Sisma, il 15 gennaio sindaci a Roma
«Non lasceremo distruggere il centro Italia»

TERREMOTO - La mobilitazione davanti alla sede del Parlamento. I rappresentanti istituzionali del cratere usano toni duri: «Questi "fenomeni" non hanno fatto nulla per aiutare le popolazioni colpite dalla tragedia, non hanno né capacità né voglia di fare. Devono andare a casa. Se non ci ascolteranno bloccheremo la Salaria»
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di Luca Capponi

«Il 15 gennaio saremo a Roma per ricordare a questi “fenomeni” che non hanno fatto nulla per aiutare le popolazioni colpite dal sisma, non hanno né capacità né voglia di fare. Il centro Italia esiste e non finiranno a distruggerlo. O noi o loro. Devono andare a casa». Con questo messaggio, dai toni durissimi, è partita la “chiamata” da parte dei sindaci del cratere sismico. L’appuntamento è tra poco più di una settimana a Montecitorio, sede del Parlamento, dove i rappresentanti istituzionali che aderiranno alla chiamata manifesteranno tutto il loro dissenso su una politica di ricostruzione post terremoto che finora ha agito al minimo, per usare un eufemismo.

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Striscione che parla chiaro (foto Vagnoni)

Tutto ciò a pochi mesi di distanza dalla protesta che, nella stessa location, vide protagonisti i terremotati delle quattro regioni colpite dalla tragedia del 2016  lo scorso maggio. Ma soprattutto a tre anni e mezzo di distanza dalla data che ha cambiato per sempre il destino di queste terre e dove ben 4 governi e 3 commissari straordinari hanno finora messo le mani coi risultati che sono sotto gli occhi di tutti, soprattutto di quelli che tra Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo ci vivono.
Stavolta la misura sembra essere più che colma. Dopo le “minacce”, dunque, si passa ai fatti. I sindaci, infatti, solo un mese fa avevano urlato le loro perplessità sul decreto sisma annunciando la protesta di cui si sta dando conto. Alla conferenza stampa tenutasi in Provincia avevano partecipato in molti, da Arquata a Force passando per Folignano, Castignano e Maltignano, per citarne solo alcuni. Ora però si scende in piazza, con decisione. «Se non accadrà nulla -fa sapere il primo cittadino di Acquasanta Terme, Sante Stangoni– andremo Roma anche con tutti i rispettivi consigli comunali, per poi chiudere la Salaria se la loro inerzia non darà risposte».

 

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