Acquaroli e Legnini incontrano i sindaci
«Insieme per rigenerare le Marche,
almeno 600 milioni dal Recovery Plan»

FERMO - Sisma, Covid e sviluppo al centro dell'incontro al teatro dell'Aquila voluto dal presidente della Regione e dall'assessore Castelli con i Comuni colpiti dal terremoto del 2016. Il commissario alla ricostruzione: «Piena intesa, ora devono pronunciarsi Governo e Parlamento». Il governatore: «Fondamentale ripartire dai territori. Ci giochiamo la partita della rigenerazione con risorse da utilizzare nella migliore maniera possibile»
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di Andrea Braconi

Di emergenza (sismica) in emergenza (sanitaria), le Marche provano a rialzare la testa. Proponendosi come modello nazionale. È l’auspicio, anzi, l’obiettivo che la Regione Marche ha voluto condividere con diversi sindaci provenienti dalle province colpite dai terremoti del 2016. Un incontro ospitato all’interno del teatro dell’Aquila, alla presenza del commissario straordinario Giovanni Legnini.

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Il governatore Francesco Acquaroli

“Oggi con i colleghi sindaci siamo su un altro fronte, che non avremmo mai pensato 2 anni fa. Eppure anche questo significa essere sindaco, cioè essere pronto all’imponderabile” ha rimarcato in apertura il primo cittadino Paolo Calcinaro, che si è detto onorato per il fatto che la stessa Regione abbiamo pensato ad una sede che ribadisce la baricentricità della provincia fermana sul tema sisma. “Ascoli e Macerata hanno avuto zone martoriate, ma noi continuiamo ad offrirci come luogo di incontro” ha concluso.

Ricostruzione e rigenerazione, due temi strategici al centro dell’incontro. Temi che guardano al futuro, come ha sottolineato il prefetto Vincenza Filippi. “Dobbiamo mettere ancora di più in questi due temi il senso etico delle istituzioni, che deve fare la differenza”.

“Il Covid ci ha un po’ allontanato ma credo che la possibilità di rivedersi in presenza sia uno strumento importante per riprendere un cammino davanti a sfide essenziali – ha affermato il presidente Francesco Acquaroli -. Abbiamo scelto Fermo non solo perché baricentrico ma perché pensiamo sia fondamentale ripartire dai territori. Ci giochiamo la partita fondamentale della rigenerazione della regione, con risorse da utilizzare nella migliore maniera possibile. Insieme all’assessore Castelli abbiamo pensato ad una riunione che potesse dare un coinvolgimento diretto ai sindaci, mentre lunedì prossimo avremo un incontro con il ministro Gelmini durante il quale cercheremo di avere un’interlocuzione diretta su temi centrali come questi”.

Emozionato l’ingegner Stefano Babini, da poco a capo dell’Ufficio Speciale Ricostruzione. “Il mio pensiero va ai sindaci, per tutto quello che subiscono. Le nostre porte sono aperte per qualsiasi esigenza, perché vogliamo essere presenti e vicini. Cerchiamo di fare insieme un bel lavoro”.

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L’assessore regionale Guido Castelli

“Calcinaro ci ha messo a disposizione la piattaforma dell’Aquila – ha esordito l’assessore regionale Guido Castelli – ed il presidente Acquaroli ha voluto fortemente che le nostre valutazioni si facessero coinvolgendo i sindaci. È un po’ il modello del sisma del 1997, rispetto ad una grande scadenza che si profila all’orizzonte come il Recovery Plan. Occorre unire l’urgenza di una ricostruzione fisica all’urgenza della rigenerazione economica, per evitare che una volta ricostruite le case restino drammaticamente vuote”.

Nel piano ai territori del centro Italia colpiti negli ultimi 10 anni dal terremoto sarà destinato 1 miliardo e 780 milioni per le aree colpite dagli ultimi tre sisma, L’Aquila, Emilia Romagna, e Centro Italia. Mentre dal contratto istituzionale di sviluppo arriveranno inizialmente 160 milioni destinati alle aziende e alle attività economiche. Castelli ha spiegato che per le Marche, di questi fondi “arriveranno almeno 600 milioni. Si impone di trovare una governance, ovvero la possibilità di una piena adesione dei territori alle soluzioni da proporre. Il commissario Legnini ha voluto raccogliere l’esigenza che anche rispetto al Recovery Plan le cose che faremo saranno comunque formulate d’intesa con le Regioni. Perché per gestire i nostri boschi e l’economia circolare di Ussita, Pieve Torina e altri luoghi lo sanno fare meglio gli abitanti che chi comanda da Roma”.

