Imprese artigiane, l’allarme di Cna:
«Nel 2020 sono 113 in meno»

I DATI dell’osservatorio della Confederazione relativi al Maceratese, commentati dal direttore provinciale Luciano Ramadori: «La paura congela l’artigianato. Ora l’attenzione è rivolta alla seconda metà del 2021»
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Luciano Ramadori, direttore Cna Macerata

 

Luciano Ramadori, direttore Cna Macerata, illustra e commenta gli ultimi dati forniti dall’Osservatorio lavoro della Cna, curato dal Centro studi della Confederazione, che analizza mensilmente le tendenze dell’occupazione nelle imprese artigiane, micro e piccole, dal dicembre 2014 all’inizio della stagione di riforme, che ha profondamente modificato il mercato del lavoro italiano. «Nel 2020 – dice Ramadori – non si è salvato dalle conseguenze socio-economiche dell’emergenza sanitaria nemmeno il lavoro artigiano. In tutta la Penisola, sono poco meno di 5mila le imprese artigiane (per la precisione 4.783) che mancano a fine dicembre 2020 allo stock del 2019 e 12mila i dipendenti rimasti senza lavoro. Nella provincia di Macerata al 31 dicembre 2020, rispetto a fine 2019, mancano all’appello 113 imprese artigiane, un dato che si scosta di pochissimo dalla media nazionale. Nonostante la diminuzione complessiva, possiamo dire che l’artigianato – rileva il direttore Cna – ha sostanzialmente resistito allo tsunami Covid-19, registrando un calo dello 0,3% dopo che, a livello nazionale, abbiamo registrato quattro anni di crescita ininterrotta. Nella nostra provincia, registriamo analogamente la stessa tendenza nazionale, con la differenza che l’incremento strutturale delle imprese artigiane qui si era arrestato già col sisma del 2017». Ramadori puntualizza la straordinarietà del periodo che non permette di avere un dato naturale ma anzi influenzato dalle misure a sostegno del reddito e a difesa dell’occupazione, quali cassa integrazione e divieto di licenziamento: «il combinato disposto di crisi economica e misure di sostegno all’occupazione ha determinato una brusca interruzione nell’avvicendamento sui posti di lavoro. Nel 2020 i tassi di assunzione e di cessazione sono stati i più bassi degli ultimi quattro anni. Da un lato la crisi economica ha frenato le assunzioni (-18%), dall’altro il blocco dei licenziamenti ha prodotto una brusca riduzione delle cessazioni (-13,1%). In entrata e in uscita, insomma, le posizioni permanenti sono rimaste congelate». Stallo ancor più marcato nella provincia di Macerata. «Qui le dimensioni ridotte delle imprese artigiane e una storica riluttanza a licenziare da parte dell’artigiano maceratese, hanno fatto sì che il saldo tra cessazioni e assunzioni in un anno non ha superano le 100 unità». Maggiore mobilità, viceversa, è stata registrata nelle tipologie contrattuali a termine, utilizzate per fare fronte alle necessità temporanee: «una situazione pericolosamente sospesa – conclude il direttore Cna – che potrà volgere al meglio a condizione che, nei prossimi mesi, si realizzi su una solida ripresa della domanda, possibile solo con il successo della campagna vaccinale. Al contrario, tanti artigiani e piccole imprese si troverebbero nella dolorosa condizione di dover ridurre gli organici, se non addirittura di essere costretti a cessare la stessa attività».



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