Sisma, la Regione esorta i Comuni:
«E’ ora di razionalizzare le spese»

IL DIRIGENTE della Protezione civile delle Marche ha scritto ai sindaci del cratere per chiedere di non stipulare nuovi contratti per la messa in sicurezza senza aver prima verificato la copertura finanziaria, visto che lo stato d'emergenza cesserà ufficialmente il 31 dicembre
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Castelsantangelo

 

Sisma, si avvicina la fine dello stato di emergenza: la Regione invita i sindaci a razionalizzare le spese. E’ questo in estrema sintesi il contenuto di una lettera inviata da David Piccinini,  dirigente della Protezione civile delle Marche a tutti i Comuni del cratere, alle Province di Macerata, Fermo, Ancona e Ascoli e alle diocesi. Nel documento viene anche specificato che la Regione ha inviato una richiesta di ulteriori fondi per le spese sino a fine anno al Dipartimento nazionale di Protezione civile.

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David Piccinini

Il punto è questo: i soldi per gestire l’emergenza finora sono arrivati dallo Stato alla Regione e da questa ai Comuni. Un flusso di cassa che si è mosso in base alle varie esigenze che sono state affrontate negli ultimi due anni. Il 31 dicembre però, lo stato di emergenza cesserà ufficialmente, e quindi probabilmente cambierà anche il modo di affrontare le spese relative al terremoto. Da qui l’esortazione della Regione ai Comuni: non avviare nuovi contratti per la messa in sicurezza degli edifici senza aver prima verificato che ci sia la copertura finanziaria. Ovviamente tutti i contratti stipulati fino ad oggi verranno rispettati, così come le spese previste dalle ordinanze riguardo al Cas e agli sfollati. Entrando nel merito della lettera di Piccinini, si specifica che per l’emergenza sisma sono stati spesi sinora 652 milioni di euro: 208 milioni per le sae, 195.500.000 euro per il Cas, 70 milioni interventi di messa in sicurezza degli enti locali, 26.600.000 euro per interventi a favore di agricoltori e allevatori, 27 milioni per la gestione delle macerie, 8.200.000 per il rafforzamento del trasporto pubblico locale, 9 milioni per le messe in sicurezza dei beni culturali, 8 milioni per il rafforzamento del trasporto pubblico locale, 5 milioni e 200 mila euro per la delocalizzazione delle attività produttive, 4 milioni e 500 mila euro per il personale della Regione Marche e degli enti locali, 4 milioni e 400 mila euro per spese di altra tipologia, 6 milioni e 400 mila euro per interventi di ripristino della viabilità Anas eseguiti da enti locali.

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La lettera del dirigente

«Stante l’attuale indisponibilità di cassa nella contabilità speciale intestata alla Regione Marche, in accordo con il presidente della giunta – ha scritto Piccinini –  si è provveduto ad inoltrare una nuova richiesta di finanziamento al Dipartimento della Protezione civile nazionale, con indicate le stime di spesa sino al 31 dicembre 2018. Attualmente la nostra richiesta è in fase di istruttoria da parte degli uffici del Dipartimento». Il dirigente regionale dunque invita a concludere le opere con contratti già stipulati per le messe in sicurezza, evitando di attivarne altre. «Ciò premesso – ha aggiunto infatti il dirigente – le strutture del soggetto attuatore della Regione Marche, per il prosieguo della fase emergenziale, avranno cura di completare i rapporti contrattuali in essere, verificando l’adeguata copertura finanziaria degli impegni già assunti con le nuove richieste, evitando la sottoscrizione di ulteriori obbligazioni, al fine di scongiurare possibili problematiche erariali. Invitiamo tutti i soggetti attuatori ad adottare un analogo modo cautelativo di operare». L’unica eccezione consentite sono le messe in sicurezza dei beni culturali in zona rossa: «In un’ottica di razionalizzazione della spesa riteniamo siano da portare a conclusione gli interventi di messa in sicurezza  già avviati ed evitare di avviarne ulteriori. Eccezioni possono essere fatte solo per i Comuni in zona epicentrale, esclusivamente per edifici e beni culturali ricadenti in zone rosse». Nel documento si chiede ai comuni di rendicontare gli interventi entro fine ottobre 2018, in modo da poter programmare la spesa. Per le altre messe in sicurezza non ancora attuate si dovrà attendere l’avvio della ricostruzione. «Negli altri comuni – ha specificato – saranno gli interventi di ricostruzione che avranno anche lo scopo preliminare di garantire il ripristino della sicurezza e della fruibilità delle aree pertinenti a ciascun edificio». Dopo il 31 dicembre 2018, indicato nel documento come data di scadenza dell’emergenza, saranno ammessi solo gli interventi affidati entro questa data e per cui vi sia copertura finanziaria. Questo è dovuto alla necessità di rispettare le scadenze per la rendicontazione delle spese, per il Fondo di solidarietà dell’Unione Europea, con cui sinora sono state finanziate le spese per l’emergenza. Le ultime righe riguardano coloro che ancora risiedono negli alberghi: «Altro tema riguarda l’ospitalità delle persone con abitazione resa inagibile dagli eventi sismici presso le strutture ricettive. Ad oltre due anni dall’inizio degli eventi, sono ancora circa mille le persone ospitate presso tali strutture, con una spesa di circa un milione e 200 mila euro al mese – ha concluso Piccinini – si invitano nuovamente i Comuni ad attivarsi per incentivare forme di assistenza economicamente più sostenibili per la finanza pubblica».

(redazione CM)

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