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La ricerca dell’Infinito:
da Pellizza da Volpedo
a Michelangelo Pistoletto

RECANATI - In occasione del bicentenario dell'opera di Leopardi sono state inaugurate due mostre a Villa Colloredo Mels che partono dall'epoca Romantica sino ad affrontare il percorso dell'artista biellese. Allestimenti fino al 3 novembre
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Bicentenario dell’Infinito, a Recanati step due per le celebrazioni. Ieri, nel giorno del compleanno del poeta recanatese, inaugurato il secondo ciclo di mostre (che proseguirà fino al 3 novembre). A Villa Colloredo Mels due mostre che ruotano intorno all’espressione dell’infinito nell’arte dall’epoca romantica ad oggi:La fuggevole bellezza. Da Giuseppe De Nittis a Pellizza da Volpedoa cura di Emanuela Angiuli e “Interminati spazi e sovrumani silenzi. Giovanni Anselmo e Michelangelo Pistoletto” a cura di Marcello Smarrelli. Villa Colloredo Mels apre a Giuseppe De Nittis, Emile René Ménard, Plinio Nomellini, Gaetano Previati, Amedeo Bocchi, Ettore Tito, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Giovanni Anselmo e Michelangelo Pistoletto.

Il sindaco Bravi taglia il nastro

Alla presentazione erano presenti il sindaco di Recanati Antonio Bravi, l’assessore Turismo e culture Rita Soccio, Gianluca Bellucci di Sistema Museo e i curatori delle mostre, Emanuela Angiuli e Marcello Smarrelli. L’indagine sull’infinito comincia in età romantica con la pittura del paesaggio che riflette lo stato emotivo dell’artista osservatore e torna di relativa attualità nell’arte contemporanea, seguendo la necessità di staccarsi dalla quotidianità alla ricerca della propria spiritualità. A duecento anni dalla stesura de L’infinito di Leopardi la mostra vuole essere una riflessione sull’infinitezza nell’arte, un viaggio attraverso opere straordinarie con lo sguardo “al di là della siepe”. “Infinito Leopardi” è un progetto promosso dal Comitato nazionale per le celebrazioni del bicentenario de L’Infinito di Giacomo Leopardi, istituito dal ministero per i Beni e le attività culturali, con la partecipazione di Regione, Comune di Recanati, Centro nazionale studi leopardiani, Casa Leopardi, Centro mondiale della poesia e della cultura, Università di Macerata e Sistema museo.

«Gli eventi che sono stati messi in cantiere per celebrare L’Infinito di Leopardi – ha detto il sindaco Bravi – , con mostre, incontri, momenti dedicati alle arti aperti alla cittadinanza, rappresentano un’importante occasione promozionale per Recanati. Un impegnativo lavoro di valorizzazione del territorio, dove la cultura, di qualità e di grande spessore, assume un ruolo importante. Un percorso che vede Recanati affermarsi più che mai come città della cultura e un luogo straordinario in grado di accogliere il visitatore facendogli vivere un’esperienza immersiva fatta di arte, poesia e musica.  Tutto questo è stato possibile grazie a tutti coloro che, con passione e tenacia unita alla professionalità, hanno lavorato insieme per raggiungere una visione comune: quella di una Recanati proiettata nel futuro».

«Dopo il grande successo dell’esposizione straordinaria del manoscritto autografo de L’Infinito – ha commentato l’assessore Soccio – unitamente all’interpretazione fotografica di Mario Giacomelli, sono particolarmente lieta di presentare, questa nuova sfida che raccoglie opere e installazioni di artisti di epoche diverse nell’intento di evocare nel visitatore un personale e intimo infinito. Il 2019 è l’anno de L’Infinito, un idillio universale che vogliamo celebrare attraverso i diversi linguaggi dell’arte, un bene immateriale che ha mosso e continua a muovere ancor oggi milioni di pensieri, emozioni, inquietudini, visioni, pensiero filosofico ed energie esistenziali».

LE MOSTRE – La fuggevole bellezza. Da Giuseppe De Nittis a Pellizza da Volpedo”. Il percorso della mostra si svolge nella rappresentazione della natura, disegnata nei luoghi della campagna, sulle rocce, lungo il mare, nei giardini, paesaggi come scenari di molteplici e variegate espressioni.  Le opere di Giuseppe De Nittis, Emile René Ménard, Plinio Nomellini, Gaetano Previati, Amedeo Bocchi, Ettore Tito e molti altri pittori presenti è natura stessa in cui sulla scena dell’arte, fino al primo Novecento con Giuseppe Pellizza da Volpedo, scorrono nel «fiume della vita» come in un racconto che trasforma paesaggi e ritratti in un teatro delle emozioni in cui realtà, colore e immaginazione concorrono all’espressività pittorica dei sentimenti.

Interminati spazi e sovrumani silenzi. Giovanni Anselmo e Michelangelo Pistoletto”. La mostra si propone di sondare alcuni riflessi che la questione dell’infinito ha prodotto nell’arte contemporanea, attraverso due protagonisti assoluti della scena artistica italiana e internazionale: Giovanni Anselmo (Borgofranco d’Ivrea, 1934) e Michelangelo Pistoletto (Biella, 1933).

La mostra prende avvio da “Metro cubo d’infinito in stanza specchiante” di Pistoletto. L’installazione, realizzata specificamente per gli spazi di Villa Colloredo Mels, propone una nuova lettura di un’opera storica dell’autore, “Metro cubo d’infinito” (1966). Parte degli Oggetti in meno – una serie di lavori concepiti fra il 1965-66 e caratterizzati da grande eterogeneità – consiste in un cubo formato da sei lastre specchianti la cui superficie riflettente è rivolta verso l’interno, producendo un effetto di rispecchiamento infinito. «Un corpo finito che contiene l’infinito». Nell’ultimo decennio, in rare occasioni, Pistoletto ha riallestito l’opera all’interno di un ambiente specchiante che ne moltiplica all’infinito i riflessi, coinvolgendo il visitatore in un’esperienza percettiva che sfida i limiti umani. L’infinito è uno dei temi centrali nella poetica di Anselmo, che presenta tre fra le maggiori opere del suo corpus di lavori, dedicate all’argomento. Riflessione che, dalla fine degli anni Sessanta, si è declinata in un ampio catalogo di materiali e soluzioni formali. Parte di una serie condotta dal 1969 al 1975, “Particolare di Infinito” si compone di numerosi disegni a grafite che riproducono frammenti della parola “infinito”, tentativo utopistico di conferire visibilità e misurabilità al concetto. I due successivi lavori impiegano una delle tecniche più note nella produzione dell’artista, la proiezione. In “Infinito” (1971), una diapositiva recante la scritta “infinito” è proiettata da un apparecchio collocato a terra di fronte alla parete: il proiettore ha tuttavia impostato la messa a fuoco a infinito, rendendo la scritta illeggibile. Sull’altare della cappella del palazzo verrà allestita una delle opere più celebri di Anselmo, “Particolare” (1972).

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