Il no di Castelli,
sindaco deluso da Renzi

REFERENDUM - In un libro presentato ieri alla Mozzi Borgetti il primo cittadino di Ascoli scrive al premier sulle "mancate aspettative" rispetto alle promesse fatte all'Italia. Organizzatore dell'incontro il presidente dell'associazione degli Scudi Fabio Pistarelli che ribadisce il no a "una riforma che concentra pericolosamente i poteri e le competenze e allontana l'elettorato dalla rappresentanza politica"
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“No caro Matteo” nella sala Castiglioni della biblioteca comunale Mozzi Borgetti

 

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Francesco Carelli, Guido Castelli, Fabio Pistarelli e Filippo Saltamartini

di Claudio Ricci

La lettera aperta di un sindaco deluso al sindaco d’Italia. A scriverla il primo cittadino di Ascoli Guido Castelli che ieri alla biblioteca comunale Mozzi Borgetti di Macerata ha presentato il suo libro “No, Caro Matteo” in un incontro organizzato dall’associazione degli Scudi e da Azione Universitaria. Nella pubblicazione tutte le ragioni che spingono Castelli e a votare no a quel referendum che è punto di non ritorno della vicenda politica del premier. “E’ la lettera aperta di un sindaco che come tanti italiani aveva trovato interessante quel modo un po’ nuovo e fuori dagli schemi del centrosinistra un po’ imbalsamato che era di Renzi – commenta Fabio Pistarelli, presidente dell’associazione Degli Scudi – Si era proposto come il sindaco d’Italia colui che conosceva i territori e poteva rappresentarne le istanze. La lettera nasce dal fatto che queste aspettative sono stare deluse. Renzi si è scordato queste premesse e quelle promesse. Addirittura ha fatto assolutamente il contrario”.

castelli-3Il convegno a cui hanno partecipato il sindaco di Cingoli Filippo Saltamartini e il presidente di Azione Universitaria Francesco Carelli si è concentrato su quelle delusioni “che si traducono – dice Pistarelli – nei contenuti di una riforma che concentra pericolosamente i poteri e le competenze e allontana l’elettorato dalla rappresentanza. “In realtà si ritorna ad un accentramento di poteri e di prerogative – continua Pistarelli – Si sta concentrando tutto il potere nelle mani di un esecutivo, neanche di una dialettica parlamentare. Il senato diventa ente di secondo livello, rischiando di trasformarsi in un organismo inutile nella migliore delle ipotesi o pericoloso, visto che non ci sarà omogeneità con la Camera. Se ad esempio ci fosse un governo di centro destra, mentre 18 regioni su 20 sono del centro sinistra potrebbe bloccare un iter di legge visto che mantiene poteri decisivi e decisionali”. Altro rischio  che sarebbe contenuto nella proposta di riforma quello per i poteri delle autonomie locali: “Si tolgono prerogative alle autonomie -dice l’ex consigliere di Forza Italia. Basti considerare il vecchio gettito Ici di 9,3 miliardi trasformato in Imu con Monti e mantenuto da Renzi. Solo che con il nuovo modello F24 lo Stato ha imposto ai Comuni il ruolo di esattori costringendoli al più importante prelievo fiscale di sempre (23 miliardi). A fronte di una riduzione delle risorse agli enti locali del 20% come verificato da Castelli, responsabile della finanza locale dell’Anci”.

 



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