di Laura Boccanera
Area Ceccotti, il Tar accoglie i ricorsi: per il Comune c’è il rischio di un risarcimento milionario. Il tribunale amministrativo prevede un risarcimento per la Fallimento Prica e la retrocessione delle aree espropriate al privato. E’ stata emessa ieri una sentenza attesa e temuta per la portata che può avere sui conti pubblici del Comune (tanto che anche i revisori dei conti avevano messo in guardia, in sede di bilancio, sulla necessità di un accantonamento che tutelasse l’ente). Nelle motivazioni con le quali il Tar accoglie i ricorsi c’è la bocciatura di tutta la politica dal 2007 ad oggi. Una sentenza pesantissima (anche se alla fine non dovessero essere 20 i milioni di euro di risarcimento che il Comune dovrà pagare) e che apre ora una fase di trattativa o di ulteriore ricorso al Consiglio di Stato.
Intanto le sentenze sono due: una riguarda il contenzioso avviato nel 2012 dalla Fallimento Prica Immobiliare (già Terzo Millennio) contro il Comune con la richiesta di risarcimento milionario Imposta immagine in evidenzaper i ritardi accumulati dal Comune nella pianificazione dell’area Ceccotti. Il secondo riguarda invece un privato, la famiglia Frontoni ed eredi, che chiedeva la retrocessione delle aree che erano state confiscate dal Comune nel 2003 per il privato che doveva realizzare nell’area un parcheggio multipiano da cedere al Comune (e questo contenzioso si lega alle vicende che hanno poi riguardato i fallimenti delle altre società).
Da sinistra: Fabrizio Ciarapica, Sergio Morosi, Claudio Morresi e Alessandro Fiorelli durante la conferenza stampa di oggi
SENTENZA PRICA IMMOBILIARE – Nel primo ricorso, quello della Prica, il tribunale amministrativo ricostruisce la vicenda che parte nel 1978 con il piano regolatore e che si ingarbuglia dal 1999 quando viene approvata una variante che però viene stralciata dalla Provincia, che nel 2007 invita il Comune ad una nuova pianificazione. Dopo lo stralcio, la società che ha presentato il ricorso ha sollecitato il Comune a procedere alla pianificazione e a superare lo stallo che ha poi portato nel 2012 all’istanza di risarcimento. Per ben due volte la variante viene abbandonata. La prima nel 2012 quando subentra la giunta Corvatta (e la società formula un nuovo ricorso) e la seconda volta nel 2017 con l’avvento della giunta Ciarapica, da cui un altro ricorso che amplia ulteriormente la richiesta di risarcimento danni. E i giudici condannano in toto l’operato delle amministrazioni: «Al momento non è possibile avanzare previsioni circa i tempi della sua eventuale adozione, come non è possibile fare previsioni attendibili sulla effettiva probabilità di concludere tale procedura entro il mandato amministrativo, con il rischio che anche la terza variante sia poi abbandonata dall’amministrazione comunale neo eletta. Va osservato – si legge nella sentenza – che l’istanza risarcitoria si fonda essenzialmente sulla ritenuta ingiustificata inerzia del Comune nel dare, all’area Ceccotti, una nuova pianificazione dopo lo stralcio operato dalla provincia nel 2007». Il Tar sottolinea come «i presupposti dell’odierna attività risarcitoria si fondano sul comportamento tenuto dal Comune dal 2007 in poi» e in un passaggio successivo: «Non sembra dubitabile che se dopo 12 anni dallo stralcio operato nel 2007 l’area Ceccotti risulti ancora una zona Bianca ciò dipende l’esclusiva responsabilità del Comune e delle sue amministrazioni succedutesi nel tempo che per ben due volte avevano avviato la procedura di approvazione della variante urbanistica ma per altrettante volte l’hanno poi abbandonata per divergenze essenzialmente politico-amministrative. Se si può riconoscere che un’amministrazione comunale non condivida le scelte urbanistiche dell’amministrazione precedente non si può tuttavia ammettere che ciò resti privo di conseguenze nei confronti di chi vanta un’aspettativa qualificata ad ottenere una pianificazione». Soddisfatto l’avvocato Stefano Benedetti che segue la curatela fallimentare della Prica: «Esprimiamo parziale soddisfazione per l’esito della sentenza – ha detto il legale – che ha riconosciuto il danno che il Comune ha inflitto ai privati. Credo che la curatela preferirà transigere piuttosto che ricorrere in appello dato che già soffre dei ritardi accumulati in questi anni, ovviamente se il comune dimostrerà la volontà di fare un accordo serio e che non prenda ulteriormente in giro il privato». Rispetto ai 20 milioni di euro richiesti il Tar dispone di conteggiare una cifra che sia pari al 50% della differenza fra l’effettivo prezzo ricavato dalla vendita degli immobili nella procedura fallimentare e il valore a quel momento di immobili con caratteristiche simili. Una cifra che secondo i conteggi del Comune dovrebbe aggirarsi attorno ad un milione e mezzo di euro.
