Covid, pazienti sospetti o positivi:
le radiografie sono a domicilio

LA STRATEGIA messa in campo dall’Area Vasta 3 per fronteggiare una possibile recrudescenza del virus, nello specifico grazie all’unità Radiodiagnostica di Macerata diretta dal dottor Leonardo Costarelli
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Un apparecchio radiologico portatile digitale, di ultima generazione, per eseguire esami radiografici domiciliari anche a pazienti sospetti o positivi per Covid: questa è la nuova strategia messa in campo dall’Area Vasta 3 per fronteggiare una possibile recrudescenza del Covid 19, nello specifico grazie all’unità operativa complessa di Radiodiagnostica di Macerata diretta dal dottor Leonardo Costarelli. Il progetto, supportato dal direttore generale Nadia Storti e dal direttore territoriale AV3 Giovanna Faccenda, nasce «dalla consapevolezza che la decentralizzazione dell’assistenza, delle cure e delle diagnosi può essere una valida risposta ai bisogni dei cittadini.

Nadia Storti

In realtà la Uoc di Radiodiagnostica dell’Av3 fornisce già da due anni, in via sperimentale, prestazioni di Radiologia domiciliare a persone affette da patologie croniche, fragili o non autosufficienti, ora l’avvento del Covid ha reso necessario rivedere i protocolli in modo da gestire a domicilio, e in condizioni di sicurezza per gli operatori, anche i pazienti sospetti o positivi per Covid, a supporto delle Usca (Unità Speciali di Continuità Assistenziale) – si legge in una nota -. Due tecnici sanitari di radiologia medica, adeguatamente protetti, avranno il contatto diretto con il paziente per l’esecuzione dell’esame, mentre per la diagnosi ci si avvarrà dell’esperienza dei medici radiologi dell’ospedale di Macerata poiché il referto e le relative immagini saranno rapidamente disponibili per la gestione clinica del paziente, grazie al collegamento in Teleradiologia». «E’ una metodologia di intervento sanitario integrata e unificata – sottolinea il dottor Massimo Mazzieri, dirigente dell’Area Tecnica Asur – che permette di mantenere alta la qualità delle prestazioni erogate grazie alla tecnologia utilizzata, riducendo nello stesso tempo oltre al numero di operatori sanitari esposti, i tempi legati allo spostamento dei pazienti e i costi connessi e, infine, diminuendo anche l’utilizzo dei mezzi di soccorso che potranno essere destinati così ad altri scopi». «Con l’intervento a domicilio – commenta il dottor Costarelli – effettuato su richiesta del Medico Usca o di medicina generale si evita che il paziente fragile o sospetto Covid, sia in fase di diagnosi che durante il decorso della malattia, acceda ad una struttura radiologica ospedaliera o territoriale per eseguire l’esame richiesto, riducendo in questo modo il disagio dello stesso paziente e minimizzando il rischio di contagio per tutti gli operatori coinvolti nel processo.



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