Il ragazzo che gira l’Europa
bloccato a Fiastra dal lockdown:
«Ho imparato a vivere con lentezza»

LA STORIA - Noam ha 23 anni, è francese, ha una laurea in Antropologia e sociologia e la voglia di conoscere. Il 10 marzo è arrivato in provincia e si è dovuto fermare per mesi in seguito alle disposizioni legate alla pandemia. «Non uso internet e cerco un nuovo modo di viaggiare. Penso di scrivere un libro. Io come nel film "Into the wild"? No, mi sono addormentato guardandolo»
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Giancarlo Ricottini ed il giovane ospite Noam

 

di Monia Orazi

Ha trascorso l’intero lockdown per il Covid 19 sulle colline di Fiastra, un ragazzo francese di 23 anni, Noam, partito sei mesi fa da Tolosa, per il suo grande sogno di girare l’Europa con dietro solo l’indispensabile, lavorando e mantenendosi da solo, senza internet, per conoscere da vicino tradizioni ed antichi mestieri delle comunità che si è trovato ad attraversare, uno zaino in spalla ed una tenda, a racchiudere tutto il suo mondo. Una laurea in Antropologia e sociologia, lo sguardo che nelle lunghe giornate universitarie si perdeva fuori dalla finestra, alla ricerca di quel qualcosa, che alla sua vita da studente mancava. «Sono laureato, ho trascorso quattro anni all’università. Mi sono reso conto che non sapevo fare nulla con le mie mani – racconta Noam -. Volevo apprendere direttamente dalla gente, così ha iniziato ad attirarmi l’idea di viaggiare. Prima avevo un progetto molto differente, da quello che sto facendo ora. Era quello di realizzare un reportage, su come la gente si organizza per fare le cose in modo cooperativo. Ho ridotto il viaggio alle cose più essenziali, viaggiare con poco, in modo leggero, parlare con le persone e trovare le informazioni senza internet, quello che sto cercando ora su internet non si trova, non ha senso, sto improvvisando», racconta il giovane. E’ arrivato in Italia dopo essere stato un periodo sui Pirenei, è stato fermo un mese alla frontiera tra Italia e Francia, prima di andare nelle Cinque Terre, da dove si è messo in viaggio verso le Marche, per raggiungere successivamente Puglia e Grecia, sino a risalire verso il cuore dell’Europa, i paesi dell’Est, la sfida che lo attende nei prossimi mesi.

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In sei mesi di viaggio ha percorso 1.500 chilometri, a piedi e con mezzi pubblici. A Fiastra, Noam è arrivato in una fredda serata di marzo, con temperature glaciali, dopo aver transitato per Visso, dove non ha trovato un posto dove dormire. Ha percorso a piedi la strada tra i monti, ha piantato una tenda, i primi a trovarlo sono stati i carabinieri. «Avevo sentito solo parlare del Covid ed ero nelle Cinque terre, ero diretto a sud, poi mi sono diretto ad est, quando passavo tra le montagne non sapevo niente. Quando sono arrivato a Visso ho appreso di questa pandemia, ho chiesto se c’era un posto dove fermarmi e se fosse obbligatorio fermarmi, per fare la quarantena. Non avevano posto – racconta – qua mi è sembrato un paradiso per le relazioni umane, perchè quando sono arrivato era incredibile arrivare tra le montagne, ho conosciuto prima i carabinieri che con me sono stati gentilissimi. Era notte, stavano con le torce, ad aiutarmi a mettere la tenda. Sono andati a cercarmi da mangiare. Questo in Francia, con i gendarmi non riesco a immaginarlo. Mi è sembrato una cosa molto differente, essere interessati ad una persona che arriva ed è straniera».

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Ad accoglierlo è stato Giancarlo Ricottini, gestore del rifugio di Tribbio: «Lui si è fermato qua la sera, al mattino con il comandante abbiamo provato a chiamare le aziende agricole qua intorno, ma non abbiamo trovato nulla. Nel frattempo il 10 marzo è stato fatto il blocco regionale e nazionale, è rimasto incastrato qua. Per me è stata l’occasione di approfondire il rapporto con i giovani, esperienza già fatta in occasione delle recenti elezioni amministrative. Mi ha colpito la sua non comune curiosità che ha di imparare questi antichi lavori di manovalanza, non tecnologici. Lui può testimoniare che in questo sfacelo dell’Italia non siamo tutti uguali, per me l’accoglienza è sacra. La sua è un’esperienza coraggiosa ma bellissima, consente a noi locali di aprirci al mondo». Il racconto dell’antica arte dei carbonai, l’arte di lavorare la legna e coltivare l’orto, la vita nella cucina del rifugio, la conoscenza con la gente del posto, così è trascorsa la quarantena di Noam.

