“Lavoratori e non volontari”,
la Croce Verde dovrà risarcirli

MACERATA - Il giudice del lavoro ha condannato l'ente a rifondere, nel complesso, 140mila euro a tre ex volontari. "Soddisfatti ma ci dispiace che i danni ricadano sulla onlus". Il difensore dell'associazione: "Chiederemo la sospensiva della sentenza"

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Al centro l’avvocato Fabrizio Giustozzi con Luca Buldorini (a destra) e Riccardo Ramundo

 

di Claudio Ricci

Non era volontariato ma lavoro. La Croce Verde di Macerata condannata a risarcire tre ex dipendenti. Il giudice del Lavoro, del tribunale di Macerata, ha riconosciuto a Luca Buldorini 71mila euro, a Riccardo Ramundo 31mila euro e a Alex Foresi circa 38mila euro. Cifre riferite alle differenze retributive e contributive e ai tfr che dovevano essere riconosciuti ai 3 giovani che erano stati licenziati ad inizio del 2013. Agli importi, oltre alla rivalutazione monetaria e agli interessi legali, vanno aggiunti i risarcimenti (3mila euro ad ognuno) per alcuni presunti comportamenti vessatori messi in atto nell’ultimo periodo di servizio nell’impresa di onoranze funebri della onlus maceratese e riconosciuti in fase di processo. “Il giudice ha stabilito che i ragazzi erano dipendenti subordinati e che il loro non era lavoro volontario – spiega il legale Fabrizio Giustozzi – Per questo sono state riconosciute cifre importanti”.

La vicenda inizia nel 2012, quando i ragazzi, entrati come volontari nella Croce Verde, guidata all’epoca da Stefano Monachesi, iniziano a rendersi conto che il lavoro svolto per le onoranze funebri dal 2009 assume una connotazione che va oltre quella di prestazione volontaria. Ad ottobre del 2012 l’impresa riceve una visita dell’ispettorato del lavoro. “Da allora se potevano i colleghi ci evitavano isolandoci al lavoro quasi sicuramente su indicazione della dirigenza. Il nostro procedimento parte dalla consapevolezza che a livello personale avevamo dato molto di più – racconta Buldorini -. Venivamo da un percorso di volontariato all’interno dell’associazione. Con la gestione di allora avevamo capito invece che si stava facendo del male alla Croce verde, una benemerita che da oltre 100 anni porta aiuto e soccorso a Macerata. La gestione dell’impresa funebre tralasciava questo spirito. “All’inizio del 2013 i giovani si rivolgono all’avvocato Giustozzi che deposita il ricorso a febbraio di quell’anno. Oggi la sentenza che stabilisce il risarcimento dei tre e che apre spiragli anche per gli altri ex volontari: “Adesso si è aperto un effetto domino – dice Giustozzi – tutti gli altri (si tratta di circa 15-20 persone) possono aprire un procedimento nei confronti della Croce verde”. Eppure una vittoria amara per Buldorini che da socio della Croce verde aveva suggerito una transazione bonaria a marzo del 2016: “Avevamo proposto di rinunciare al risarcimento purché in fase di rinnovo delle cariche ci concedessero di poter esprimere un presidente e dei consiglieri che avrebbero impiegato l’eventuale cifra che ci spettava per l’acquisto di macchinari e attrezzature mancanti per la onlus. Il risultato ci conforta ma ci dispiace che i danni ricadano sulla onlus”.

Il legale della Croce Verde, l’avvocato Giuseppe Bommarito, in merito alla sentenza, dice: «Il giudice ha ridotto di 2 terzi le richieste dei ricorrenti, che superavano i 500mila euro. La Croce verde ha fiducia nella magistratura che già nei mesi scorsi ha rigettato l’impugnazione del licenziamento che avevano fatto due di loro. Così come la Corte di appello ha già sospeso l’esecutività di un’altra sentenza del tribunale di Macerata dove era controparte la Direzione territoriale del lavoro concernente presunti illeciti amministrativi connessi a queste vicende. Anche questa sentenza – continua l’avvocato Bommarito –, di cui non si conoscono le motivazioni, sarà impugnata. La Croce Verde chiederà nei prossimi giorni la sospensiva della sentenza, anche alla luce delle ragioni sociali dell’ente che sarebbero bloccate ove si andasse avanti in questo senso».


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