«Se si può andare in fabbrica o in chiesa
allora possiamo lavorare anche noi»
Protesta del mondo dello spettacolo (Foto)

MACERATA - Attrici e attori, anche volti noti come Piero Massimo Macchini, direttori artistici, registi e altri lavoratori del settore hanno aderito alla manifestazione di questo pomeriggio in piazza Mazzini per chiedere garanzie future e ristori. I sindacati al lavoro con la Regione per trovare soluzioni nel breve periodo
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La protesta in piazza Mazzini

 

di Federica Nardi (foto di Fabio Falcioni)

«La mia famiglia è ripartita con gli spettacoli anche dopo la pandemia del 1920, è la prima volta dal tempo dei Romani che lo spettacolo viene fermato. Se si può lavorare in una fabbrica si può stare con la mascherina anche in teatro, al circo e in qualunque altro posto». Ulisse Takimiri (nome d’arte di Sebastiano Taddei) dell’omonimo circo è una delle voci che oggi in piazza Mazzini a Macerata ha protestato per la crisi profonda in cui versa il settore dello spettacolo dal vivo da un anno a questa parte.

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Ulisse Takimiri

Settore già in crisi da prima ma che le chiusure dovute alla pandemia hanno colpito ancora più duramente dato che la stabilità del lavoro, in questo come in altri ambiti, è un diritto che in pochi hanno. Un centinaio i manifestanti, chiamati a raccolta da Cgil, Cisl e Uil in una protesta che oggi si svolge anche in altre piazze italiane. Questa piazza è stata scelta perché a pochi passi c’è lo Sferisterio, teatro all’aperto simbolo del territorio.

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Piero Massimo Macchini

«Il mondo dello spettacolo – prosegue Takimiri -, ha bisogno di rispetto. Siamo fermi da marzo ma abbiamo pagato le tasse per intero. Io ho 57 anni e faccio spettacolo da quando ne avevo 5, non saprei cos’altro fare. Se si può fare un altro lavoro si può fare anche il nostro. Basta disparità. O ci fate lavorare o ci mantenete».

Il problema dello spettacolo dal vivo riguarda a catena anche i locali, le maestranze, le professionalità che ruotano intorno a chi va in scena. Per questo in piazza si sono trovati anche attrici e attori, professioni sartoriali, artisti di strada, direttori artistici e registi. Presente ad esempio il noto attore Piero Massimo Macchini e il direttore artistico di Musicultura Ezio Nannipieri.

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Alessandro Gay

«Ci sono lavoratori stabilizzati di qualche teatro, dello Sferisterio o della Form. E poi ci sono tantissime partite Iva e precari. Tante professionalità che rischiamo di perdere se non riaprono i teatri – dice Alessandro Gay, segretario Fister Cisl Marche -. Difficile dire anche quanti sono, 600 sono quelli mappati. La situazione è che appena ti fermi non ci sono ammortizzatori sociali». Le richieste sono quindi di pensare «ammortizzatori sociali e ristori che aiutino tutti questi lavoratori che non possono accedere alla Cassa integrazione. E poi pensare una ripartenza non solo assistenziale ma con politiche attive, trovare un modo di riaprire i teatri». Le Marche, del resto, sono ricche di teatri, anche molto piccoli e molto belli. Per questo sindacati e realtà del settore hanno proposto alla Regione un primo step per ripartire.

L’attrice Elena Fioretti del movimento di artisti Cam (coordinamento artisti scena marchigiana) nato durante il lockdown, ha partecipato alla messa a punto della proposta che prende il nome di “Cura teatri” e che riguarda circa 100 teatri marchigiani. «A livello generale chiediamo una riforma del settore spettacolo, perché i problemi c’erano anche prima – sottolinea Fioretti -. In Regione abbiamo avviato un dialogo per chiedere ristori immediati e anche riforme strutturali di alcune leggi, come la 11, che danno maggiore aiuto alle realtà più grandi quando invece nelle Marche ci sono moltissime realtà piccole, anche maestranze e tecnici che hanno bisogno di più attenzione. Con “Cura teatri” proponiamo invece il censimento degli spazi per rivitalizzarli dal punto di vista tecnico e farci una programmazione artistica, affidando i teatri che non hanno ancora una gestione a professionisti e associazioni».

 

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Ilenia Ciarrocchi

 

Tra le professioni a rischio anche quella dei musicisti. Tra i presenti Ilenia Ciarrocchi, cantautrice emergente con il nome d’arte La complice, che oggi è scesa in piazza mostrando un cartello con l’hashtag scelto a livello nazionale per gli emergenti italiani: #fuoriposto. «C’è stata ipocrisia a lasciare aperti mercati, chiese e metropolitane, mentre nei teatri nonostante il solido controllo delle norme non è stato più possibile fare eventi», dice Ciarrocchi, reduce da un anno che definisce «un disastro. Avevo in piano di fare concerti e portare il disco fuori. La comunicazione online è stata proficua, ma direi che si tratta comunque di un lavoro di anni andato sprecato».

A chiedere prospettive o perlomeno aiuti economici sono anche i locali. Come i circoli Arci. Marco Meo di Radeche Fonne di Belforte ha vissuto prima anche la crisi post sisma: «Adesso vengono prima la sanità e le scuole, ok. Ma a quando la cultura? Se riaprono prima una chiesa di un teatro qualche problema c’è. Ogni circolo che si chiude è una casa per un musicista che si perde. Servono ristori».

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Al microfono Guido Pucci

Domenica c’è anche chi, per protesta, infrangerà i divieti che al momento impedirebbero gli spettacoli nei luoghi pubblici. È il caso di una artista di strada che prende la parola: «Mi autodenuncio, domenica uscirò illegalmente. Noi esistiamo e ci siamo». A tenere il filo degli interventi Guido Pucci, segretario regionale Slc Cgil: «Insieme alla Regione, con gli assessori Latini e Aguzzi, stiamo dialogando per cercare soluzioni che non siano soltanto ristori. Soltanto rimanere insieme ci permetterà di uscire da questo difficile momento».

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Ezio Nannipieri

 

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Andrea Fazzini

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