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Una immagine del lago di Fiastra

Il giovane ha trasformato l’impossibilità di muoversi, nell’opportunità di scoprire le bellezze della zona: «Qua si potrebbero trascorrere le vacanze, sarebbe bellissimo, con questa conoscenza che all’esterno la situazione era orribile, ero in una situazione un po’ difficile – dice Noam -. Ora sto approfittando di più del luogo, la situazione è cambiata, mi sembra un’esperienza sociale tanto interessante di come ognuno si adatta ed ha vissuto tale periodo. Mi ha cambiato la percezione del tempo in una giornata. Prima quando mi svegliavo volevo fare tante cose, ora sono più tranquillo, vivo con più lentezza. Questo non so se sia dovuto al Covid, al confinamento o allo stare con le persone di qua. E’ come per il paesaggio, una persona che arriva vede per tutto il giorno lo stesso paesaggio, quando trascorre il tempo qua, si rende conto che invece cambia durante la giornata, ma solo per piccole cose. Serve essere attenti per vedere queste cose. Mi sembra importante osservare i lavori che si fanno ancora senza internet, ho amici che senza computer e internet non possono fare il lavoro. Ad esempio un architetto dovrebbe imparare a fare tutto a mano, poi usare il computer. Ho notato che quando si usa una tecnica antica, ci si mette sempre qualcosa di attuale». Dal reportage sulla vita di comunità poco conosciute, ora il progetto di Noam è quello di sperimentare un nuovo modo di viaggiare: «Sto cercando il modo più semplice ed abbordabile di viaggiare, non solo per me, che permetta di imparare, conoscere gente facilmente. Se uno cerca qualcosa, bisogna parlare con un’altra persona, dire cosa sta cercando e lo trova. La mia più grande dipendenza all’università era da internet, voglio trovare informazioni senza internet, sembra complicato perchè non si trova più un accesso così materialistico alle informazioni, se non hai internet a disposizione sei totalmente disconnesso, come tra le montagne. Con amici e persone conosciute in viaggio stiamo facendo come un piccolo libro, per imparare a fare cose semplici come prodotti di igiene senza andare al supermercato, con cose totalmente locali, come si può realizzare in differenti parti d’Europa. Anche per quanto riguarda la comunicazione, come si può comunicare rapidamente con altre persone, senza internet o il cellulare, come trovare informazioni senza il web».

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Ascoltando la storia di questo ragazzo viene inevitabile il paragone con la storia di “Into the wild”, il film di Sean Penn ispirato alla storia vera di un giovane americano, che voleva vivere senza vincoli in mezzo alla natura. «Ho visto solo metà film, mi sono addormentato, non mi ispiro a questo film, non me lo ricordo. Io nel viaggiare cerco libertà, imparando delle cose. Mi piacerebbe trovare un modo per continuare a viaggiare più in autonomia. C’è tanta gente che viaggia così, ma lo fa da solo con la macchina. Questo cambia molto la propria identità, perchè ci si dimentica di cosa si pensava e cosa era la propria identità prima, ora so fare il pane. Una cosa appresa in sociologia è che nei ruoli sociali serve un po’ di teatro, per fare il cameriere si entra nel ruolo di cameriere. Quello che mi piace del ruolo di viaggiatore è che è adattabile, ognuno si immagina diverso». L’auspicio del giovane è che si impari a viaggiare, anche semplicemente nel luogo in cui si vive, guardando le cose con occhi nuovi: «Mi piacerebbe che la gente possa viaggiare così, non per fare il giro d’Europa che può impressionare per le distanze, ma non servono distanze, dipende da come si viaggia. Andare a piedi su queste montagne è un viaggio, serve un’ora, lo si fa da soli, possono arrivare tante cose. Alla frontiera con l’Italia è stato il momento più duro del mio viaggio, perchè ho sentito molto la violenza della polizia francese, ho visto cose non belle, avrei voluto fare il giornalista, ho improvvisato, la gente ora non ascolta più nulla perchè c’è troppa informazione. In futuro mi piacerebbe mettere una webcam, raccogliere le esperienze personali della gente, che siano utili per altre persone».

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