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Tolentino e l’umorismo:
“Amarcord” di Marco Martellini 

INTERVISTA - L’artista marchigiano è l’unico italiano ad aver vinto due targhe d’oro alla Biennale, la prima a soli 23 anni 
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Marco Martellini

 

di Alessandro Feliziani

È iniziato da alcuni giorni a Tolentino il conto alla rovescia per la Biennale internazionale dell’umorismo nell’arte 2019, che prenderà il via il prossimo 21 novembre con l’inaugurazione a palazzo Sangallo della mostra delle opere finaliste (una ottantina), selezionate dalla giuria tra le oltre 600 presentate da 239 autori di ben 46 diverse  nazionalità. Si tratta della trentesima edizione, un importante traguardo di un cammino iniziato quasi sessant’anni fa, nel 1961, per iniziativa di Luigi Mari, già sindaco della città, il quale univa alla professione medica la passione per la pittura, privilegiando la caricatura e il ritratto. Una brillante intuizione quella di Mari, che sin dagli anni Sessanta ha fatto di Tolentino un fondamentale crocevia di artisti di ogni parte del mondo e della Biennale uno dei luoghi oggi più famosi per la promozione e divulgazione dell’arte umoristica e della caricatura.

Il marchigiano Marco Martellini, che abbiamo incontrato a palazzo Buonaccorsi di Macerata in occasione di un suo laboratorio sulla caricatura, è l’unico artista italiano ad aver iscritto due volte il proprio nome nell’Albo d’oro della Biennale vincendo in due diversi concorsi in cui la rassegna di Tolentino si è articolata negli anni. «È vero, però vorrei ricordare anche altri tre caricaturisti marchigiani che hanno dato molto a questa arte: Danilo Interlenghi, scomparso all’inizio di quest’anno, che ha vinto la prima edizione del Premio Mari per la caricatura nel 1975, il maceratese Virginio Bonifazi (in arte Virgì) vincitore nel 1981 e Antonio Bellesi (Toni) che si è aggiudicato lo stesso premio nel 1991».

Edgar Allan Poe, caricatura di Marco Martellini premiata con la tarda d’oro alla Biennale di Tolentino del 1999 (Premio Mari)

Li ha conosciuti personalmente?

Dei tre ho conosciuto personalmente solo Bellesi e Interlenghi e soprattutto quest’ultimo che frequentava gli ambienti artistici del piceno dove io sono artisticamente cresciuto, ma le loro opere e quelle di tanti artisti famosi italiani e stranieri ho imparato sin da ragazzo ad apprezzarle quando mio padre mi portava a visitare la Biennale a Tolentino.

Poi a Tolentino ci è tornato da artista in concorso…

Ho dovuto attendere la maggiore età e la prima edizione cui ho potuto partecipare è stata quella del 1993. Presentai una caricatura di Clint Eastwood che quell’anno aveva vinto l’Oscar. L’opera fu selezionata e ritenuta meritevole di pubblicazione sul catalogo ufficiale della Biennale. Stessa cosa avvenne l’edizione successiva, nel 1995, con la caricatura “Lilli Krueger” in cui univo le sembianze della nota giornalista Lilli Gruber con quelle del personaggio immaginario del cinema horror Freddy Krueger. Nel 1994, anno di intervallo della Biennale, fui invitato a partecipare a “Caro Federico”, l’omaggio che Tolentino fece a Federico Fellini umorista e la mia caricatura del regista romagnolo fu accettata ed esposta accanto a quelle di grandi caricaturisti, come Nino Za, Pietro Ardito e i maceratesi Toni e Virgì.

Napoleone”, opera di Marco Martellini premiata con la targa d’oro alla Biennale di Tolentino nel 1997 (Premio Città di Tolentino)

Quei tre anni sono stati una sorta di prologo al primo premio del 1997…

In un certo senso sì. Nel luglio del 1997, quando si svolse la la XIX edizione, avevo 23 anni e probabilmente sono stato il più giovane o comunque uno dei più giovani vincitori nella storia della Biennale di Tolentino.

Con quale opera si aggiudicò il primo premio?

Siccome ricorreva il bicentenario del Trattato di pace firmato a Tolentino tra Napoleone e il Papa, il bando prevedeva per il “Premio Città di Tolentino” (una sezione a tema già introdotta nella edizione precedente) opere sull’imperatore francese e fui particolarmente ispirato dal celebre dipinto “Napoleone che attraversa le Alpi” di Jacques-Louis David. Con pastelli colorati su carta sviluppai una rivisitazione di quel quadro, raffigurando Napoleone a cavallo con in spalla un sacco pieno di opere d’arte italiane.

Cosa colpì l’attenzione della giuria?

Ricordo che a presiederla era il famoso critico d’arte Federico Zeri ed era composta, tra gli altri, da Altan, Cemak, Fremura, Trojano. Nella motivazione scrissero che nel mio Napoleone “si riscontrava una perfetta corrispondenza con il tema proposto, oltre ad un forte spirito umoristico e satirico”.

