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Zona franca urbana
«Non basta, ecco la nostra proposta»

SISMA - Il tavolo che riunisce ordini, atenei e associazioni di categoria della provincia ha presentato i primi correttivi proposti al ministero dell'Economia in merito alla Zfu. Ma l'obiettivo dichiarato è di superarla per arrivare alla definizione di una o più Zone economiche speciali
mercoledì 6 Marzo 2019 - Ore 15:41 - caricamento letture
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Da sinistra Maria Cristina Ottavianoni, Luciano Ramadori, Rixccardo Russo, Rosaria Garbuglia, Francesco Rizzo, Gianni Niccolò e Giorgio Menichelli

 

di Federica Nardi (foto di Fabio Falcioni)

Il tavolo che unisce associazioni di categoria, atenei e ordini professionali della provincia ha presentato oggi le correzioni proposte al ministero dell’Economia riguardanti la Zona franca urbana. Una serie di misure attivate nel cratere ma che, a detta di molti e del tavolo stesso, non stanno centrando l’obiettivo di aiutare l’economia del territorio colpito dal sisma. Il prossimo passo, già annunciato in occasione della prima riunione del tavolo, è arrivare alla definizione di una o più Zone economiche speciali. Un processo più lungo però dato che richiede l’ok dell’Europa.

Al centro Giuseppe Rivetti, a destra Alberto Cavallaro

A spiegare il documento che contiene proposte e correttivi è stato Giuseppe Rivetti dell’università di Macerata. Le domande di accesso alla Zfu sono state presentate secondo criteri indicati inizialmente come vincolanti ma il cui peso poi è cambiato nel corso del tempo, “declassandoli” a fattori indicativi. Se a questo si aggiunge che i conteggi sono stati effettuati sulle tasse effettive da pagare e non su quelle potenziali in base al reddito stimato si è finito, si legge nel documento, per «generare importi non in linea con le reali necessità di alcuni beneficiari» e «per penalizzare quelle imprese con scenari migliori rispetto alle aspettative». Si è generata quindi «una evidente disparità di trattamento nei confronti di chi ha richiesto risorse inferiori alle reali esigenze, attenendosi alle indicazioni iniziali». Da qui una serie di proposte per aggiustare il tiro. Tra cui la fruizione automatica dei residui del biennio 2017-2018 per le aziende che altrimenti dovrebbero prima annullare le vecchie richieste e poi farne delle nuove e inoltre semplificare le compensazioni prevedendo per le richieste l’utilizzo indistinto dei codici tributo (z148, z149 e z150), che invece al momento prevedono richieste sui singoli codici, con una serie di impedimenti burocratici. Nel documento si chiede inoltre di «specificare cosa si intende (nel testo di legge, ndr) per “nuova iniziativa economica” e se ci sia ricompresa anche l’apertura di una nuova attività gestita da un soggetto già costituito». Infine un’altra proposta riguarda l’armonizzazione del quadro normativo. «Non si possono prevedere soluzioni diverse per chi si trova nella stessa situazione», aggiunge Rivetti. Per cui l’idea è di includere nelle agevolazioni i soci di società e i familiari collaboratori delle imprese familiari, così come anche i titolari di reddito di lavoro autonomo. «Al fine di evitare possibili profili di incostituzionalità – conclude il documento – si propone di estendere l’agevolazione contributiva a tutti i soggetti ammessi al beneficio della Zona franca urbana, indipendentemente dalle loro forme previdenziali obbligatorie e a prescindere dalla forma giuridica utilizzata per l’esercizio dell’attività di impresa».

La “partita” del tavolo unico provinciale non si gioca certamente solo sui correttivi, a tre anni dal terremoto. Anzi, l’obiettivo dichiarato è quello di superare la Zona franca urbana, considerata uno strumento troppo “a termine” che non considera il lungo periodo. «Lo sviluppo va considerato in scala decennale – ribadisce a questo proposito Alberto Cavallaro -. Né ci stiamo scordando però che l’emergenza per molti non è finita. Per questo pensiamo che si potrebbe riproporre il contributo una tantum, armonizzare i versamenti, immaginare un’ulteriore tassazione agevolata per gli affitti, in modo che si rimodulino anche i costi che sono aumentati data la penuria di case».

Presenti oggi al tavolo Massimo Sandroni (direttore Cia Marche), Luciano Ramadori (direttore Cna Macerata), Giorgio Menichelli (segretario di Confartigianato imprese Macerata, Ascoli e Fermo), Francesco Navigli Severini (Confcommercio Marche centrali), Gianni Niccolò (direttore di Confindustria Macerata), Maria Cristina Ottavianoni (presidente dell’ordine degli avvocati di Macerata), Rosaria Garbuglia (presidente dell’ordine dei commercialisti e degli esperti contabili di Macerata e Camerino), Riccardo Russo (presidente dell’ordine dei consulenti del lavoro di Macerata), Francesco Rizzo (docente dell’università di Camerino).

Atenei, imprenditori e professionisti: nasce il tavolo per il post sisma

Riccardo Russo e Rosaria Garbuglia

Maria Cristina Ottavianoni

Gianni Niccolò

Giorgio Menichelli

Luciano Ramadori

A destra Massimo Sandroni

Francesco Rizzo

 

 



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