Fallimento Teuco,
«nessuna risposta dal Governo»
116 lavoratori nel limbo

MONTELUPONE - Situazione drammatica per i dipendenti della ditta. Il punto dei sindacati: «Da ottobre attendiamo il tavolo di confronto. Se devono dirci di no almeno abbiano il coraggio di dircelo in faccia. Questo buco contributivo di due mesi per molti significa l’impossibilità di andare in pensione»
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Da sinistra Giuliano Caracini, Manuel Broglia, Vincenzo D’Alessandro

 

di Mauro Giustozzi (foto di Fabio Falcioni)

I guai alla Teuco non finiscono mai. Neppure dopo che l’azienda è stata dichiarata fallita nell’aprile dello scorso anno. E nei guai non finisce la proprietà ma ancora una volta i 116 lavoratori che attendono di ricevere i due mesi di Cigs (cassa integrazione straordinaria) che il Ministero del Lavoro, a fine giugno, aveva revocato dopo il fallimento dell’azienda di Montelupone. Una vicenda che ha provocato ulteriori danni e sofferenze alle maestranze che, oltre a non aver percepito le indennità dei due mesi ultimi successivi alla dichiarazione di fallimento avvenuta in data 20 aprile 2018, non hanno potuto contare neppure sui contributi che, in alcuni casi, potevano essere decisivi per poter approdare alla pensione.

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Alcuni ex lavoratori della Teuco

Un rimpallo di responsabilità tra governo centrale e istituzioni locali, sta di fatto che ad oggi, nonostante l’interpellanza parlamentare dello scorso ottobre promossa da Guglielmo Epifani di Liberi e Uguali a cui aveva riposto il sottosegretario a Lavoro e politiche sociali Claudio Durigon, il quale aveva assicurato grande attenzione al caso della Teuco e l’intenzione di aprire un tavolo di confronto nelle opportune sedi istituzionali: al momento di tutto questo non c’è traccia. E la pazienza di lavoratori che hanno perso l’occupazione, perso dei soldi e, in molti casi, non sono potuti scivolare verso la pensione ha raggiunto il colmo. In queste settimane sia i sindacati che gli stessi ex dipendenti Teuco, ora in Naspi, stanno tempestando di mail il Ministero del Lavoro di Roma per ricordargli gli impegni assunti in Parlamento dal governo. «Ora basta prese in giro – tuona Vincenzo D’Alessandro della Filctem Cgil – e disinteresse verso i lavoratori. L’unico interesse a tutti i livelli, territoriali, di parlamentari locali e dello stesso governo è quello di far passare tempo senza che nulla accada, che nulla si decida. La solidarietà è arrivata da tutti ma poco o niente di aiuti concreti. Basta questi atteggiamenti di facciata a cui non segue nulla. E’ indispensabile che amministratori locali, Regione, parlamentari marchigiani ed infine il governo si impegnino davvero a risolvere questa problematica. Noi è da ottobre che attendiamo che sia aperto questo tavolo di confronto: siamo a fine marzo e non c’è alcun segnale. Se devono dirci di no almeno abbiano il coraggio di dircelo in faccia. I lavoratori sono rimasti in cigs perché speravano in un salvataggio dell’azienda: se si fossero fatti licenziare sarebbero andati anticipatamente in Naspi e non avrebbero avuto questo buco contributivo di due mesi che per molti significa l’impossibilità di andare in pensione».

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Manuel Broglia

Da un punto di vista economico la cifra che balla non è elevata, tra cigs e contributi si parla di non più di 280 mila euro. «E’ una situazione incredibile –sottolinea Manuel Broglia della Uiltec- nel senso che abbiamo firmato la proroga della Cigs nel febbraio 2018 che avrebbe coperto i sei mesi dell’anno: poi ad aprile è sopraggiunto il fallimento ed il 19 giugno la revoca della Cigs da parte del ministero. Nell’interpellanza parlamentare presentata il governo ha risposto di porre la più alta attenzione ad aprire un tavolo di confronto nelle sedi istituzionali deputate per affrontare e risolvere la questione. Impegno mai concretizzato». Va detto che, per questioni normative, i lavoratori anche volendo pagare autonomamente i contributi delle 11 settimane mancanti di cigs non possono farlo perché in quel periodo risultavano ancora a tutti gli effetti dipendenti della Teuco. «C’è stato un tavolo istituzionale ieri con il vice prefetto di Macerata – dice Giuliano Caracini della Femca Cisl- che si è impegnato a sollecitare gli organi governativi. E’ dallo scorso ottobre che noi ed i lavoratori ex Teuco stiamo aspettando questa convocazione dal governo. Siamo arrivati a fine marzo ed è necessario che ci siano date delle risposte concrete. E’ un problema politico che deve essere risolto in quella sede». Nel caso non arrivasse ancora alcuna risposta i sindacati non escludono nelle prossime settimane di effettuare un presidio dei lavoratori ex Teuco in Regione oppure a Roma.

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Giuliano Caracini e Manuel Broglia

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Vincenzo D’Alessandro



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