Il vaiolo a Recanati nel 1800
e la fiducia di Monaldo Leopardi nei vaccini

NEL TERRITORIO allora infestato, la scelta del conte di somministrarli ai tre figli fece molto scalpore
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Donatella Donati

 

di Donatella Donati

Recanati Ottobre 1800. Tempo di infezione ostinata di vaiolo. Tutta la città tutto il territorio è infestato dall’orribile infezione. Non si salva nessuno che non ne sia stato colpito. Nel volto rimangono cicatrici profonde che deturpano per sempre la bellezza dei volti soprattutto femminili. Non si salvano neanche le regine.
Monaldo Leopardi ha deciso che i suoi tre piccoli bambini si salveranno dall’orribile malattia perché egli troverà il vaccino adatto e per questo scrive ad un amico che ne ha già fatta esperienza: “Mandami subito tre vaccini per i miei tre piccoli figli Giacomo, Paolina e Carlo”.
Tutti i parenti lo sconsigliano e lo minacciano per un intervento che a loro parere ammalerà pericolosamente i tre piccoli, ma Monaldo è irremovibile.
Quando i vaccini arrivano da Genova con le prescrizioni dell’uso da farne uno dopo l’altro si accinge ad incidere come prescritto le piccole braccia dei tre figli per inocularvi il vaccino. Si deve chiudere a chiave nel suo studio, per evitare l’interruzione dei parenti e ad uno ad uno sottopone i tre a l’incisione .
Carlo reagisce con una febbre altissima che è però di breve durata, Paolina rimane febbricitante per molti giorni e Giacomo non da nessun segno di reazione e continua a giocare felicemente.

Monaldo-Leopardi

Monaldo Leopardi

Il risultato generale è ottimo, nessuno dei vaccinati avrà conseguenze pericolose mentre continuerà, era tempo d’infezione, a crescere una quantità di persone con il viso deturpato che nessuna medicina guarirà non esistendo allora la scienza della riparazione settica delle ferite.
Passavano i giorni e intorno a Monaldo si diffondeva la soddisfazione e il plauso per il coraggio che aveva avuto di sottoporre i suoi propri figli ad un esperimento che poteva rivelarsi molto pericoloso. Monaldo ne segue tutte le fasi e le racconta nella sua autobiografia dimostrando quello spirito scientifico che trasmise poi soprattutto a Giacomo.
Per concludere non voglio tacere l’importanza che ha avuto la scoperta fatta dallo scienziato Jenner che ha avuto l’onore di essere cantato per questo dal poeta Giuseppe Parini in una poesia che molto giovò alla diffusione dell’eccezionale scoperta. Poesia e scienza vanno avanti di pari passo.
Chi accompagnerà con i suoi versi la speranza di un vaccino speciale per sconfiggere il Coronavirus?



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