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«Fondi per l’autoricostruzione»
Al via la raccolta firme nel cratere

SISMA - E' una modalità non compresa tra i contributi statali per chi deve rifare casa dopo il terremoto. Promotori dell'iniziativa l'associazione "Aria familiare" e il gruppo di ricerca Emidio di Treviri: «Formazione di nuove competenze, inversione di rotta per lo spopolamento ed evidente risparmio per lo Stato»
giovedì 7 Febbraio 2019 - Ore 09:29 - caricamento letture
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Risparmio di soldi pubblici, formazione per le nuove generazioni e tecnici specializzati che seguono il processo. E’ questa la ricetta dell’autoricostruzione familiare, una modalità già sperimentata in Italia che però non è compresa dei finanziamenti statali destinati a chi deve ricostruire dopo il terremoto. La raccolta firme per farla includere nei contributi parte dal basso. L’associazione “Aria familiare” in collaborazione con il Research action network (Ran) “Autoricostruzione” del gruppo di ricerca Emidio di Treviri, sta lavorando per rendere possibile l’accesso ai contributi per la ricostruzione nell’area del cratere, colpita dal sisma del 2016, anche ai cantieri in autocostruzione familiare dove i proprietari prendono autonomamente parte alla ricostruzione delle proprie case, con l’aiuto di parenti, amici, volontari che operano a titolo assolutamente gratuito. Cantieri legali per l’ordinamento ma al momento esclusi dai contributi statali.

«Gli abitanti del cratere sono naturalmente autocostruttori​ – spiegano i promotori della raccolta firme-, gran parte della popolazione colpita dal sisma del 2016 vive in aree rurali e montane ed è abituata a far da sé e a cimentarsi nelle attività più varie con naturalezza. Gran parte del suo patrimonio abitativo è stato autocostruito nei secoli. Inoltre, in questi piccoli paesi, il senso di comunità e di appartenenza sono caratteristiche che ne hanno permesso la sopravvivenza. Il sisma del 2016 ha invece contribuito ad accelerare un processo di spopolamento, le comunità si stanno sempre più disperdendo con danni ben superiori a quelli economici. La possibilità di accesso all’autocostruzione familiare rappresenterebbe una inversione di tendenza che vedrebbe le comunità riunirsi di nuovo intorno alla ricostruzione delle proprie case». L’autoricostruzione inoltre «comporta un evidente risparmio per lo Stato, in termini monetari, dell’ordine del 40 percento circa: soldi che potrebbero rimanere sul territorio abitato dagli autoricostruttori e destinato a finanziare progetti di ricostruzione di beni comuni». Senza nulla togliere alla qualità: «Le responsabilità dell’autocostruttore in cantiere sono molte, ma è anche grazie all’esperienza della rete di “Aria familiare” e dei tecnici che seguono questi cantieri, che possono essere gestite e possono essere superate le difficoltà. Questo tipo di pratiche aprono nuove strade fondate sulla riappropriazione di una gestione diretta del territorio che si abita, sulla legittimità delle decisioni prese collettivamente e sull’importanza di pratiche condivise giorno dopo giorno. Questo processo quindi conduce a una maggiore consapevolezza, sia di come ognuno ha costruito la propria casa, ma anche di come la potrà manutenere, di quali materiali avrà usato e di dove li avrà comprati, sostenendo quindi economie locali; ​questo processo lascerà all’autocostruttore, così come a chi opera nel cantiere, delle competenze e dei nuovi rapporti, un rinnovato legame con il territorio che abita e avvierà un processo di formazione ​condiviso e reimpiegabile nel futuro di questi luoghi». L’obiettivo a breve termine è quello di inviare un documento ufficiale al commissario alla Ricostruzione Piero Farabollini. La petizione si può firmare anche online e saranno organizzati appuntamenti sul territorio.



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