a Porto Recanati, con lo scoppiare della pandemia, si sono presentante al Centro di Ascolto 450 persone»
di Luana Spernanzoni (foto Fabio Falcioni)
Sembra tranquilla Macerata, come di consueto e più che mai in questo periodo di lockdown dalle tinte variabili. Sono tante le saracinesche giù e sono molti i negozi dalle vetrine pannellate che non riapriranno. La crisi economica è percepibile, anche se il disagio sociale non alza la voce, non scende in piazza.
I dati che l’Istat ha rilasciato il mese scorso segnalano l’ulteriore crescita della povertà assoluta nel nostro Paese. Sono ormai oltre 2 milioni le famiglie povere, con un incremento di 335 mila unità rispetto al 2019. E le persone interessate dal fenomeno sono 5,6 milioni, vale a dire oltre un milione in più rispetto all’anno precedente. Cifre spaventose, che la Caritas Italiana tocca con mano soprattutto nelle grandi città dove liste di “nuovi ingressi” di coloro che chiedono aiuto si allungano.
Com’è la situazione del tessuto sociale nel maceratese dopo un anno di emergenza epidemiologica da Covid? Lo chiediamo a Lorenzo Cerquetella, direttore della Caritas Diocesana che raccoglie 13 Comuni del territorio della Diocesi. Cerquetella non ama esporsi e richiamare l’attenzione dei media sulle tante iniziative a sostegno dei più fragili che la Caritas svolge non solo in città ma che attiva, con misure di sostegno a seconda dei bisogni, nei singoli Comuni della Diocesi. Preferisce lavorare in silenzio a testa bassa per dare aiuto ai chi ha più bisogno, senza clamore né riflettori.
«Nel primo periodo della pandemia- racconta il direttore Caritas- abbiamo affiancato i sindaci per far fronte alle tante situazioni nuove che man mano emergevano. Abbiamo seguito e stiamo seguendo persone che hanno visto all’improvviso lo stop della propria attività, persone che non riuscivano a pagare le bollette, molte famiglie cadute in estrema difficoltà e che hanno bisogno di sostegni economici e anche alimentari».
Un contesto di povertà crescente e che non ha pochi sostegni. Le risorse economiche dalle istituzioni non arrivano, e il nostro territorio non fa eccezione. Non solo, il “terzo settore”, ovvero l’insieme delle associazioni di volontariato che forniscono assistenza e servizi sanitari e socio-assistenziali, ha visto diminuire le risorse pubbliche proprio nel momento in cui ce n’è più bisogno mettendo così in difficoltà il sistema di solidarietà alle categorie più fragili.
«A Macerata c’è l’Emporio della solidarietà. Prima seguivamo circa 50 famiglie ora sono arrivate a 90. Novanta nuclei familiari che seguiamo a secondo delle criticità manifestate. Le misure di prevenzione impongono di seguirle telefonicamente, poi prepariamo il pacco alimentare e lo consegniamo all’ingresso. Partner dell’iniziativa sono il Comune di Macerata, il Centro di Ascolto e prima Accoglienza di Via Rampa Zara, Gruppo di volontariato San Vincenzo e Acli Macerata. La pandemia ha stremato tantissime persone, specie le categorie più fragile e già povere»
«La Caritas -ci tiene a sottolineare Cerquetella – non è un bancomat. Lo scopo è sensibilizzare i cristiani alle necessità delle persone bisognose che non sono in prevalenza straniere ma sosteniamo tantissime famiglie italiane. In questo momento sono tantissimi gli italiani in gravi difficoltà economiche nella nostra Diocesi. Solo a Porto Recanati, con lo scoppiare della pandemia, si sono presentante al Centro di Ascolto 450 persone “nuove”, alle quali, pur con le mille difficoltà venutasi a creare, “il sistema Caritas” ha cercato di far fronte ed aiutare».
Per fronteggiare le nuove povertà Caritas non fa da sola. E forse è questa la propria forza. Si ascoltano i bisogni, si verificano le criticità e si attiva una sinergia solidale che coinvolge le amministrazioni comunali, onlus e altre istituzioni; una rete di solidarietà che parte in primis dalle parrocchie.
Come siete organizzati?
«Lavoriamo a livello di “Unità Pastorali” ovvero le parrocchie si uniscono in quanto limitrofe e collaborano per rispondere ai bisogni dei bisognosi».
Chiediamo informazione circa gli immigrati in città. «Sono un po’ diminuiti, forse stabilizzati numericamente quelli che ricorrono a noi. Il fenomeno che riscontriamo è che l’emergenza povertà travolge soprattutto le famiglie italiane».
Come evidenziano tutti i dati dei differenti osservatori istituzionali, la nuova povertà nel nostro Paese ha un volto differente rispetto al passato: riguarda le famiglie, specie la donna italiana, con due figli e un’età media intorno ai 40 anni. E a livello locale lo scenario non è diverso.

Com’è la condizione della donna che rileva Caritas Macerata?
«Osserviamo – continua Cerquetella- che per quel che riguarda il mondo islamico è sempre l’uomo che si espone e si avvicina a noi. Mentre le donne sole che chiedono sostegno alla Caritas sono per lo più sud americane. Abbiamo anche aiutato molte badanti che l’epidemia da Covid ha messo in difficoltà, sia perché si sono ammalate, sia perché hanno perso il lavoro. È successo anche che una donna sia stata licenziata su due piedi perché si è ammalata con il Coronavirus».
Direttore cosa chiede alle istituzioni civili e religiose?
«Collaborazione – risponde senza esitazione il diacono Cerquetella – non ci interessa la ribalta mediatica. Serve la collaborazione sinergica che ci aiuti a lavorare nel nascondimento come dice il Vangelo». E fugge via ad aiutare gli ultimi nell’ombra .

