Minacce a famiglia del sindaco e Caritas,
slittano le due direttissime
Misure di sicurezza rafforzate

MACERATA - Sotto accusa Mauro Pizzolla, un 40enne che vende condizionatori e Giovanni Castellone, 75enne campano. Al primo non sono arrivate le notifiche del processo, il secondo non poteva essere presente per motivi di salute
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Il sindaco Romano Carancini

 

di Gianluca Ginella

Slitta il processo per direttissima per le minacce al sindaco di Macerata, Romano Carancini. All’imputato, Mauro Pizzolla, 40 anni, di Sesto San Giovanni, non sarebbero arrivate le notifiche relative all’apertura del processo. Da qui la decisione dei giudici del tribunale di Macerata di rinviare l’udienza all’11 giugno. Medesima decisione, ma per motivi legati alla salute dell’imputato che non poteva presenziare, anche per la direttissima relativa alle minacce fatte ad una operatrice del Centro ascolto Caritas.

Controlli rinforzati questa mattina al tribunale di Macerata per le due direttissime speciali relative a fatti connessi agli episodi di cronaca avvenuti a Macerata tra il 30 gennaio e il 3 febbraio scorsi: l’omicidio di Pamela Mastropietro e il raid razzista di Luca Traini. Presente anche il sindaco di Macerata, Romano Carancini, che è parte offesa in uno dei due procedimenti ma che ha deciso di non costituirsi parte civile. Per quello che riguarda le minacce al sindaco, sotto accusa c’è un 40enne che vive a Sesto San Giovanni ed è titolare di una dita che vende condizionatori. L’uomo, Mauro Pizzolla, deve rispondere di minacce con l’aggravante dell’odio razziale. Secondo l’accusa, avrebbe mandato una mail alla scuola Mestica di Macerata in cui minacciava la famiglia del sindaco in quanto il primo cittadino aveva dato dello squilibrato a Traini. L’uomo è assistito d’ufficio dall’avvocato Merys Teodori. «Non sono riuscita ancora a contattare l’imputato, il rinvio servirà a valutare anche la possibilità di fare un rito alternativo» ha detto il legale al termine dell’udienza. Rinviata dal Tribunale perché mancava la notifica all’imputato. Se ne riparla l’11 giugno. Stesso discorso per il processo in cui è imputato il 75enne Giovanni Castellone, residente in provincia di Napoli. All’uomo vengono contestate minacce con l’aggravante razziale per alcune telefonate al Centro ascolto Caritas di Macerata. L’uomo ce l’aveva con il fatto che il centro aiutasse persone extracomunitarie. Nelle telefonate, tra il 7 e il 12 febbraio, aveva insultato la coordinatrice del Centro ascolto e aveva detto cose come «Ve l’ha tirata la bomba al culo per farvi paura» (con riferimento al gesto d Luca Traini che il 3 febbraio aveva sparato a sei persone originarie dell’Africa, ferendole). In un’altra diceva «Ve deve spara’ in bocca a lu sindacu ed a voi». L’imputato è assistito dall’avvocato Elena Pasquali.

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