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Lavoro mascherato da tirocinio,
Nastasia vince la battaglia

MACERATA - La ragazza era stata selezionata in una catena che ha sedi in provincia e impiegata come una autentica dipendente. «Facevo 40 ore settimanali, e avevo un giorno libero». La giovane si è rivolta alla Cgil: «Casi come il suo accadono spesso. Lei ha avuto il coraggio di denunciare». Le è stata riconosciuta la differenza di salario
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Da sinistra: Nastasia Crnjakovic, Daniel Taddei, Rossella Marinucci

 

di Mauro Giustozzi

Lavoro subordinato nascosto dietro a tirocini formativi. La Cgil vince la battaglia per una commessa alla quale è stato riconosciuto dall’Ispettorato del Lavoro la sussistenza di un vero e proprio rapporto lavorativo mascherato con il contratto di formazione da tirocinante. Alla ragazza riconosciuta la differenza di salario (circa 500 euro oltre alla stessa cifra percepita come tirocinante) e tutti quei diritti (tfr, ferie, contributi) previsti nel contratto nazionale del commercio. La giovane aveva lavorato per un mese e mezzo in una nota catena nazionale che ha punti vendita anche in provincia, prima che la proprietà interrompesse il tirocinio.

«Grazie al coraggio di Nastasia Crnjakovic abbiamo effettuato e vinto questa battaglia per tutti coloro che vengono assunti come tirocinanti e invece svolgono attività lavorative a tutto tondo con una retribuzione bassa e senza diritti – ha sottolineato Rossella Marinucci del Nidil Cgil -. Sono moltissimi i giovani che, entrando per la prima volta nel mondo del lavoro, vengono contrattualizzati come tirocinanti il che prevede una formazione per ingresso e conoscenza del mondo del lavoro. In realtà, come appurato nel caso di Nastasia, ma anche in praticamente tutti i casi delle persone che si rivolgono a noi, dietro questi tirocini che durano per un massimo di 6 mesi, i datori di lavoro, non tutti ma la stragrande maggioranza, utilizzano queste maestranze come veri e propri dipendenti aggiunti ad altri che sono a libro paga, dandogli mansioni, responsabilità, orari di lavoro che a tutti gli effetti configurano non un tirocinio ma un rapporto di lavoro continuativo col vantaggio per i proprietari di pagare stipendi che vanno dai 400 ai 500 euro mensili a seconda che l’orario sia di 30/40 ore settimanali. Questi lavoratori per lo più giovani, non avranno contributi, non potranno accedere alla disoccupazione e neppure alle ferie. Aver ottenuto questo riconoscimento per Nastasia rappresenta un punto importante nella battaglia che stiamo conducendo per il rispetto delle regole». Solo nel 2018 sono stati oltre undicimila i tirocini utilizzati nella regione, praticamente pari alla metà dei contratti a tempo indeterminato avviati nelle Marche. Dal 2012 l’utilizzo dei tirocini formativi è aumentato di oltre il 100% e l’impennata più forte è arrivata in concomitanza dell’abolizione dei voucher. In particolare i tirocini vengono attivati nei mesi estivi in molte attività turistico- commerciali ed in concomitanza delle festività, soprattutto quelle di fine anno. Va detto che il passaggio da tirocinio a lavoro subordinato avviene appena nell’11% dei casi come testimonia il dato marchigiano rilevato nel settore ristorazione e turismo.

«Come sindacato combattiamo il lavoro precario e atipico – ha rimarcato il segretario della Cgil provinciale, Daniel Taddei – e lo sfruttamento del lavoro ai limiti di legge. Una battaglia per la legalità e l’emersione del lavoro nero o irregolare per il rispetto dei diritti dei lavoratori. I tirocini si stanno rivelando una delle nuove piaghe. Tutto questo è inaccettabile. Chiediamo per questo che, almeno a livello pubblico, la distribuzione delle risorse per questi tirocini sia oculata e soprattutto che ci siano controlli effettivi e relative sanzioni nei confronti di quelle aziende che utilizzano questo strumento, che è esclusivamente formativo, per mascherare invece un uso di lavoro dipendente e subordinato che spesso le persone vengono a raccontarci in Cgil. Ricordo che nel piano regionale della Garanzia Giovani, ad esempio, per il periodo 2018-20 la Regione Marche ha assegnato oltre 7 milioni di euro destinati ai tirocini su un totale di 12 milioni di fondi per misure di sostegno al lavoro. Sulla carta una rete di controllo c’è e riguarda Ispettorati del Lavoro, Centri per l’Impiego ed altri soggetti: la norma è scritta sulla carta ma non è effettiva perché poi questi controlli vengono applicati quasi unicamente in caso di denuncia e non con la dovuta regolarità». Nidil Cgil che ha seguito da vicino la denuncia di questa ragazza 25enne che ha raccontato la sua esperienza vissuta all’interno di questo negozio di una nota catena nazionale come tirocinante per circa 90 giorni. «Mi sono candidata a questo annuncio letto su internet e inserito da un’agenzia interinale della zona – ha affermato Nastasia Crnjakovic – e sono stata scelta per questo tirocinio. Solo che una volta giunta al negozio ho percepito subito che c’era qualcosa che non andava. Quello che era scritto nel contratto fatto dall’agenzia non combaciava con quello che poi effettivamente facevo in negozio. Non ero sempre affiancata dal tutor come prevede il tirocinio. Avendo orari diversi rispetto alle 3 dipendenti che erano regolarmente contrattualizzate, è successo svariate volte che io sia stata lasciata da sola in negozio per fare dei versamenti o quello che c’era da fare. Cosa che è accaduta soprattutto nel periodo natalizio quando l’affluenza di persone era molto alta. Facevo orari e turni, con un giorno libero a settimana per 40 ore settimanali. Dovevo fare il tirocinio per 6 mesi, iniziato in novembre, ma fu interrotto dall’azienda il 31 dicembre a fine turno senza alcun preavviso o motivo valido. Mi fu detto che non ero idonea alla mansione quando invece proprio il tirocinio è destinato a formare la persona per quel lavoro. Questo riconoscimento arrivato dall’Ispettorato del Lavoro è una piccola vittoria». Attualmente il Nidil Cgil sta seguendo altre richieste di intervento che sono nella fase di consultazione sindacale: uno dei casi è al vaglio dell’Ispettorato del Lavoro e riguarda un lavoro stagionale estivo. «Diciamo che la battaglia di Nastasia è almeno valsa a favore della tirocinante che l’ha sostituita in quell’azienda – ha ribadito Rossella Marinucci – perché almeno in quel caso la proprietà ha riqualificato il contratto della nuova commessa che ha avuto la regolarizzazione per quelle che sono le mansioni di un lavoro subordinato e non certo da tirocinante. Il nostro invito a tutti i lavoratori che vengono inquadrati con il contratto di tirocinante e poi vengono usati come dipendenti a tutti gli effetti è di denunciare queste situazioni per contrastare l’abuso che viene fatto. Alla Regione Marche di essere più responsabile nell’applicazione della legge nazionale e delle linee guida con controlli e sanzioni nei confronti di quelle aziende che abusano e mascherano vere e proprie assunzioni dietro a tirocini formativi».



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