Scontri tra tifosi in pineta
Brigate Rossoblu:
“Non ne sappiamo nulla”

CIVITANOVA - Gli ex del collettivo sugli scontri avvenuti in pineta a Porto Sant'Elpidio prima della partita di calcio sottolineano: "Domenica eravamo tutti al ristorante"
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La pineta di Porto Sant'Elpidio

La pineta di Porto Sant’Elpidio

Gli ex esponenti delle Brigate Rossoblu intervengono in merito agli scontri avvenuti ieri pomeriggio nella pineta di Porto Sant’Elpidio e che avrebbero visto affrontarsi con pugni e spranghe tifosi fermani e tifosi civitanovesi (leggi l’articolo) prima della partita di calcio delle rispettive squadre. Dopo le prime notizie emerse ieri, gli ex del collettivo hanno ribadito in un comunicato la loro estraneità alla presenza in pineta dove sono arrivati i carabinieri, la polizia e i vigili urbani locali chiamati da alcuni passanti che avevano assistito alla scena preoccupandosi. «Siamo gli ex esponenti delle Brigate Rossoblu 1984, chiamati in causa ad un anno di distanza dal nostro scioglimento – scrivono firmandosi quelli delle ex Brigate – per ragioni che tutt’ora non riusciamo a comprendere. Innanzitutto chiariamo a chi interessato che il gruppo non si è affatto ricostituito e che mai lo farà. Pertanto diffidiamo chiunque dal nominare e attribuire azioni in futuro a questa ex sigla ultras. Ma la cosa che più ci preme è informare i lettori che domenica 26 aprile, tra le 13 e le 14.30 eravamo tutti presso un ristorante di Civitanova situato in prossimità dello stadio, altro che pineta di Porto Sant’Elpidio. Questo può tranquillamente essere confermato dai gestori del locale, dagli altri clienti presenti ai tavoli e da decine di tifosi civitanovesi che andando allo stadio ci hanno visto e salutato. Non dichiariamo ciò per apparire ora più bravi e tranquilli di quel che siamo stati in passato, perché tanto si sa che quasi tutti abbiamo una o più diffide alle spalle. Non lo dichiariamo neanche per timore di problemi giudiziari, perché ci siamo già tutelati con una lista di oltre dieci testimoni pronti a dichiarare la verità e contiamo in una settimana di triplicare il numero. La vera questione è che bene o male che abbiamo agito in trent’anni di storia, vogliamo essere giudicati solo per quello che realmente abbiamo voluto e fatto. Purtroppo non è la prima volta che vengono diffuse sul nostro conto notizie prive di fondamento. Stavolta come le altre lotteremo con ogni mezzo a nostra disposizione perché emerga la verità, anche se non siamo più un gruppo ufficiale e militante. La dignità e il rispetto sopra ogni altra cosa».



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