L’ex Gil torna alla città:
sarà sede Apm entro l’anno
MACERATA - Il recupero dell'edificio di viale Don Bosco costerà 2milioni e 450mila euro coperti in parte con 10 anni di affitti anticipati dalla municipalizzata. Partito il bando per l'aggiudicazione dei lavori. Il sindaco Romano Carancini: "Si inserisce in una pianificazione che portiamo avanti da mesi". Tributo anche all'ex avversario Placido Munafò: "Su questo progetto ha motivato la città"

Il sindaco Romano Carancini, l’assessore Narciso Ricotta, l’ingegner Tristano Luchetti e l’assessore Stefania Monteverde presentano il recupero dell’ex Gil
di Claudio Ricci
(foto di Lucrezia Benfatto)
Prima una segheria, poi la Casa del Balilla, quindi sede della Gioventù italiana del Littorio, a breve nuova casa di Apm. L’amministrazione di Macerata presenta il progetto di recupero dell’Ex Gil, valore: 2 milioni e 450mila euro. Il bando per il risanamento conservativo del bene vincolato dalla sovrintendenza è già pubblicato e si prevede la fine dei lavori entro il 2017. Il costo dell’operazione sarà sostenuto in parte tramite un mutuo (1,9 milioni) che verranno coperti con l’anticipo di 10 anni di locazione da parte di Apm e in parte dalla vendita di immobili di proprietà comunale inutilizzati. Tra questi: gli edifici in via don Minzoni, vicolo Squarcia, via Gioberti (la palazzina che ospitava il circolo San Giuliano) e una casa colonica in borgo Sforzacosta.
LA STORIA – L’edificio con pianta ad “U” su più piani si sviluppa su circa 2mila quadrati. Unico esempio di architettura razionalista in provincia (il primo a portare la tecnica del cemento armato e della costruzione su piloti), fu inaugurato nel 1935 su progetto degli architetti Mario Ridolfi e Wolfgang Frankl che impiantarono su una vecchia falegnameria il nuovo progetto di stampo moderno. Inutilizzato da decenni oggi soffre di problemi strutturali soprattutto nell’ala ovest “che sarà oggetto di interventi più massicci” come spiega la direttrice dei lavori dell’ufficio tecnico del Comune Giulia Paoloni e “opere più mirate nella parte nord e nell’ala est”. La particolarità è lo spiazzo interno che nei piani dell’amministrazione potrà essere destinato a pubblica piazza.
IL PROGETTO – Il risanamento riguarda il drenaggio e l’impermeabilizzazione delle strutture murarie controterra, della copertura dei pilotis, del vano scala e della porzione in muratura dell’ex casa del custode. La realizzazione del sistema fognario sarà progettata e curata da Apm. L’opera prevede inoltre la rimozione delle strutture aggiunte negli anni, degli intonaci, delle tinte e delle pavimentazioni per riportare l’edificio al suo aspetto originario. Verranno recuperati gli infissi (in acciaio) e le porte originali. Le parti interne aggiunte negli anni verranno demolite, gli spazi esterni saranno recuperati (con attenzione anche al dialogo della struttura con il dirimpettaio istituto Don Bosco) e verranno abbattute le barriere architettoniche con rampe e ascensori.
L’AMMINISTRAZIONE – “Non è un’operazione estemporanea ma un pezzo di una pianificazione che ha portato gli uffici del comune in centro, e l’agenzia delle entrate all’ex papalina – puntualizza il sindaco Romano Carancini – Questo è l’elemento più rappresentativo che porta al recupero di un bene culturale di altissimo valore che potrà essere oggetto anche di visita e di conoscenza”. L’ex assessore Ubaldo Urbani, l’architetto Luigi Pavoni e l’ex avversario politico Placido Munafò I i nomi citati dal sindaco nei ringraziamenti. Proprio dell’ex avversario politico che già nel 2001 propose una mozione per la riqualificazione dell’edificio Carancini ricorda”su questo progetto si è speso e ha motivato la città”.
“Un progetto che rivitalizza l’asse che dal centro va verso la stazione passando per viale Don Bosco – ribadisce l’assessore ai Lavori pubblici Narciso Ricotta – Un recupero che si muove nel solco di un’idea di bellezza della città che passa attraverso sia il restauro di immobili storici ma anche che per le manutenzioni e le riqualificazioni delle infrastrutture”. L’assessore alla Cultura Stefania Monteverde, proponendo un referendum per cambiare il nome della nuova struttura commenta: “Questa è la rigenerazione urbana e il recupero dei contenitori che devono entrare nella vita della città. Un lavoro che si riflette su quello che stiamo facendo sui Salesiani e che rientra nella riflessione sui due assi su cui immaginiamo lo sviluppo urbano: quello che dal centro va verso la stazione e quello che unisce lo Sferisterio all’ex Mattatoio”.


