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«Ricostruzione, territori esautorati
e nuove norme difficili da applicare»

SISMA - Incontro organizzato dal Lions club di Matelica. Tra gli interventi quello di Andrea Crocioni, dirigente dell'Ufficio speciale per la ricostruzione: «La legge è inadeguata, non so se conviene cambiare ancora o fare un provvedimento radicale». Presenti anche diversi sindaci del cratere
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L’incontro al Lions club

 

Un incontro per parlare della ricostruzione, organizzato dal Lions Club Matelica con il patrocinio del Comune, si è svolto venerdì nella sala polifunzionale Boldrini, a palazzo Ottoni, in piazza Mattei. “Aspetti umani e tecnici, della ricostruzione post sisma 2016” il titolo dell’incontro. «Il Lions Club Matelica vuole portare il suo contributo di approfondimento sul delicato tema della ricostruzione, della quale molto si parla ma per il quale c’è ancora molto da fare – ha detto la presidente, Maria Gilda Murani Mattozzi -. E’ necessaria una ricostruzione celere, adeguata e sicura che consenta alle persone di riappropriarsi dei luoghi, ma c’è un’altra ricostruzione, altrettanto fondamentale ed urgente: quella dei tessuti sociali, spazzati via da innumerevoli terremoti, dei quali quello naturale è solo uno dei tanti. C’è stato il sisma delle promesse non mantenute, quello dell’indifferenza, quello della solitudine, dell’incapacità progettuale.

Le persone non hanno perso solo la propria abitazione, ma hanno perso i ricordi, il sorriso e il sostegno delle loro comunità, la possibilità di incontrarsi, raccontare e raccontarsi, di immaginare un futuro, in una parola hanno perso la speranza, che dobbiamo riconsegnare a chi sta soffrendo ed alle nuove generazioni che vorranno rimanere. “We serve” è il nostro motto, servire la speranza in questo caso, il nostro impegno». Nel corso dell’incontro, moderato dall’architetto Sauro Grimaldi, don Cherubino Ferretti, in rappresentanza della diocesi, ha evidenziato come il terremoto abbia effetti a lungo termine, in chi ha perso non solo la casa, ma anche il lavoro, la comunità di riferimento, con malessere e ulteriori morti. E’ successivamente intervenuto l’architetto Roberto Borgognoni, che per la Regione Marche si occupa di interventi sul patrimonio architettonico, storico e culturale, il quale ha evidenziato la necessità di prevedere una Soprintendenza speciale, come tracciata dalle norme sul sisma, che possa avere un ruolo celere e spedito nell’esame delle pratiche e nel rilascio dei pareri di sua competenza. «Per ricostruire si deve partire dalla consapevolezza dell’eccezionalità paesaggistica, storica e culturale di questi luoghi, fondando su questo la ricostruzione, dove l’insediamento urbanistico sia in equilibrio con il contesto ambientale – ha detto Borgognoni – l’azione pubblica deve prevedere strumenti di pianificazione diversificati in base al livello di danno, per tratteggiare un processo di ricostruzione in cui anche il privato possa cogliere le opportunità del processo ricostruttivo».

L’ingegnere Andrea Crocioni, dirigente dell’Ufficio speciale ricostruzione Marche ha analizzato il contesto normativo che fa da sfondo alla ricostruzione: «Le norme della ricostruzione sono diventate obsolete dopo le scosse del 26 e del 30 ottobre 2016. Sarebbe stato necessario un ripensamento radicale, sono stati esautorati i territori ed il potere di decidere è stato concentrato altrove. Era impossibile che questo assetto istituzionale potesse reggere, con le Marche che hanno il 30 per cento del territorio interessato dal terremoto, un livello di danno che è il doppio delle altre regioni. In vent’anni la struttura dei Comuni è stata prosciugata, mancano loro le forze, ma rappresentano un presidio del territorio delle aree interne, è un ragionamento che va fatto nel post sisma. Il decreto 189 ha subito 23 modifiche, la norma di Natale è difficile da applicare, si tenta di trasferirla nelle ordinanze del commissario, ma è un’operazione faticosissima. Per ogni incertezza, i tecnici, da quelli pubblici ai professionisti, tendono a rallentare in attesa di sapere che succede. La legge è inadeguata, non so se conviene cambiarla ancora o fare un provvedimento radicale».

