Trasferimento del Ced Ubi a Jesi,
95 dipendenti chiedono la sospensione

MACERATA - L'assemblea unitaria dei lavoratori, organizzata dalle sigle sindacali, chiede ai vertici dell'istituto il rispetto del Piano industriale che non prevede lo spostamento del polo di Piediripa
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L’assemblea dei lavoratori con il sindaco Romano Carancini

 

Scongiurare il trasferimento a Jesi del centro elaborazione Ubi di Piediripa e dei suoi 95 dipendenti. E’ questo l’obiettivo corale di 95 dipendenti, sigle sindacali e amministrazione di Macerata, ribadito ieri durante una partecipata assemblea unitaria che ha visto la partecipazione di circa 70 persone tra cui i segretari di Fabi, First Cisl, Fisac Cgil e Uilca.
Nonostante gli impegni presi da Ubi, a luglio di quest’anno i dipendenti hanno ricevuto un’informativa di trasferimento a Jesi. La chiusura non era prevista dal Piano industriale dell’azienda, al momento dell’acquisto di Banca Marche.

«Durante l’assemblea – scrivono i sindacati –  sono stati osservati mancato rispetto degli impegni già sottoscritti da Ubi per il mantenimento nei territori di attività e il contenimento della mobilità dei lavoratori; inconsistenza delle motivazioni addotte  in merito al programma di contenimento delle spese (spese di manutenzione dell’immobile di Piediripa molto ridotte e obbligo di continuità dell’affitto dello stesso immobile per impegni vincolanti presi dalla vecchia gestione che non consente risparmi immediati);
l’individuazione di eventuali soluzioni alternative al trasferimento del Polo Tecnologico e dell’Help Desk a Jesi con possibili ipotesi, socialmente sostenibili, che insistano nel Territorio maceratese in siti (almeno tre) già a disposizione di Ubi Banca e, quindi, economicamente compatibili». Sindacati e dipendenti hanno anche espresso forte perplessità sulle  scelte dell’istituto «poiché Ubi – precisano –  dopo essersi impegnata con l’Accordo del 26 ottobre 2017, a un progetto di razionalizzazione organizzativa che riguarda 9 Poli, subito dopo ha modificato unilateralmente il progetto sconfessando quanto stipulato; tale comportamento potrebbe mettere in dubbio, negativamente, persino le scelte di esistenza e dimensionamento adottate per tutti i 12 poli di lavorazione di UBISS nel resto d’Italia. Ci sorprende che un’azienda tradizionalmente attenta e sensibile alle esigenze del territorio e del suo tessuto produttivo, operi una scelta cinica che mette ulteriormente in difficoltà una provincia già fortemente provata dal sisma del 2016, con un impatto che può diventare pesantemente negativo sulla clientela».

L’Assemblea dei lavoratori  ha quindi espresso la convinta contrarietà al progetto di trasferimento del Polo tecnologico e dell’Help desk a Jesi e chiede la sospensione del progetto fino alla revisione del piano industriale di gruppo Ubi.

(a.p.)



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