Caricatura di Federico Fellini realizzata da Marco Martellini nel 1994 in occasione dell’omaggio della Biennale al famoso regista

E l’altro primo premio nel 1999?

Gli ottimi riscontri di critica ricevuti due anni prima mi spinsero a partecipare di nuovo. Questa volta però nella sezione “ritratto in caricatura”, valevole per il Premio Mari. Presentai una caricatura del poeta americano Edgar Allan Poe.

Cosa ricorda di quella edizione?

La forte emozione che provai la sera della premiazione. Si svolse all’Auditorium San Giacomo alla presenza del grande Mordillo, che quell’anno era presidente della giuria. Durante la cena che seguì la cerimonia ebbi modo di parlare con lui e ricevere i complimenti da uno degli artisti di maggiore fama internazionale fu la più grande gratificazione. Molto tempo dopo seppi da Melanton, il quale era direttore artistico ed era stato quell’anno segretario della giuria, che il giudizio espresso da Mordillo sulla mia opera risultò decisivo per l’assegnazione del primo premio.

I suoi rapporti con la Biennale sono poi proseguiti?

Una volta che ti avvicini alla Biennale non ne esci più. Peraltro io ho conosciuto la Biennale da vicino negli anni che ritengo siano stati quelli di maggiore sviluppo per la rassegna di Tolentino. Ho vissuto con la Biennale un periodo particolarmente proficuo dal punto di vista professionale e delle amicizie. Ricordo con grande piacere coloro che vi lavoravano con grande impegno e soprattutto passione nell’organizzazione, come Enrico Vissani, Giorgio Leggi, Alba Passarini e il responsabile della comunicazione Luca Romagnoli. Il direttore artistico Melanton (Antonio Mele) è stato uno straordinario e vulcanico trascinatore degli entusiasmi con cui si vivevano le diverse occasioni di collaborazione.

Caricatura di Cavour, Vittorio Emanuele e Garibaldi realizzata da Marco Martellini per l’omaggio al Museo Martini & Rossi di Torino

Ce ne parli…

Mi sono trovato a collaborare con Melanton nel periodo in cui lui cercò di far crescere la Biennale facendo conoscere di più, sia la rassegna vera e propria, sia il museo della caricatura di cui Tolentino va giustamente orgoglioso. Ricordo la partecipazione – cui ero presente personalmente – della Biennale al Festival dei Due Mondi di Spoleto e al Museo Martini& Rossi di Torino, ma in quegli anni Melanton fece conoscere la Biennale anche all’estero, con iniziative culturali di “respiro” internazionale, in cui fu promosso il Museo della caricatura negli Stati Uniti d’America, ospite della New York University e in Francia, al Festival del Cinema e del Teatro di Avignone.

Con quali risultati?

Ottimi. Notai che la percezione della Biennale di Tolentino aumentò molto in quel periodo fino a potersi tranquillamente paragonare con il Salone internazionale dell’umorismo di Bordighera che era sempre stato una riconosciuta eccellenza.

La giuria della Biennale 2001 presieduta da Stefano Zecchi

Qual è stato il suo contributo?

Ho contribuito in alcune di quelle occasione realizzando opere appositamente per gli eventi promossi da Melanton fuori Tolentino, come la caricatura di Menotti per Spoleto o l’omaggio al Museo Martini& Rossi. Per Torino realizzai la caricatura di Cavour, Vittorio Emanuele e Garibaldi ispirata ad un vecchio carosello interpretato da Ernesto Calindri nel quale l’attore pronunciava la frase “Fino dai tempi dei Garibaldini..” e nominava il famoso liquore. Melanton mi ha anche voluto come coautore, insieme a nomi allora ben più famosi, quali Franco Bruna, Paolo Garretto, Achille Superbi, nel volume edito dalla Biennale di Tolentino “20th Century Humour” (cento anni di storia in 300 caricature).

In anni più recenti ha partecipato alla Biennale?

Dopo aver fatto parte della giuria dell’edizione 2001, presieduta da Stefano Zecchi, sono stato chiamato a farne parte nuovamente nel 2015, la seconda Biennale diretta da Evio Hermas Ercoli. Inoltro ho partecipato ad alcune edizioni di Tolentino Humor, la rassegna senza concorso che per qualche tempo si è svolta negli anni pari, quelli di intervallo tra un’edizione e l’altra della Biennale.

Marco Martellini con la giuria della Biennale 2015

Quest’anno c’è una sua caricatura?

No. Il tema scelto, “L’odio”, è molto interessante, oltre che d’attualità, ma a causa dei miei impegni e soprattutto dell’insegnamento alla Scuola del fumetto non sono riuscito a preparare in tempo un’opera da presentare in concorso.

Sarà per l’edizione del 2021…

Lo spero. Comunque anche quest’anno non mi perderò la Biennale, da visitatore.

 

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