«La stalla non è idonea:
da 2 anni lavoriamo
in condizioni disumane»

USSITA - Giovanni Paris lamenta che la sua è l'unica azienda che non ha ricevuto una struttura adeguata ad ospitare il bestiame. E da 48 mesi le mucche vivono all'aperto, alcune sono morte. «L'ultima che ha partorito a meno 19 gradi»
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Le pecore all’interno della stalla

 

Bulloni non fissati a terra, piastre allentate, abbeveratoi distrutti dal gelo, il telone di copertura rattoppato in vari punti con il nastro adesivo, niente bocchette di aerazione: è questa la situazione delle due stalle provvisorie usate dalla famiglia di Costantino Paris, per tenere il bestiame. Sono state fornite dalla Regione, che però dopo quattro sopralluoghi le ha giudicate non idonee e dovranno essere sostituite.

28577212_1040650039433858_4979235519889145856_n-390x650I bovini e gli ovini dell’allevamento Paris sono rimasti senza stalla dopo il terremoto del 24 agosto, in quanto la stalla comunale a Vallestretta di Ussita, dove gli allevatori tenevano il bestiame, è stata gravemente lesionata. Soltanto nel novembre del 2016 sono arrivate le due stalle provvisorie dal colore verde, sotto cui oggi le mucche non possono stare per il rischio di sollevamento del tendone e la mancanza di bocchette di aerazione ed in cui trovano riparo solo un centinaio di pecore. Un lavoro fatto in fretta e che ben quattro sopralluoghi dei tecnici della Regione hanno certificato come non adatto ad ospitare il bestiame. Quando c’è troppo vento la capriata si solleva, i tiranti sono messi male così il telo da una parte risulta più tirato, se nella mangiatoia ci andassero le mucche, solleverebbero tutto quanto. Sono queste le criticità espresse da Giovanni Paris, che insieme alla sorella Marianna porta avanti l’azienda di famiglia. «Questa stalla ha enormi difficoltà strutturali – spiega Giovanni Paris – abbiamo rattoppato i teli più volte, i tubi degli abbeveratoi si sono spaccati alla prima gelata, non posso di certo mettere le mucche in una struttura che nemmeno so se tiene. Mi hanno detto che a ottobre venivano a montare le bocchette di aerazione, ma io ancora non li ho visti e siamo a marzo. In estate per questo si raggiungono dentro i quaranta gradi». Gli allevatori hanno richiesto subito di cambiare la stalla, ma da due anni si stanno scontrando con enormi difficoltà burocratiche. «Chiedo di essere trattato come tutti gli altri, a cui sono state date altre strutture, perchè la Regione ha subito cambiato queste prime come la nostra, vedendo che non erano adatte. Quelle con il telo grigio sono diverse, più resistenti e hanno le bocchette di aerazione, a coloro che sono rientrati a marzo di un anno fa con l’ordinanza 5, hanno dato una stalla in legno ed acciaio – continua il giovane – a questo punto anche noi vorremmo una stalla in legno, da mettere sul nostro terreno, senza dover aspettare la ricostruzione della stalla comunale, per cui pagavamo l’affitto».

28685265_1041484926017036_5929591450395213824_n-650x366Gli unici che nella zona di Ussita sono rimasti fuori dall’ordinanza, sono proprio i Paris, per il fatto che i loro animali si trovavano nella stalla comunale. Al momento la loro richiesta di avere una stalla provvisoria di legno sul loro terreno non è stata accolta. Le pecore sono nella stalla giudicata dalla Regione non idonea, le mucche in un terreno di Vallestretta, esposte alle intemperie da due anni, alcune sono morte per il gelo. «L’ultima ha partorito a meno 19 gradi, proprio durante i giorni del Burian, dentro la stalla delle pecore quando si è sciolta la neve si è formata la condensa e a terra era tutto un pantano, da due anni lavoriamo in condizioni disumane – racconta il giovane che pur di non lasciare gli animali vive da diciassette mesi in roulotte – abbiamo sempre pagato le tasse, chiediamo soltanto di poter lavorare e andare avanti, perchè non vogliamo abbandonare queste montagne». Per avere una maggiore certificazione di qualità l’azienda aveva iniziato a seguire nell’allevamento dei bovini, le linee guida del benessere animale, il terremoto ha vanificato tutto, dovranno ricominciare da capo e ci vorranno quattro anni, per ritornare alla situazione che avevano nell’agosto 2016. «Le persone che vogliono rimanere tra queste montagne vanno aiutate e non ostacolate, chiediamo di fare una stalla di legno sul nostro terreno, in modo da poter fare quello che sappiamo fare, gli allevatori, soltanto l’azienda Costantino Paris è rimasta fuori, non è giusto, chiediamo di superare la burocrazia e darci una mano» conclude Paris.

 

 

 

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