SENTENZA FRONTONI – La seconda sentenza prevede invece per il proprietario di un appezzamento di circa 3600 metri quadrati la restituzione delle aree che erano state espropriate nel 2003 con la facoltà per il Comune di esercitare il diritto di prelazione. Sull’area avrebbe dovuto essere realizzato un parcheggio a raso e successivamente, dopo l’attivazione del comparto 3 della Ceccotti, un parcheggio multipiano. L’esproprio venne pronunciato e adottato dal Comune su richiesta del consorzio che allora doveva realizzare le costruzioni. Una vicenda iniziata quando proprietari dell’area erano Frontoni Ellero (la cui parte è stata in seguito ereditata dai discendenti) e Frontoni Paolo Francesco. Ma nel tempo, i proprietari non hanno ottenuto né l’indennità di esproprio, né il possesso dell’area che corrisponde a quella dove attualmente si trova il parcheggio in uso alla Depositi e vendite. «In conclusione non è stata realizzata l’opera a favore della collettività per la quale era stato imposto il sacrificio privato mediante espropriazione – si legge nella sentenza – non si intravedono ragioni ostative per le quali oggi l’opera effettivamente realizzata (parcheggio a raso) debba essere attribuita ad un solo privato (società Depositi e Vendite) anziché a due privati in comproprietà tra loro (società depositi e vendite al 50% e odierni ricorrenti per il restante 50%). Se il comune riterrà che sussistano i presupposti per far valere i propri diritti pubblicistici sull’area in questione intraprenderà le relative azioni contro chi era al momento proprietario».
REAZIONI DAL COMUNE – «E’ una sentenza e va rispettata – ha detto il sindaco Fabrizio Ciarapica sostenuto dal responsabile dell’ufficio tecnico Alessandro Fiorelli e dal segretario Sergio Morosi – ma voglio dire che tutto questo ha una responsabilità precisa e lo faccio con nomi e cognomi. C’era Giulio Silenzi, presidente della Provincia quando la Ceccotti è stata stralciata e c’era Tommaso Corvatta quando si è tornati indietro non adottando la variante che avrebbe accelerato l’iter ed evitato i ricorsi. Con Mobili l’area è stata riprogettata nel 2008, il Tar dà un esito sfavorevole al Comune per i ritardi, se si fosse approvato quel piano invece di riprogettare e ricominciare da capo ora non saremo qui. Il Tar infatti aveva precedentemente respinto un ricorso della Terzo Millennio che contestava al comune i ritardi, perché comunque i giudici avevano ravvisato un’attività progettuale. Ma Corvatta nel 2012 boccia l’adozione definitiva del piano e si torna indietro. Ma l’origine del problema risale a quando Silenzi era presidente della Provincia, nonostante il Comune avesse recepito le prescrizioni stralciò la Ceccotti dal piano particolareggiato nel 2007. La mia giunta a sua volta si è trovata a non poter adottare una variante, quella proposta da Polci che si sarebbe prestata ad ulteriori ricorsi e abbiamo dato mandato di ritornare alle indicazioni del 2006. Quindi è una sentenza che effettivamente dà torto al Comune, ma mette anche dei punti fermi su chi siano i responsabili di questo danno». Ora il Comune ha 180 giorni di tempo per conteggiare l’ammontare effettivo del risarcimento danni per la Prica che rispetto ai 20 milioni dovrebbe essere di qualche milione di euro: «Andremo a trattativa con la società – ha detto il segretario comunale – ed eventualmente se non si troverà un accordo faremo appello alla sentenza». Rispetto alla sentenza Frontoni invece aggiunge: «Dobbiamo ancora leggerla bene e capire come muoverci, non ci è ancora chiara l’entità e il peso di questa sentenza. La Corte di appello di Ancona aveva quantificato il valore di quell’area in 1 milione e 69mila euro, vedremo il da farsi».
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Qualche milione non ci tocca un dente. Quello che più si aspetta credo siano le risposte di Silenzi che immagino non andrà tanto per il sottile. Finalmente qualcosa anche a Civitanova si muove. Ultimamente se non fosse stato per Macerata e Carancini c’era ben poco su cui scherzare.