Via Crescimbeni
vandalizzata dalla movida

MACERATA - I residenti denunciano uno stato di insostenibilità (schiamazzi e danneggiamenti) che si protraggono fino all'alba del venerdì. Mirella Lambertucci della trattoria Da Ezio: "Con una mazza hanno lesionato il portale d'ingresso del palazzo antico dove abito"
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verdenelli

 

di Maurizio Verdenelli

Via Crescimbeni ‘sequestrata’ e vandalizzata dalla movida. Avrebbe poco da star sereno o addirittura da ridere, Giovanni Mario fondatore dell’Arcadia e componente autorevole dell’Accademia degli Umoristi oltre che degli Intrecciati e degli infecondi, al settimanale ‘vilipendio’ dell’ex corso del capoluogo che reca il suo nome di recente tratto da un lunghissimo oblio dal festival culturale: “Il ‘700 a Macerata”.

Mirella Lambertucci

Mirella Lambertucci

“Guarda qua: con una mazza da spaccapietra hanno frantumato il marmo della cornice d’ingresso al palazzo” indica Mirella (Armida) Lambertucci Montecchiari, la celebre cuoca della trattoria più giustamente famosa di Macerata, ‘Da Ezio’: una seconda casa per il dirimpettaio ‘padre’ del Futurismo italiano, il maceratese Ivo Pannaggi e meta d’obbligo di qualsiasi vip che sbarchi a Macerata. Il palazzo, settecentesco, piccolo ma di squisita fattura (con decorazioni marine ad ogni balcone) è a fianco della trattoria, celebre anche per il Natale dei Poveri nel nome del fondatore Ezio Natali, una persona di grandi qualità umane, un vero ‘ospitaliere’. Nel palazzo, abitato una volta da Ezio, c’è ora la famiglia Montecchiari e pure la famiglia dell’indimenticabile architetto Gabor Bonifazi che i nostri lettori avevano imparato ad apprezzare per la difesa del patrimonio storico maceratese.

Un vandalismo inutile, quello consumato sull’antico edificio, accompagnato da atti di altrettanta inutile violenza, tesi a distruggere tutto ciò che si presenta al passaggio della movida (la indichiamo così, per comodità). A cominciare dai cassonetti dell’umido, proseguendo per i sacchi dell’immondizia, lordando la strada di rifiuti e con pennerelli, emuli di HSL (l’ignoto ed orribile ‘graffitaro’) anche i muri del settecento. Mentre il vicolo del Ponte si trasforma in un orinatoio a più posti.

Via Crescimbeni

Via Crescimbeni

Tutto questo nel silenzio e nella paura dei residenti, perlopiù anziani, che non osano neppure un richiamo ad una minima forma di rispetto, svegliati di soprassalto nel profondo cuore della notte. Chi ci ha provato ha subito una dura ‘lezione’ (cori, ingiurie, danneggiamenti) da parte dei vitelloni che dai centri viciniori raggiungono Macerata, il giovedì -e questa settimana anche il mercoledì, giorno di festa per le lauree ad Unimc.
La paura dei residenti che al rientro in auto si trovano ‘picchetti’ di giovani con la bottiglia in mano a formare un cordone insuperabili (un vero e proprio blocco stradale) è stata comunque rotta, l’altra notte, dalla forza della disperazione di una signora. Che al grido altissimo di ‘Basta, basta’ è riuscita a mettere in fuga l’ultima retrovia della movida accampata stabilmente, fino alle prime luci dell’alba, lungo la via.

Sono scene di ordinaria, settimanale follia per l’ex corso che non ha locali notturni ma che per sua sventura rappresenta, così come costantemente tra il centro e l’uscita per l’intera giornata, il tradizionale collegamento tra un luogo e l’altro di questo divertimentificio, dell’universal Bengodi in cui si trasforma nottetempo il cuore della Civitas Mariae. “Non vogliamo contrastare gli interessi legittimi dei titolari dei vari locali, per carità. Ma soltanto evidenziare come il caos continui ben oltre la loro chiusura, fino all’alba”. “Perché i vigili urbani, lestissimi a far multe nelle ore diurne lungo la adiacente via Lauri, non vengono comandati a far ordine pubblico (qualche tempo fa l’allora questore Leucio Porto aveva chiesto al Comune di tenere in servizio fino a mezzanotte la polizia municipale ndr)?Comprendiamo peraltro Carabinieri e Poliziotti che hanno organici limitati tanto che sentiamo parlare di sentinelle civiche anche per quanto riguarda i furti in abitazione” dicono i residenti. Che da parte loro respingono l’idea di ronde (“E chi ha più la forza?”). “Ci basterebbe in fondo anche il semplice passaggio di qualche ‘radiomobile’ anche al solo scopo di scoraggiare… invece siamo soli contro ‘invasori’ ostili che puntano a disturbare come dimostra pure chi si attacca ai campanelli dei palazzi a metà della notte. Così non si vive più. E’ una via ormai da abbandonare dal punto di vista abitativo”.
Chi può lo fa cedendo i propri alloggi a società edilizie che ristrutturano, suddividendo e particellizzando appartamenti ad uso degli studenti.
“Anche questa settimana è passata” dice Carlo, impiegato mentre esce di casa per recarsi al lavoro, dopo una notte insonne. E’ la prima luce del mattina. Ragazzi danzano in strada battendo ritmicamente le mani in alto, felici per la notte passata, mentre una coppia ‘scoppiata’ si rincorre furente. “Non ti voglio vedere più!” grida il ragazzo, stralunato, voce altissima. E lei “Guarda che lo dico a mio padre…”. E si rincorrono, si danno pure qualche botta mentre il sole s’intravvede ormai pure nello stretto budello settecentesco dove ogni rumore viene inevitabilmente amplificato in questo notturno girone infernale dell’affollato paradiso soprastante e circostante: il ‘Giovedì universitario’.



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