Castelli ha fatto anche un primo punto sulla ricostruzione, che dovrà essere tempestiva ma anche di qualità. “Quella privata sta prendendo la forma che tutti aspettavamo, ma ora c’è la grande partita di quella pubblica, come ad esempio rafforzare i meccanismi tecnici e professionali. L’Usr sta assumendo nuove professionalità legali per rafforzare le stazioni appaltanti, ma tutto ciò accadrà rispettando l’autonomia dei Comuni. Non devono esserci alibi: la ricostruzione è una grande questione democratica e noi vogliamo che la ricostruzione delle Marche sia un modello che tra qualche anno si dirà che ha funzionato”.

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Giovanni Legnini, commissario alla ricostruzione

Molto atteso l’intervento di Legnini, che ha ricordato quel 9 marzo 2020 ed un primo incontro nelle vesti di commissario, durante il quale arrivò la notizia della dichiarazione del lockdown nazionale. “Qui a Fermo c’è l’avvio di un confronto e di una discussione sulla seconda gamba del percorso di rinascita dei territori colpiti dal sisma. La prima per fortuna cammina, ma bisogna aggiungere la seconda per tenere in equilibrio il sistema sociale, economico ed istituzionale di questi territori bellissimi, che meritano un’incisiva azione di ripresa e rinascita. Sul Recovery d’intesa piena con il presidente della Regione e i rappresentanti dei sindaci abbiamo proposto queste due macrolinee di azione che dovranno trovare definitiva conferma a livello nazionale”.

Serve per Legnini una riqualificazione urbana capace di rendere questi borghi più attrattivi, in termini di vita e di lavoro. Il secondo punto riguarda il tessuto produttivo in un sistema incentivante. “Dobbiamo chiedere una priorità sulle linee di azione generale, cioè quello stesso meccanismo riservato alle regioni del Mezzogiorno. Sulla governance di questo grande programma di investimento devono pronunciarsi Governo e Parlamento, anche in materia di riforme e semplificazioni, ma vorrei dire in modo esplicito che sono assolutamente convinto che questo Governo multilivello, cioè Stato centrale, Regioni e Comuni, debba essere quello capace di governare programmazione, indirizzi e regole di utilizzo delle risorse”.

Proprio la gestione della pandemia ha posto all’Italia e a tutte le sue articolazioni un grandissimo interrogativo: chi decide e su che cosa? “Noi uno strumento ce l’abbiamo: è la cabina di coordinamento, con il commissario straordinario, i presidenti di Regioni e sindaci attraverso un loro rappresentante: un luogo adeguato ed esentato da quella conflittualità permanente che caratterizza la vita pubblica del nostro Paese da decenni. Vi invito a non sottovalutare il contratto istituzionale di sviluppo inserito nell’ultima legge di bilancio, uno strumento anticipatorio di alcune misure del Recovery Plan, con oltre 200 milioni che potranno creare l’innesco di questo processo di sviluppo”.

57579476-2086-4612-8552-0724cb66fa13-1024x768Un altro passo indietro nel tempo, per riprendere il filo di un discorso intrapreso con Acquaroli poco dopo il suo insediamento. “Durante un colloquio – ha ricordato Legnini – il presidente mi aveva chiesto quanti quanti decreti di concessione del contributo avremmo potuto raggiungere a primavera. Il mio obiettivo era 2.000, Acquaroli disse che si sarebbe accontentato di 1.500, ma grazie a Usr e Comuni siamo abbondantemente oltre quelle previsioni: solo nei primi 3 mesi del 2021 abbiamo emanato 1.600 decreti, con un ritmo di 500-600 al mese. Numeri che possono e debbono migliorare perché dobbiamo recuperare il tempo perduto, soprattutto in alcuni Comuni che registrano ancora difficoltà. Ma adesso possiamo dire che la ricostruzione è partita, come proseguirà dipenderà da noi. A distanza di un anno tutto ciò che potevamo mettere in campo lo abbiamo fatto, ma adesso i soggetti responsabili dell’attuazione, privati e pubblici, debbono esercitare fino in fondo la loro parte e utilizzare gli strumenti a disposizione”.

