Produceva pasta fresca con grano canadese e messicano ma l’etichetta richiamava il Monte Conero, denunciato per frode il produttore.
Nei giorni scorsi la procura di Macerata ha concluso le indagini preliminari a carico del responsabile legale di una ditta di Matelica che produceva pasta all’uovo con grano extracomunitario, ma indicava nell’etichetta la dicitura “La Pasta del Conero” lasciando intendere ai consumatori che la pasta fosse stata prodotta con ingredienti, particolari lavorazioni o almeno in un sito produttivo riconducibili al territorio del Monte Conero.
L’indagine condotta dalla Stazione forestale del Conero e dalla sezione di Polizia giudiziaria del Tribunale di Macerata e diretta dal sostituto procuratore Claudio Rastrelli, è scaturita da alcune segnalazioni di cittadini residenti nell’area del Conero, i quali lamentavano concorrenza sleale e scarsa trasparenza nell’etichettatura del prodotto.
Gli accertamenti condotti con il supporto del nucleo agroalimentare del Comando provinciale di Ancona, hanno rivelato che la pasta all’uovo prodotta, relativa ai lotti controllati, era stata realizzata con semola grano duro Canadese e Messicano e con uova prodotte fuori dalle Marche.
Nel corso dei controlli è quindi emerso che nonostante la dicitura “La Pasta del Conero”, non c’è alcun legame produttivo riconducibile al noto comprensorio marchigiano, sede anche dell’omonimo Parco Naturale. Gli agenti hanno quindi segnalato alla Procura di Ancona, e poi per competenza territoriale alla Procura di Macerata, il presunto illecito penale, poi ritenuto fondato anche dagli organi inquirenti.
Nessun illecito è stato rilevato invece per quanto riguarda la qualità e la salubrità delle materie prime e dei prodotti dell’azienda, che è risultata produttrice di diverse tipologie di pasta commercializzate con diversi marchi.
Il responsabile del reato rischia pene quali la reclusione fino a due anni o con la multa fino a 2.065 euro.
Il prezzo del grano duro italiano è ai minimi da oltre 20 anni: la regione Marche è la quarta produttrice in ambito nazionale, e difendere il mercato da speculazioni sulla provenienza dei prodotti e delle materie prime significa salvaguardare il paesaggio rurale e il reddito dei agricoltori locali che mai come oggi soffrono la concorrenza del prodotto estero, a torto ritenuto migliore di quello italiano.
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Bravi…. !!!!
Anche il”Panificio Maceratese”non ha nulla a che spartire con il nostro territorio ma a nessuno interessa controllare:chissà perchè?