Camerino, come saremo:
ecco il documento per la ricostruzione
“Quattro pilastri per la rinascita”

SISMA - E' stato redatto dallo studio Mario Cucinella e presentato ieri. L'architetto: "L'idea è riaprire il centro per comparti. E' una occasione per ripensare la città e togliere quei palazzi che non vengono utilizzati"
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Un momento della presentazione

 

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di Monia Orazi

Quattro pilastri per partire con la ricostruzione di Camerino: infrastrutture di mobilità e trasporto sostenibile, abitare, sicurezza e risorse. Sono indicate nel documento strategico per la ricostruzione di Camerino, redatto dagli architetti dello studio Mario Cucinella, e che è stato presentato ieri pomeriggio al centro Benedetto XIII. Il documento delinea anche la strategia per riaprire Camerino, si parte dai lati, mettendo in sicurezza comparti di città, da riaprire per pezzi consequenziali, evitando di intervenire a casaccio, a macchia di leopardo senza una strategia precisa.

Per questo sono state definite insieme ai cittadini le unità urbanistiche, agglomerati di case su cui una volta che si è intervenuti si può passare al pezzo successivo come le tessere di un puzzle. Per passare alla fase operativa, si dovrà attendere il via libera del commissario straordinario De Micheli, dato che il Comune non potrà rinnovare l’incarico a Cucinella, tranne che nel caso decida di fare una gara. L’incontro a Roma con il commissario è previsto a breve. Le diverse fasi del progetto sono consultabili sul blog wsrcamerino.wordpress.com.

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L’architetto Mario Cucinella

Architetto Cucinella, da dove siete partiti per redigere il documento strategico?

Dall’idea di capire la complessità di un luogo, purtroppo non avendo più visibilità nelle relazioni, perchè non c’è più nessuno. Per questo abbiamo organizzato alcuni incontri spontanei, proprio con l’obiettivo di ricostruire le relazioni che esistevano e oggi non si vedono. Il processo sarà quello di conoscere la città nel sistema delle relazioni, per poi confrontarsi con gli strumenti urbanistici, che fanno parte dei percorsi che la legge stabilisce. Seguiranno i piani attuativi, strumenti dove introdurre regole che possiamo scrivere insieme in funzione dei bisogni. Sono molto ottimista, che in un certo lasso di tempo, anche con la collaborazione dei professionisti locali, poiché la nostra ambizione non è quella di fare tutto, potremmo innescare un meccanismo per far partire la ricostruzione. Probabilmente ci vorranno dieci, quindici anni, io per quanto posso frequenterò Camerino, ma saranno i professionisti locali, che si confronteranno con questa realtà. Il lavoro che stiamo cercando di fare è dare il via a questo processo, poi ad attuare le cose sarà la comunità.

cucinella-3-650x366L’indicazione è quella di riaprire il centro storico per pezzi successivi, come le tessere di un mosaico, da dove partire?

Abbiamo capito dagli incontri che c’è molta attesa per rientrare nel centro storico. Questa distanza dalla zona rossa, dove non si può rientrare, è un problema anche psicologico, non si può rivedere la propria casa, dove ci sono le proprie cose, la memoria. In alcune zone basterebbero piccoli interventi, con realismo dico che si facciano interventi per iniziare a riconquistare alcuni pezzi di centro storico. Non si potrà fare tutto in una volta, mettere d’accordo tutte le persone è impossibile. Abbiamo individuato dei comparti, pezzi più ridotti, unità che definiremo insieme, magari un gruppo di condomini si mette insieme e decide di fare tutto in una volta, aiutiamo il processo di ricostruzione facendo da facilitatori, perchè se ognuno va per la sua strada, non si ricostruirà mai.

E per la parte pubblica?

Con il pubblico possiamo riattivare edifici strategici. La prima volta che sono venuto a Camerino, ho suggerito di riaprire la strada che porta verso il teatro, poi di fare un concerto. Ricordo un aneddoto molto bello, nella Milano distrutta dai bombardamenti, dopo la Seconda guerra mondiale, Toscanini riaprì la Scala e tenne un concerto, è stato l’inizio della nuova Milano. La cultura è il primo segnale di rinascita collettiva, mettiamo a posto il palazzo ducale, l’arcivescovado, il teatro, intanto apriamo alcune zone insieme ai condomini, per far sì che nei palazzi la gente possa tornare insieme come destinazione. Le operazioni fallimentari degli ultimi 50 anni in Italia sono tutte sotto i nostri occhi, questa è un’opzione reale per ricominciare. Se a Camerino ci si rimbocca le maniche e lo si fa più di una volta, io sono contento. Occorre sollecitare il settore pubblico, attivarsi con l’università, il Comune, per fare azioni per coinvolgerli in modo che si possa riaprire rapidamente. La gente ha detto di sentire la mancanza di una passeggiata, di poter mangiare un gelato in piazza, naturalmente non si potrà riaprire tutta Camerino. Quello che annienta le persone è aver perso la normalità di un tempo, entrare in chiesa per una preghiera, mangiare un gelato e fare una passeggiata, fare due chiacchiere in piazza. Prima di poter tornare ad abitare in centro, si devono riaprire segmenti di quotidianità, se si fa questo abbiamo già fatto un grande lavoro. Se siamo consapevoli che un processo non funziona, dobbiamo trovare meccanismi diversi che permettano di farlo funzionare.

Durante l’incontro avete parlato di demolire il tribunale, ripensare la parte esterna dell’ex caserma dei carabinieri come uno spazio culturale, valorizzare l’anello pedonale delle mura intorno alla città. Si possono ipotizzare altri interventi?

Questa è l’occasione per ripensare Camerino alla luce di quello che è successo, forse sarà l’unica occasione di togliere palazzi che non si usano più, come ad esempio il tribunale che è chiuso da alcuni anni. Un edificio chiuso è una cosa sorda, non produce nulla, non crea relazioni, è una cosa fastidiosa. Togliendolo si apre una nuova vita. Aprire questi luoghi, permette quando si torna di trovare una Camerino diversa, nuovi luoghi dove i ragazzi tornano volentieri. Si potrebbe togliere anche qualche edificio in periferia, tornando a piantarci alberi. Questa azione si fa se c’è condivisione, altrimenti diventa un’azione contro qualcuno, si fa qualcosa se si è consapevoli che è la cosa giusta. Si tratta di innescare un processo in cui la comunità decide cosa fare e che noi del mestiere aiutiamo a focalizzare.

Il progetto di ricostruzione partecipata delineato dal vostro team, potrebbe indicare nuovi percorsi, anche normativi per la ricostruzione?

Sì, certamente. Camerino è un centro molto importante per l’influenza che ha sul territorio. Dice bene l’arcivescovo Brugnaro, la città non è autoreferenziale, Camerino non sta per Camerino, va rimessa a posto perchè c’è un intero territorio che vi gravita. Pensiamo alle relazioni con i centri vicini, per il sistema scolastico, culturale, economico e commerciale. Mettere in moto Camerino, vuol dire dare una mano di metodo anche ai sindaci di tanti piccoli centri in difficoltà, perchè prima erano abituati a gestire una situazione normale in realtà con pochi abitanti, ora vanno aiutati, non criticati.

 

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