Norma “Salva Peppina”,
Tondi alla De Micheli:
«Restano le criticità»

SISMA - Il sindaco di Camporotondo risponde al commissario De Micheli sulla norma che regolarizza le strutture temporanee dopo le dichiarazioni del commissario. La richiesta di regolarizzazione degli immobili temporanei comporta la rinuncia al Cas
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Prefabbricati in aree del cratere

 

Il commissario al sisma del Centro Italia, Paola De Micheli, ha risposto alla lettera del sindaco di Camporotondo di Fiastrone, Emanuele Tondi, sottoscritta da altri 19 sindaci, comitati dei terremotati e ordini professionali, contenente la proposta di modifica della norma sulle disposizioni per la regolarizzazione delle strutture temporanee istallate autonomamente dai cittadini terremotati. Oltre alla lettera di risposta De Micheli ha chiarito anche che “per regolarizzare gli immobili temporanei, si dovranno presentare le domande di contributo con il progetto degli interventi di ricostruzione. La richiesta di regolarizzazione degli immobili temporanei comporta la rinuncia al solo contributo di autonoma sistemazione (Cas) ma non di quello per ricostruire”. 

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Il sindaco Emanuele Tondi

Il sindaco Emanuele Tondi precisa:  «Premettendo che non era stato chiesto un chiarimento ma una modifica dell’articolo (che è fin troppo chiaro), le modifiche richieste non sono state accolte e quindi le criticità evidenziate nella lettera rimangono tutte». Criticità che vengono elencate per punti: 

casette-tondi-2-325x190«1. Non si dice  che per regolarizzare gli immobili temporanei la scadenza per presentare la domanda di contributo con il progetto degli interventi di ricostruzione è il 31 gennaio 2018, mentre per tutti gli altri è stata prorogata al 31 ottobre 2018 (e verrà, verosimilmente, prorogata ancora). Questo chiarimento, in realtà, la De Micheli lo fa a se stessa, in quanto in una precedente nota n. 21997 del 20.12.2017 affermava testualmente “Il termine del 31 gennaio p.v. non è affatto troppo breve, tenuto conto che entro tale data non dovranno essere presentati progetti di ricostruzione”. E invece il progetto va presentato e il termine del 31 gennaio è troppo breve (a questo punto anche per la De Micheli, vista la sua precedente nota). Chi ha costruito o installato l’immobile temporaneo ha, per la stragrande maggioranza, la scheda Aedes “E” e cioè ricostruzione pesante. Impossibile per molti presentare il progetto di ricostruzione ora, senza i risultati della microzonazione, senza ancora aver fatto i sondaggi geologici e, soprattutto, a pochi giorni dalla pubblicazione della nuova ordinanza “n. 46” che modifica le precedenti e introduce nuove disposizioni per la ricostruzione pesante.

casette-tondi-1-325x2102. Il commissario forse non sa, e per questo allego delle foto, che le strutture temporanee presenti sul territorio del cratere a cui dovrebbe riferirsi l’articolo 8-bis del D.L. 189/2016, sono case mobili, box metallici prefabbricati e strutture in legno che in pochissimi casi (a meno che non si sia fatto un grande struttura che ben poco avrebbe di temporaneo) hanno i requisiti richiesti (preciso che anche le Sae-Soluzioni Abitative di Emergenza non hanno tali requisiti). Un’altezza minima interna di m 2,70, riconducibile a m 2,40 per i vani accessori (bagni, corridoi, ripostigli, wc). Tale altezza, per i comuni posti al di sopra dei 1000 di quota, può essere ridotta a m 2,55. Si prescrive inoltre la superficie minima abitabile per ogni individuo (14 mq/ab fino a 4 abitanti e 10 mq/ab da 5 in poi), nonché le superfici minime delle camere da letto: mq 9 per una persona e 14 se per due e che ogni alloggio deve essere dotato di una stanza di soggiorno di almeno mq 14.

3. Veniamo al Cas-Contributo di Autonoma Sistemazione. Se si riuscisse a superare le criticità di cui sopra, al momento impossibile, la De Micheli chiarisce che la regolarizzazione comporterebbe solo la rinuncia al Cas. “Solo” l’ho scritto volontariamente in evidenza perché non è poca cosa. Magari per chi ha un alto reddito si, ma non per la maggior parte dei terremotati di cui stiamo parlando. Queste strutture temporanee sono state comprate ed installate autonomamente dai cittadini, con i loro soldi, spesso con richiesta di finanziamento concesso dalla banca grazie alla garanzia del Cas. Così facendo non hanno richiesto le costosissime e impattanti da un punto di vista ambientale Sae. E gli togliamo il Cas? Perché? Non lo capisco proprio!»

 

La lettera del commissario



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