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Perimetrazioni, Visso ci ripensa
«Basta diatribe, non ci facciamo la guerra»

POLITICA - La decisione è stata presa ieri sera durante il Consiglio comunale aperto convocato dal sindaco Gian Luigi Spiganti Maurizi su richiesta dei tre consiglieri di minoranza Sara Tomani, Anna Cherubini e Luca Testa
mercoledì 2 Ottobre 2019 - Ore 12:20 - caricamento letture
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Il consiglio comunale aperto di ieri sera

 

di Monia Orazi

L’amministrazione comunale di Visso apre alla rimodulazione delle perimetrazioni, revocate dal consiglio comunale nel luglio del 2018. La decisione con il voto finale alle 22.28 è giunta ieri sera al termine del consiglio comunale aperto, convocato dal sindaco Gian Luigi Spiganti Maurizi su richiesta dei tre consiglieri di minoranza Sara Tomani, Anna Cherubini e Luca Testa. «Il consiglio comunale, visto il documento presentato dai consiglieri di minoranza ed ascoltato il dibattito svoltosi durante la seduta con i pareri degli esperti convocati, sulla base delle osservazioni presentate – si legge nel documento finale votato – dà mandato all’ufficio tecnico di rimodulare ambiti e confini delle perimetrazioni revocate in data 30 luglio 2018, considerando parte integrante il lavoro già svolto dall’ufficio tecnico con particolare riferimento ed attenzione agli aggregati di prima fascia già individuati». Le perimetrazioni approvate nel novembre 2017 interessavano le zone di Visso capoluogo e centro storico per problemi di carattere idraulico e normativo, Borgo San Giovanni, Villa Sant’Antonio, Croce ed una parte di Aschio. Nel luglio 2018 sono state revocate, come ricordato dal consigliere comunale Filippo Sensi, per la soluzione di alcune problematiche che avevano determinato la loro adozione, quali l’approvazione del piano dei dissesti e mitigazione del rischio idraulico, evoluzione del quadro legislativo sul sisma, modifiche normative effettuate dal Comune nelle norme tecniche del piano regolatore, piano di fabbricazione per demolizioni e ricostruzione.
«Proponiamo di ragionare e valutare perimetrazioni diverse da quelle proposte nel 2017 – ha detto Sensi – come già fatto da Camerino di recente, partire in modo diretto con interventi ove possibile, con gli interventi cronologici sulla base degli aggregati. Diamo un segnale che la ricostruzione può partire da quei diciannove aggregati approvati. Il nuovo ingresso a Villa Sant’Antonio non può farlo il Comune, lo realizza l’Anas, il Comune può solo creare le condizioni per un intervento di questo tipo, che può venire fuori da un piano delle opere pubbliche». Ha spiegato Sara Tomani: «Siamo stati un anno fermi, non è stato presentato un progetto. Ben venga il tornare indietro sulle perimetrazioni. Non sono stati individuati i nuovi perimetri, senza questo consiglio non se ne sarebbe parlato, per ricostruire ci vogliono le perimetrazioni, che consentono di programmare la ricostruzione, senza non ci sarebbe lo stesso risultato, un intervento organico. Ricordo all’epoca del precedente terremoto, che una via di fuga per Villa Sant’Antonio fu finanziata, se fosse esistita la notte del terremoto, con la Valnerina chiusa e le case crollate a Villa Sant’Antonio, Visso non sarebbe rimasta isolata. Va riaperta la piazza di Visso, per un discorso identitario, se non procediamo con messe in sicurezza e perimetrazioni non la riapriremo per altri vent’anni. Gli aspetti urbanistici della ricostuzione e le opere pubbliche devono procedere di pari passo, gli uffici devono collaborare dandosi un unico indirizzo coordinato. Chiediamo di mettere al voto la scelta di rivedere le perimetrazioni, chiedendo se eventualmente viene ritirato il ricorso presentato al capo dello Stato».

