Che fine ha fatto il lago di Pilato?
Sos al Parco dei Sibillini

TRASFORMAZIONI - Gli "occhiali" del bacino sono asciutti. A lanciare l'allarme l'ingegnere Gianluca Vignaroli, dopo un'escursione. Preoccupazione e sconcerto tra appassionati e amanti della montagna che temono che il terremoto ne abbia causato la scomparsa . Il geologo di Unicam Farabollini: "Una colata detritica potrebbe averli mascherati ma l'acqua c'è"
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Il lago di Pilato in una foto scattata il 14 maggio da Gianluca Vignaroli

 

di Alessandra Pierini

Il lago di Pilato è asciutto. C’è preoccupazione tra escursionisti, appassionati di montagna e tra tutti coloro che amano i magici luoghi della Sibilla. A lanciare l’allarme Gianluca Vignaroli, ingegnere di Chiaravalle, dopo un’escursione fatta domenica con due compagni di viaggio al termine della quale ha trovato la triste sorpresa: gli “occhiali” che compongono il lago sono asciutti. Il suo post su Facebook, nella sua pagina “Avventure di montagna” ha raccolto opinioni, preoccupazioni e sconcerto di molti che temono che il terremoto ne abbia causato la scomparsa. Il geologo Piero Farabollini, docente Unicam, rassicura: «Credo che siano coperti da una colata detritica dovuta al terremoto, penso che il rischio essiccazione sia molto lontano però è vero che se nei prossimi mesi non ci saranno precipitazioni, potrebbe accadere», spiega a Cronache Maceratesi.

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Il lago di Pilato in una foto del 28 giugno 2015

 

Gianluca Vignaroli racconta che domenica, lui e i suoi amici, dopo aver toccato 10 vette sopra i 2mila metri (Monte Argentella, Quarto San Lorenzo, Cima dell’Osservatorio, Cima del Redentore, il Pizzo del Diavolo, Cima del Lago, Punta di Prato Pulito, Monte Vettore, Monte Torrone e Sasso d’André) sono arrivati al Lago di Pilato e hanno trovato una triste sorpresa. L’acqua del lago non c’era nonostante la neve si fosse ormai sciolta.

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Il lago visto dall’altro versante in una foto dello scorso anno

«La neve ormai se ne è andata e alcune vette sono devastate, Pizzo del Diavolo sembra esploso. Poi siamo arrivati al lago – racconta Vignaroli – per un’analisi corretta ho aspettato il disgelo, ovviamente con la neve è impossibile vedere cosa è accaduto sotto il suo manto, e quello che ho visto mi ha lasciato parecchio sconcertato». L’ingegnere ha anche pubblicato due foto scattate quasi dallo stesso punto, a distanza di circa due anni l’una rispetto all’altra: la prima è del 28 giugno 2015; la seconda è del 14 maggio 2017. Poi ce n’è un’altra, del 4 giugno 2016, stavolta effettuata dalla riva orientale del Lago.
«Quello che ci siamo lasciati alle spalle – prosegue –  è stato un inverno parecchio nevoso e mi sarei aspettato di trovare molta più neve e acqua negli invasi che ospitano il lago ed invece niente.
Non voglio creare falsi allarmismi, non voglio assumere il ruolo di una novella Cassandra ma la paura che provo è troppo forte: il mio timore è che le forti scosse che hanno devastato le vette della cresta del Redentore abbiano modificato il sistema di falde acquifere posizionate sotto il lago».

Più ottimista il geologo Farabollini che è salito l’ultima volta il 22 novembre, subito dopo le terribili scosse di ottobre: «Credo che una colata detritica di materiale, caduto dal versante che costituisce l’anfiteatro del lago, abbia mascherato le due lenti. Non credo che l’acqua non ci sia, è più probabile che non sia arrivata in superficie e sia rimasta sotto i detriti. Questo comunque consentirebbe di mantenere l’ambiente biotico e faunistico e consentirebbe di vivere anche al noto chirocefalo del Marchesoni».
Farabollini ipotizza anche che possano esserci delle lenti di ghiaccio mascherate dai detriti: «La conformazione del lago è tale che comporta variazioni importanti. Anche 6 o 7 anni fa erano quasi scomparsi in superficie ma in realtà l’acqua c’era ed è quello che conta. E’ vero che andiamo verso mesi di scarse precipitazioni e questo potrebbe incidere negativamente».
Insomma, non si può che attendere che la natura, che negli ultimi mesi più che mai, si è mostrata in tutta la sua terribile potenza, faccia il suo corso.

 

 



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