Crocioni ha messo sul piatto i problemi più urgenti: «Si deve guardare al futuro con utilità, benchè le Marche siano una regione dai tanti campanili, non c’è alternativa al mettersi insieme, si devono stabilire regole certe, per muoversi con tranquillità, sedendosi tutti intorno a un tavolo e decidere come andare avanti. Un problema riguarda il personale, l’80 per cento è a tempo determinato. L’anno scorso prima del rinnovo del contratto sono stati un mese a casa, nel frattempo qualcuno si è guardato intorno, i più bravi fanno concorsi e li vincono. Dobbiamo avere personale che possa portare avanti le pratiche in modo certo, non possiamo permetterci di perderlo. Ho detto a Spuri di fare un nostro canale di informazione diretto, per far sapere quello che si fa». L’ingegnere ha poi spiegato che delle due ordinanze per ripristinare 85 chiese, 60 sono state completate, con il lavoro svolto dalle Diocesi che ha funzionato e che presto partirà un “pacchetto” con altre 385 chiese. Riguardo agli sms solidali ha precisato che su 33 milioni, 21 sono andati alle Marche, ma non sono destinati alla ricostruzione, ma ad interventi sociali e produttivi per le comunità. Dei 106 interventi previsti, 50 sono stati ultimati, gli altri lo saranno entro fine maggio di quest’anno. La Regione assumerà altri 150 tecnici per le pratiche. «I professionisti sono il motore della ricostruzione – ha concluso – non dobbiamo cedere all’idea che la ricostruzione sia ferma ed immobile, perchè non è vero».

Hanno poi preso la parola il sindaco di Camerino Sandro Sborgia e di Matelica Massimo Baldini. Sborgia ha annunciato di aver consegnato i lavori della prima opera pubblica, come esempio di come sta andando la ricostruzione, chiedendo che ci siano norme straordinarie, per una situazione che non è affatto ordinaria. Ha chiesto di snellire le procedure e di avere un intervento più celere da parte della Soprintendenza. Crocioni ha risposto che spesso in cabina di regia le norme si bloccano, perchè tra le quattro regioni non sempre c’è un accordo. Baldini ha sottolineato come siano cambiati quattro governi e stia per arrivare un nuovo commissario, ha chiesto stabilità e norme chiare per la ricostruzione, sottolineando come la ricostruzione privata sia molto lenta. Mauro Falcucci sindaco di Castelsantangelo è tornato a chiedere una differenziazione di trattamento in base al livello di danno, una zona economica speciale stile Livigno con abolizione di tasse, per incentivare chi vuole rimanere. Per Falcucci un’opportunità potrebbe essere un decreto del tipo “resto in montagna”, sullo stile di quello previsto per il Sud Italia. Il sindaco di Esanatoglia Luigi Nazzareno Bartocci ha chiesto di completare le infrastrutture e riaprire le strade, fondamentali per le zone colpite dal terremoto. L’ingegnere Leoni ha denunciato che dalla consegna di un progetto trascorrono un anno prima che sia visto, altri sei mesi prima che sia finanziato ed inoltre che dopo aver fatto il primo stato di avanzamento dei lavori, si attendono altri quattro o cinque mesi prima di essere pagati. Un richiamo all’assunzione di responsabilità da parte degli enti pubblici, è giunto da Matteo Cicconi, sindaco di Pioraco. La serata è proseguita con una piacevole conviviale, nel quale i presenti hanno continuato il confronto.

 

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