«Rider per aiutare i miei genitori,
mi sono anche rotto due costole
E’ tutto a carico nostro»

PORTO RECANATI - Mentre le consegne a domicilio aumentano gli addetti sono pagati 2-3 euro l'ora. Massimo Mandosi, magazziniere di Trodica ha portato la sua testimonianza questo pomeriggio nel piazzale del McDonald. Con i colleghi ha protestato contro il nuovo contratto
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I rider hanno portato la loro testimonianza. Tra loro Massimo Mandosi di Trodica

di Giulia Ciarlantini

Due costole rotte per Massimo Mandosi, portato via dal vento di inizio giugno a bordo del suo scooter, mentre si affrettava nelle consegne. «I mezzi non ci vengono forniti, non abbiamo alcun rimborso spese, il tempo stimato di consegna non ne tiene conto. È tutto a carico nostro. Non ricordo nulla di quella sera, solo le sirene. Spero che la situazione cambi». E’ questa una delle testimonianze portate questo pomeriggio dai riders maceratesi al McDonald di Porto Recanati dove si sono riuniti, come in tutta Italia, per far valere i loro diritti. «Un’ autonomia che riguarda solo le spese e responsabilità che abbiamo, una totale dipendenza dalla piattaforma per il resto non abbiamo libertà né diritti –  afferma Mandosi, magazziniere di Trodica, rider da circa un anno, costretto ad un secondo lavoro per aiutare i suoi genitori – Mio padre si è sentito male, non sono riuscito a portare il certificato medico in tempo quel pomeriggio e la mia posizione nel ranking è scalata tantissimo, togliendomi molte ore nelle settimane successive».

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Gianni Gasparroni e Loredana Guerrieri

Il Drive In del Mc Donald è più affollato del solito questo pomeriggio, dopo che il decreto di lunedì ha drasticamente ridotto le opzioni per questo primo fine settimana. Mani infreddolite allungano di macchina in macchina i volantini sulla mobilitazione nazionale convocata per oggi, delle lavoratrici e dei lavoratori impiegati nel Food Delivery. Il movimento RiderXiDiritti dice no al contratto firmato da Assodelivery e Ugl con una giornata di presidi, assemblee e iniziative organizzati per informare e coinvolgere chi lavora nel settore delle consegne di cibo a domicilio.
Una campagna di sensibilizzazione rivolta anche ai clienti dei ristoranti, agli utenti delle app e a tutto il mondo del lavoro, invitati a solidarizzare con la causa, raccogliendo l’appello a non usare i servizi di consegna a domicilio per tutta la giornata di protesta.

«Noi stiamo lottando da mesi perché ci sia un contratto nazionale che tuteli questi lavoratori come dipendenti – spiega Rossella Marinucci, coordinatrice ufficiale del Nidl – perché loro non decidono nulla della loro prestazione, lo fa un algoritmo». Da tanti mesi è cominciata una discussione a livello ministeriale da parte di Cgil, Cisl e Uil, per inquadrare in un contratto questi lavoratori, considerati collaboratori occasionali, senza alcuna tutela.

protest_rider_porto_recanati-6-300x400«Ci hanno dato guanti e mascherina solo una volta, poi le ho richieste ma hanno detto no. Sono venuto in Italia 3 anni fa. Ho bisogno di lavoro, e se il contratto non cambia entro il 2 novembre sono costretto a firmare. Non mi resta che sperare, non ho scelta» afferma con gli occhi lucidi Altaf Muhammad.

«Nel nuovo contratto non ci sarà l’incentivo minimo di 6 euro lordi l’ora, il pagamento sarà completamente a cottimo. Prima fino a 40 ore quelle massime, ora saranno 20» spiega Massimo.

A determinare il destino dei rider di tutt’Italia dal prossimo 2 novembre, un contratto “pirata” firmato da Assodelivery. «A conti fatti i riders prenderebbero 2-3 euro l’ora, in un momento in cui le consegne a domicilio diventano l’opzione privilegiata dalla maggioranza, essenziali nella quotidianità» commenta Loredana Guerrieri, della Nidl di Macerata.

 



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