Cesare Spuri

E’ toccato poi all’ingegnere Cesare Spuri, capo dell’ufficio speciale ricostruzione, analizzare nel dettaglio la situazione. «Chi imbocca la strada della perimetrazione – ha detto – ha delle indicazioni urbanistiche, avvia un dialogo con i portatori di interesse, acquisisce i pareri degli enti preposti, alla fine si decide e quella è legge. Senza un atto pianificatorio, chi arriva prima e carica la pratica sul Mude, può aprire un cantiere. Se non si fa la perimetrazione, non è che non si possono stabilire regole a cui attenersi. Le decisioni che prendete possono condurre a risultati, riguardo la presentazione e valutazione dei progetti. Per ottenere dei risultati senza perimetrazioni, si deve essere d’accordo su scelte e priorità, magari aprendo un tavolo con la Soprintendenza». Spuri nel suo intervento ha dato alcune buone notizie, tra cui il via libera da parte dell’Anac al piano di intervento per il dissesto idrogeologico e la mitigazione del rischio idraulico nella zona dell’alto Nera, da trenta milioni di intervento, di cui l’ufficio speciale ricostruzione è soggetto attuatore. Inoltre ha ipotizzato che con una modifica legislativa, si potrebbero inserire nel contributo per la sicurezza dei cantieri, quelle messe in sicurezza necessarie a garantire l’operatività di chi ad esempio inizia a riparare casa nel centro storico di Visso, tra altre pericolanti. Il direttore dell’Usr ha poi detto di aver proposto al commissario alla ricostruzione Piero Farabollini, che alcune delle unità di nuovo personale dell’ufficio ricostruzione, possano essere impiegate solo ed esclusivamente per l’esame delle pratiche che arrivano dalla zona più disastrata dell’alto Nera.

Alessia Rastelli e Gian Luigi Spiganti Maurizi

L’ingegnere Vincenzo Marzialetti del genio civile ha chiarito alcuni aspetti sugli interventi di mitigazione del rischio idraulico, necessari a permettere la ricostruzione di quelle zone di Visso che sono soggette al rischio di esondazione dei fiumi. Il presidente dell’ordine degli architetti di Macerata Vittorio Lanciani ha detto che «la bellezza di Visso può svilupparsi solo se c’è una visione del paese da qui a trent’anni. Il documento direttore può essere uno strumento per attuare questa visione, prevedendo varianti dirette, può stare sopra le perimetrazioni per pianificare e programmare la ricostruzione, condito con la qualità». Il geometra Dario Morosi, responsabile dell’ufficio tecnico comunale ha ripercorso la storia delle perimetrazioni e degli aggregati, esprimendo la necessità di un atto di programmazione per poter ricostruire Visso. E’ intervenuto anche l’ingegnere Cristiano Farroni, altro tecnico comunale. In un lungo e dettagliato intervento Roberto Flammini ha spiegato le motivazioni che lo hanno portato insieme ad altre persone, a presentare ricorso straordinario al capo dello Stato contro la revoca delle perimetrazioni attuata l’anno scorso, per la salvaguardia del patrimonio storico e la pianificazione futura del paese, ricordando che di recente si è fatto promotore con associazioni locali, del Patto per l’Alto Nera, firmato a favore da 1.350 persone, per cui ha chiesto al sindaco Spiganti Maurizi, l’attivazione di un tavolo di confronto. Flammini si è detto disponibile a ritirare il ricorso, qualora siano perimetrati il centro storico e Villa Sant’Antonio per la necessità di fare una strada di accesso che liberi il paese dal rischio di rimanere isolato. A dare una sintesi agli interventi, il breve discorso del sindaco di Visso: «Siamo disponibili a riprendere in considerazione il discorso delle perimetrazioni, chiedendo che sia ritirato il ricorso. Tra l’altro il vescovo di Camerino ci ha chiesto di tenere fuori da eventuali perimetrazioni la chiesa di Santa Maria, perchè c’è il progetto e potrebbe partire l’intervento. Dobbiamo finirla con le diatribe, che non servono a nessuno. Occorre essere uniti, non farci la guerra tra noi». Al momento sono stati individuati a Visso 38 aggregati con tredici consorzi, la zona di San Francesco viene ritenuta quella in cui potranno partire interventi di ricostuzione in prima battuta. Adesso sarà l’ufficio tecnico a dover formulare le nuove perimetrazioni, da sottoporre successivamente all’approvazione del consiglio comunale.

Al centro Cristiano Farroni

Dario Morosi

L’intervento di Roberto Flammini

Da sinistra Sara Tomani, Anna Cherubini e Luca Testa

Vincenzo Marzialetti

Vittorio Lanciani



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