FermoLegnini, inoltre, ha spiegato come il tema superbonus edilizio sarà ulteriormente chiarito nei dettagli, essendo già chiari i principi. “Aspettiamo dall’Agenzia delle Entrate il varo di questa guida che abbiamo contribuito a produrre. Da noi, rimanendo sulla ricostruzione, pendono 10.000 domande che attendono di essere esaminate: una parte importante è nei Comuni; un’altra consistente presso gli studi dei professionisti; un’altra ancora presso l’Usr. Resto il punto dolente della ricostruzione pubblica, ho ben presenti i numerosi problemi nei territori ma se i vostri uffici rispetteremo i cronoprogrammi entro quest’anno dovrebbero aprire 600 cantieri della ricostruzione pubblica più quelli varabili con ordinanze speciali”.

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Presente anche Sandro Parcaroli, sindaco di Macerata

Acquaroli, sollecitato sul tema, ha voluto precisare come il ruolo della cabina regia resti centrale, ma il ritardo accumulato su ricostruzione e danni risulti ancora determinante per una ripresa dell’attività economica e sociale. “Abbiamo necessità di far comprendere bene al Governo e alla politica il danno che la nostra regione ha subito e la potenzialità che la nostra regione ha. Dobbiamo essere aiutati, c’è un livello dove la politica ha il diritto e il dovere di incidere, è assolutamente necessario che i territori riescano a far comprendere le situazione che ci sta trascinando in una crisi senza precedenti. Scontiamo un ritardo imperdonabile sulle infrastrutture ed abbiamo il dovere di gridare aiuto con forza alle istituzioni centrali”.

Tornando sul Recovery Plan, il sub commissario Gianluca Loffredo ha spiegato come questo possa avere due tipi di misure: investimenti e riforme. “Per la rigenerazione urbana che piace all’Europa c’è una linea A con interventi che vanno visti all’interno di una griglia con 6 obiettivi. Altro aspetto riguarda il timing e il costing: sui tempi pretendono il rispetto dei tempi e qui l’impiego di una governance multi livello: sui costi non è stata fatta una ricognizione territoriale ma tracciate delle linee, bisognerà essere confidenti che quei costi verranno matchati con gli interventi messi in campo. Sulla misura B è tutto incentrato sull’economia circolare, con misure dirette alle aziende”.

GLI INTERVENTI DEI SINDACI

Ad aprire la sequenza degli interventi dei sindaci Marco Fioravanti, primo cittadino di Ascoli Piceno. “Questo è un confronto costruttivo che per noi è una novità: l’abbiamo invocato per tanti anni e crediamo possa portare ad un’evoluzione verso una politica sartoriale, mentre negli anni sono state fatte troppo spesso politiche orizzontali, senza un ascolto. La nostra grande sfida che può partire dalle Marche è azzerare gli zeri dentro le nostre Ragionerie, cioè spendere le risorse e trasformarle in opportunità economiche. Abbiamo lanciato anche il progetto di collegamento della Ferrovia dei Due Mari, un’opportunità verso la capitale per i Comuni colpiti dal sisma. Ma sarà importante investire una parte delle risorse comunitarie per il rilancio economico e culturale dell’area del cratere”.

Per Sarnano presente il sindaco Luca Piergentili: «Nel mio breve intervento chiedo di velocizzare la fornitura per i paesi montani della banda ultra larga attraverso la fibra e la necessità di investire parte dei fondi del Recovery Plan per lo sviluppo turistico delle zone terremotate».

Per Tolentino presente il sindaco Giuseppe Pezzanesi. “Le ordinanze straordinarie per le scuole permetteranno alle famiglie di rimanere nel territorio. Non possiamo continuare a spendere per strutture nei centri storici che non garantiscono sicurezza, ma bisogna fare presto: dalle cose più importanti, compresi gli ospedali, dobbiamo ripartire”. Pezzanesi ha toccato anche il tema delle case di riposo colpite dal Covid, ribadendo le difficoltà relative ai bilanci ed invitando la Regione ad un intervento immediato nei confronti di quei “custodi della nostra società”.

Franco Capponi, primo cittadino di Treia, ha portato alcune considerazioni su quella che ha definito la frattura dell’Italia centrale e di uno scivolamento della qualità della vita che mette molta preoccupazione. “Oggi invece abbiamo parlato di cose che possono invertire questa tendenza. Avevamo chiesto un cambio di passo sulla ricostruzione e questo è avvenuto anche in modo migliore rispetto a quello che pensavamo. Ci sono però alcune problematiche sul campo, come la ricostruzione pubblica che è indietro e la carenza di imprese”.

 

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